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Corte penale

Caso Khan, l’indagine Onu si chiude ma resta il nodo politico

Il procuratore della Corte penale internazionale respinge le accuse di molestie, ma il suo futuro dipende ora dall’Assemblea degli Stati Parte

03 Aprile 2026, 08:31

Caso Khan, l’indagine Onu si chiude ma resta il nodo politico

Karim Khan

Karim Khan può potenzialmente tornare a esercitare le sue funzioni alla Corte penale internazionale, ma il suo destino resta ancora appeso a una decisione politica e istituzionale. Dopo l’indagine delle Nazioni Unite sulle presunte molestie sessuali denunciate da una collaboratrice, il procuratore capo della Cpi torna al centro di un passaggio delicatissimo che coinvolge non solo la sua posizione personale, ma anche gli equilibri interni dell’istituzione.

La decisione finale spetta infatti all’Assemblea degli Stati Parte, l’organo che supervisiona la Corte. È lì che si giocherà il futuro dell’avvocato britannico, sospesosi temporaneamente nel maggio 2025 in attesa dell’esito dell’inchiesta e ora di nuovo al centro di una vicenda che ha aperto fratture interne, tensioni tra il personale e forti pressioni esterne.

L’indagine Onu e la posizione di Khan

Karim Khan si era temporaneamente fatto da parte nel maggio 2025 proprio per attendere l’esito dell’indagine condotta dall’Ufficio dei servizi di controllo interno delle Nazioni Unite sulle accuse di condotta sessuale inappropriata. Le accuse sono sempre state respinte con fermezza dal procuratore, che ha contestato integralmente la ricostruzione della denunciante.

Secondo quanto emerge dalle conclusioni visionate dall’Associated Press, l’indagine delle Nazioni Unite avrebbe rilevato prove secondo cui Khan avrebbe avuto «contatti sessuali non consensuali con (la collaboratrice) nel suo ufficio, nella sua residenza privata e durante missioni». Un passaggio molto pesante, che però non chiude in automatico la partita sulla sua permanenza alla guida dell’ufficio del procuratore.

La difesa del procuratore della Cpi

In una dichiarazione rilasciata all’Associated Press tramite i suoi avvocati, Khan ha ribadito la propria linea difensiva. Il procuratore sostiene «fermamente di non aver tenuto alcuna condotta inappropriata nei confronti della denunciante, né di natura sessuale né di altro tipo».

I legali hanno inoltre precisato che Khan «nega categoricamente sia qualsiasi condotta sessuale non consensuale sia l’esistenza di una relazione sessuale consensuale». È una smentita totale, che respinge sia l’ipotesi di violenza sia quella di un rapporto consensuale, nel tentativo evidente di smontare alla radice l’intero impianto accusatorio.

Ora decide l’Assemblea degli Stati Parte

Il punto decisivo, adesso, non riguarda più solo l’indagine in sé, ma le conseguenze istituzionali che potranno derivarne. La parola finale spetta infatti all’Assemblea degli Stati Parte, cioè all’organismo che supervisiona la Corte penale internazionale.

Secondo il testo, l’Assemblea ha deciso di estendere l’indagine mentre la Corte affronta una fase definita senza precedenti, tra tensioni interne al personale e pressioni esterne. Questo significa che, pur esistendo ora una base istruttoria definita, la valutazione sulla possibilità che Khan riprenda pienamente le sue funzioni resta anche una scelta di equilibrio politico e di governo dell’istituzione.