Martedì 24 Marzo 2026

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Guerra in corso

Raid in Iran, missili nel Kurdistan iracheno e nuovi attacchi nel Golfo: il conflitto allarga il fronte

Nelle ultime ore si moltiplicano i segnali di escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele. Colpite postazioni Peshmerga a Soran, tensione anche in Iraq occidentale e in Bahrein, mentre Teheran conferma di avere ricevuto messaggi americani tramite mediatori

24 Marzo 2026, 09:52

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Raid in Iran, missili nel Kurdistan iracheno e nuovi attacchi nel Golfo: il conflitto allarga il fronte

Attacco missilistico contro Teheran

La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele continua a propagarsi oltre i confini della Repubblica islamica e nelle ultime ore ha investito in modo sempre più diretto anche Iraq e Golfo Persico. Il quadro resta fluido e in parte confuso, ma i dati più solidi confermano una nuova ondata di attacchi nel Kurdistan iracheno, raid nell’ovest dell’Iraq contro forze filoiraniane e un episodio in Bahrein che le autorità locali attribuiscono all’offensiva iraniana. Sullo sfondo resta il nodo dello Stretto di Hormuz, ancora parzialmente bloccato, mentre Teheran nega contatti diretti con Washington ma ammette di avere ricevuto considerazioni americane tramite mediatori.

Uno degli episodi più gravi si è verificato nella zona di Soran, a nord di Erbil, dove un attacco missilistico contro una base dei Peshmerga ha ucciso almeno sei combattenti e ne ha feriti 22, secondo fonti di sicurezza e fonti peshmerga citate da Reuters. Le fonti non hanno chiarito chi sia il responsabile dell’attacco, ma l’episodio conferma che il conflitto ha ormai raggiunto in pieno anche il territorio del Kurdistan iracheno.

Sempre in Iraq, nell’ovest della provincia di Anbar, sono stati colpiti anche uomini delle Forze di mobilitazione popolare. Reuters parla di due combattenti uccisi e cinque feriti in raid aerei avvenuti nella notte, mentre altre ricostruzioni diffuse in tempo reale da media internazionali parlano di un bilancio più alto, fino a quindici vittime, ma questo numero non risulta confermato nelle fonti più solide al momento disponibili.

Sul fronte del Golfo, il Bahrein ha confermato che un incendio scoppiato in uno stabilimento aziendale è stato spento e ha attribuito l’episodio all’«aggressione iraniana». Le autorità non hanno indicato il sito preciso né dettagliato il tipo di struttura colpita, ma la vicenda si inserisce nella più ampia catena di attacchi che, nelle ultime settimane, hanno coinvolto anche infrastrutture civili ed energetiche dei Paesi del Golfo.

Parallelamente continuano ad arrivare dalla stampa iraniana notizie di nuovi raid contro infrastrutture del gas e aree urbane in Iran. In particolare, l’agenzia Fars parla di attacchi a Isfahan e Khorramshahr contro siti legati alla rete del gas, mentre media locali riferiscono di raid notturni a Tabriz con vittime civili. Queste informazioni, allo stato, non risultano confermate in modo indipendente da Reuters o da altre grandi agenzie internazionali, e vanno quindi considerate come ricostruzioni attribuite a fonti iraniane. Nel quadro generale, però, l’intensificazione dei bombardamenti sul territorio iraniano è coerente con quanto documentato dalle principali coperture internazionali sulla prosecuzione delle operazioni Usa-Israele.

Sul piano diplomatico, un funzionario del ministero degli Esteri di Teheran ha dichiarato a CBS News che l’Iran ha ricevuto «considerazioni» dagli Stati Uniti attraverso mediatori e che queste sono «allo studio». La notizia si inserisce però in un contesto molto contraddittorio, perché Reuters riferisce che l’Iran ha pubblicamente smentito l’esistenza di colloqui diretti con Washington, accusando Trump di fare affermazioni utili soprattutto a influenzare i mercati energetici.

Anche la reazione delle grandi potenze segnala la gravità della fase. La Cina ha chiesto a tutte le parti di interrompere le operazioni militari nello Stretto di Hormuz e tornare al negoziato, mentre la Russia ha fatto sapere di opporsi a un blocco del passaggio marittimo, pur inquadrando la questione nel contesto più ampio della guerra in corso. Intanto i mercati continuano a oscillare: Reuters riferisce che il petrolio è tornato a salire dopo che Teheran ha respinto le dichiarazioni di Trump su presunti progressi verso un accordo, e gli analisti continuano a considerare Hormuz il vero epicentro del rischio globale sull’energia.

Resta invece non confermata la notizia di un presunto caccia americano precipitato in Kuwait, rilanciata da media iracheni e iraniani ma priva, al momento, di riscontri ufficiali statunitensi o kuwaitiani.