Spagna
Begoña Gómez e Sanchez
Per Pedro Sánchez arriva una nuova e pesante difficoltà interna proprio mentre prova a rafforzare il proprio profilo internazionale con la visita ufficiale in Cina. Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha infatti proposto il rinvio a giudizio della moglie del premier spagnolo, Begoña Gómez, al termine di un’inchiesta durata circa due anni. La notizia è esplosa mentre Sánchez si trova a Pechino per incontrare Xi Jinping, in un viaggio dedicato al rafforzamento delle relazioni economiche e politiche con il gigante asiatico.
Secondo il provvedimento del giudice, Gómez dovrebbe affrontare un processo per quattro ipotesi di reato: traffico di influenze, corruzione tra privati, malversazione di fondi pubblici e appropriazione indebita di marchio. Nello stesso filone, Peinado propone il processo anche per Cristina Álvarez, assistente di Gómez alla Moncloa, e per l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, accusato di traffico di influenze e corruzione. Il magistrato punta a un giudizio davanti a una giuria popolare.
Nella ricostruzione del magistrato, Begoña Gómez avrebbe sfruttato la propria vicinanza istituzionale al presidente del governo per favorire la propria carriera privata, in particolare attraverso la creazione di una cattedra co-diretta all’Università Complutense di Madrid. Il sospetto è che attorno a quel progetto siano stati raccolti fondi da grandi imprese e che, in cambio, alcune aziende abbiano ottenuto trattamenti di favore.
Uno dei punti più delicati riguarda anche un software sviluppato nell’ambito del progetto universitario, che secondo l’accusa sarebbe stato oggetto di appropriazione indebita. Sul fronte della presunta malversazione, il giudice contesta poi il coinvolgimento dell’assistente Cristina Álvarez in attività private di Gómez, nonostante fosse retribuita con fondi pubblici per compiti legati esclusivamente al ruolo istituzionale di first lady.
Nel provvedimento, Peinado sostiene inoltre che l’imprenditore Barrabés abbia aiutato Gómez nella costruzione della cattedra e ne abbia tratto benefici per le proprie imprese. Tra gli elementi richiamati ci sarebbero anche lettere di sostegno firmate da Gómez e inserite in procedure di gara pubblica relative a una joint venture collegata all’imprenditore.
Il provvedimento ha suscitato ulteriore polemica anche per il linguaggio usato dal giudice. Secondo quanto riportato da El País, Peinado afferma che una condotta proveniente dai “palazzi presidenziali” come quella ipotizzata sarebbe più tipica di “regimi assolutisti”, evocando persino precedenti risalenti all’epoca di Fernando VII. Una formulazione che ha provocato forte irritazione negli ambienti del governo e del Partito socialista.
La Moncloa contesta anche il tempismo della decisione, arrivata ancora una volta mentre Sánchez è impegnato all’estero. È un elemento politicamente sensibile, perché la vicenda torna a pesare proprio nei giorni in cui il premier cerca di accreditare la Spagna come punto di riferimento del fronte progressista internazionale.
L’inchiesta su Begoña Gómez era esplosa nel 2024, dopo una denuncia presentata da Manos Limpias, organizzazione descritta come vicina all’ultradestra. Da allora il procedimento è stato accompagnato da forti polemiche, richieste di archiviazione da parte della Procura e critiche della difesa, che continua a sostenere l’assenza di reati. Solo pochi giorni fa, inoltre, l’Audiencia di Madrid aveva respinto l’ingresso nel procedimento della testimonianza dell’imprenditore Víctor de Aldama, ritenendola basata su mere ipotesi o congetture.
Quando la notizia dell’indagine emerse due anni fa, Sánchez si prese cinque giorni di riflessione prima di annunciare pubblicamente la volontà di restare al governo e di reagire a quella che definì una “macchina del fango”. Da allora il premier non ha cambiato linea, neppure di fronte ad altri scandali che hanno investito il suo campo politico, tra cui il caso di corruzione che ha travolto l’ex ministro José Luis Ábalos e l’ex consigliere Koldo García.