Giovedì 09 Aprile 2026

×

Putin sputa sulla tomba di Navalny e dichiara Memorial «fuorilegge»

Chiusa l'organizzazione Premio Nobel per la Pace nel 2022. Il processo farsa e il verdetto già scritto

09 Aprile 2026, 19:23

Putin sputa sulla tomba di Navalny e dichiara Memorial «fuorilegge»

Il giudice Vyacheslav Kirillov dichiara illegale Memorial a Mosca

Memorial, organizzazione che si batte per la difesa dei diritti umani, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2022, è stata dichiarata dalla Corte Suprema russa un’«organizzazione estremista». Fin qui, considerate le norme liberticide in vigore nella Russia di Putin, una decisione del genere poteva essere prevedibile. Suscita invece inquietudine la modalità con cui si è arrivati alla chiusura dell’associazione nel Paese in cui è stata fondata e si è battuta per anni.

Il processo a carico di Memorial si è svolto a porte chiuse ed è stato classificato come «segretissimo». Il diritto di difesa è stato calpestato: nessun avvocato ha potuto partecipare alle udienze e conoscere nel dettaglio le accuse rivolte dalla procura. La chiusura di Memorial è stata chiesta dal ministero della Giustizia poco prima di Pasqua e conferma la pressione sulla società civile russa. Durissimo il giudizio della Corte Suprema. Le attività di Memorial sono state considerate «chiaramente di natura anti-russa» volte «a distruggere i fondamenti basilari dello Stato russo, a violarne l’integrità territoriale e a erodere i valori storici, culturali, spirituali e morali».

Da più parti il processo è stato considerato una farsa per il verdetto già scritto e per la violazione di tutte le prerogative della difesa. Un altro punto a favore dell’apparato repressivo del regime di Putin, impegnato a perseguitare le organizzazioni non gradite. «A partire da oggi, il Centro per i diritti umani Memorial – si legge in una nota dell’organizzazione - cessa ogni attività diretta in Russia. Non abbiamo dipendenti, membri o volontari in Russia. Non accettiamo donazioni da carte di credito russe, poiché ciò potrebbe mettere a rischio i nostri donatori.Al di fuori della Russia di Putin, il Memorial Human Rights Center continuerà la sua attività, a prescindere da eventuali decisioni repressive da parte delle agenzie governative russe».

La sentenza è arrivata dopo la raccolta da parte dell’autorità giudiziaria di generiche accuse di «estremismo». Un pretesto, secondo gli attivisti di Memorial, per reprimere le iniziative politiche, culturali e sociali indesiderate, che fa venire in mente gli anni più bui in cui piombò la Russia. «È difficile immaginare un’assurdità maggiore dell’accusare di estremismo Memorial – rileva il consiglio direttivo dell’organizzazione -, considerata la sua fama mondiale grazie anche al Premio Nobel per la Pace nel 2022. Non sarebbe sorprendente, per l’attuale “sistema giudiziario” russo, se il movimento Memorial, qualunque cosa il ministero della Giustizia abbia in mente, venisse distrutto nel rispetto della migliore tradizione del “Grande Terrore” staliniano, al cui studio i nostri ricercatori hanno dato un contributo significativo».

Giulio De Florio di Memorial Italia rileva che con l’intervento della Corte Suprema russa si chiude un cerchio. «La sola colpa degli attivisti di Memorial – commenta -, definiti dal governo russo estremisti e quindi equiparati a criminali pericolosi, è quella di occuparsi di diritti umani e della memoria storica. Nella Russia di Putin basta questo. Il provvedimento, che in passato ha colpito altri movimenti, come quello LGBT e il Fondo anticorruzione di Navalny, con ogni probabilità sarà subito esecutivo. Questa ennesima azione giudiziaria viene alla fine di un lungo processo di repressione, operato tra arresti e leggi speciali dalle autorità russe».

Memorial è stata fondata alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso per documentare la repressione politica nell'Unione Sovietica e ha creato il più grande database pubblico sulle vittime dei gulag. L’associazione ha difeso la libertà di parola e registrato le violazioni dei diritti umani dall’epoca di Stalin fino ai giorni nostri. Il suo primo presidente è stato il dissidente sovietico Andrei Sakharov, vincitore del Premio Nobel. Dopo la chiusura forzata delle due principali organizzazioni, Memorial International e il Centro per i diritti umani Memorial, tra il 2021 e il 2022, l’organizzazione si è dotata di alcune sedi all’estero tenendo aperte soltanto piccole sezioni locali, attive in Russia e in grado di portare avanti il lavoro nonostante i limiti imposti dalle leggi introdotte dal governo russo con la guerra di aggressione ai danni dell’Ucraina.

Il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha espresso solidarietà a Memorial per l’attacco delle autorità russe volto a distruggere l’associazione: «Memorial ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo lavoro pluridecennale di documentazione dei crimini di guerra, delle violazioni dei diritti umani e delle vittime della repressione sovietica. Definire un’organizzazione del genere come estremista è un affronto ai valori fondamentali della dignità umana e della libertà di espressione». La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, ha definito la decisione della Corte Suprema di Mosca «un atto gravissimo, che segna un ulteriore e pericoloso passo nella repressione sistematica della società civile in Russia».