Venerdì 03 Aprile 2026

×

Trump uscirà dall’a Nato? Alleanza in mano al Congresso

Nonostante la volontà di sfilarsi del presidente americano, sarà molto difficile stracciare il Trattato istitutivo del 4 aprile 1949

03 Aprile 2026, 16:06

16:10

Trump uscirà dall’a Nato? Alleanza in mano al Congresso

Nel discorso alla nazione di ieri, molti osservatori prevedevano le solite intemerate del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti degli alleati europei e della Nato sulla guerra in Iran e la crisi dello Stretto di Hormuz. The Donald è stato meno abrasivo e velenoso del solito anche se non sono mancate stoccate al presidente francese, Emmanuel Macron, e al premier britannico, Keir Starmer.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo la vicenda Sigonella, è stata per il momento risparmiata. Le parole di Trump non bastano però per pensare che abbia cambiato idea, senza che nel futuro prossimo riservi ulteriori attacchi verso i leader del “Vecchio continente”. Al centro delle riflessioni del capo della Casa Bianca da diversi giorni c’è il ruolo della Nato, a partire dal suo rapporto tra Stati Uniti e membri dell’Alleanza Atlantica nella guerra in Medio Oriente. Dall’inizio del secondo mandato presidenziale Trump ha affermato di voler far uscire gli Stati Uniti dalla Nato. Oggi è deluso dallo scarso impegno europeo nel garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz e nel sostenere Washington contro la Repubblica Islamica. Un pensiero rinnovato il 1° aprile. In una intervista al Telegraph ha detto che l’Alleanza Atlantica è «una tigre di carta», per la gioia di Vladimir Putin.

Alla base delle critiche trumpiane lo scarso contributo degli alleati. Il bilancio militare degli Stati Uniti rappresenta ormai circa il 62% della spesa totale per la difesa della Nato e il Pentagono possiede risorse e capacità di intelligence che non si trovano altrove. Dopo 77 anni – il Trattato istitutivo della Nato risale al 4 aprile 1949 -, cosa può cambiare tra le due sponde dell’Atlantico? Alla fine del 2023, il Congresso degli Stati Uniti ha votato per vietare al presidente di ritirarsi unilateralmente dalla Nato senza l’approvazione di una maggioranza di due terzi del Senato o di un atto del Congresso. Un particolare non di poco conto: il disegno di legge fu presentato dall’allora senatore Marco Rubio, ora segretario di Stato, con il senatore democratico Tim Kaine della Virginia e fu successivamente approvato come parte del «National defense authorization Act» del 2024.

Il passaggio nel Congresso è stato previsto non a caso. Anche se tutti i repubblicani votassero con Trump per il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, sarebbero necessari i voti di diversi democratici – al momento almeno 14, se tutti i repubblicani fossero presenti – per far passare la legge con la quale dire addio all’Alleanza Atlantica. Il senatore repubblicano Thom Tillis, in una recente intervista all’Abc, ha messo in guardia rispetto ai propositi di Trump: «Il presidente degli Stati Uniti non può ritirarsi dalla Nato. Detto questo, il presidente può avvelenare il pozzo; può renderlo di fatto inutilizzabile, se lo desidera». Le pulsioni anti-Alleanza Atlantica dovranno trovare un argine in Europa e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, avrà il delicato compito la prossima settimana, in occasione della sua visita a Washington, di convincere il presidente statunitense a rimanere nella Nato. Una permanenza che dovrebbe convenire a tutti.

Secondo Giuseppe Paccione, professore di Diritto dei conflitti armati nell’UniCusano e collaboratore di «European Affairs», le ripetute minacce di Donald Trump di ritirarsi dal Trattato del Nord Atlantico non vanno comunque sottovalutate. «Le conseguenze – dice Paccione al Dubbio - potrebbero comportare un depotenziamento dell’intera struttura del Patto Atlantico sia a livello finanziario, sebbene gli Stati Uniti sostengano il budget maggiore, sia a livello di uomini e mezzi logistici, sia a livello di difesa del continente europeo da minacce russe e dal terrorismo internazionale. La Nato rischia di essere azzoppata, in quanto i restanti 31 Stati membri non sarebbero in grado di gestire una struttura così complessa, a causa dei dissapori all’interno del Consiglio atlantico. Si assisterebbe ad un vero e proprio corto circuito con una paralisi dell’organismo. Un fallimento, considerato che dalla sua nascita sino ad oggi la Nato ha custodito il continente europeo da minacce e attacchi esterni».

Il professore dell’UniCusano sottolinea la mission dell’Alleanza Atlantica, che non può certo essere snaturata dal presidente statunitense. «La Nato – osserva Paccione - è stata istituita non per ragioni prettamente offensive, ma difensive, per cui non è accettabile che un capo di Stato di una potenza mondiale pretenda che tale organismo possa diventare il suo bastone per punire a proprio piacimento gli Stati che sono non rientrano nella sua linea di pensiero. La Carta Atlantica, inoltre, si attiene ai fini della Carta delle Nazioni Unite e alla norma che stabilisce il divieto di far ricorso alle armi contro la sovranità e l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, eccezion fatta quando si tratta di doversi difendere da un attacco armato. Occorre aggiungere poi che il Trattato Atlantico stabilisce il diritto di uno Stato membro a recedere un anno dopo che la sua nota verbale di denuncia sia stata depositata, mettendo al corrente gli altri Stati membri. Tale recesso, ai sensi della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati, consiste nella cessazione da parte degli Stati Uniti della sua appartenenza come soggetto al Trattato Nord-Atlantico, defilandosi così dalla regola vincolante p acta sunt servanda ».