Mentre gli occhi del mondo occidentale sono tutti puntati, con buona pace di Kyiv, sullo Stretto di Hormuz, lo specchio d’acqua che divide l’Iran dai Paesi del Golfo e rappresenta l’arteria femorale del settore energetico globale, poco più a oriente si sta consumando lo scontro tra Pakistan e Afghanistan.
I due Paesi sono legati da una storia che arriva fino alla dichiarazione d’indipendenza del Pakistan nel 1947, ma negli ultimi 80 anni le le loro relazioni sono state spesso complicate e al dialogo si è sostituito il fuoco dei fucili in diverse occasioni, anche se l’attuale conflitto supera i precedenti in quanto a gravità. Il conflitto è iniziato lo scorso 22 febbraio con il bombardamento di Kabul e altre città afghane da parte dell’esercito pakistano. Il raid è stato una rappresaglia per l’attacco suicida, avvenuto cinque giorni prima, contro un posto di blocco in un'ex roccaforte talebana nel Pakistan nordoccidentale, che ha causato la morte di 11 soldati di Islamabad e di un bambino.
«La nostra pazienza è finita», ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, poche ore dopo i bombardamenti. Asif ha aggiunto che il Pakistan è impegnato in una «guerra aperta» con l’Afghanistan. I due Paesi si erano già scontrati lo scorso anno fino al raggiungimento di un accordo di cessato il fuoco mediato dal Qatar. L’Afghanistan ha risposto ai raid pakistani lanciando un vasto attacco di terra su 6 province pakistane lungo la Linea Durand, il confine lungo 2.640 chilometri che divide i due Paesi.
Nel corso delle quasi quattro settimane di guerra si sono registrate centinaia di vittime, per lo più civili. L’evento più letale è stato il bombardamento avvenuto il 16 marzo da parte dell’aviazione pakistana su un ospedale di Kabul. «Il bilancio delle vittime non è ancora definitivo; le operazioni di ricerca sono in corso, ma al momento si contano circa 400 morti e oltre 200 feriti», ha affermato Sharafat Zaman, portavoce del ministero della Salute. Secondo Zaman, il raid aereo pakistano ha colpito un ospedale per la cura delle tossicodipendenze a Kabul.
Non è stato ancora possibile verificare le cifre fornite dai talebani, le Nazioni Unite al momento hanno verificato 143 morti. «Sebbene il bilancio totale delle vittime di questo attacco non sia ancora stato verificato in modo indipendente, è chiaro che ha provocato un numero significativo di morti e feriti tra i civili, almeno centinaia - ha scritto in una nota Isabelle Lassee, vicedirettore regionale di Amnesty International - È ampiamente documentato che gran parte di Camp Phoenix, un ex campo della Nato, operava come centro di riabilitazione dalla droga dal 2016. L'esercito pakistano avrebbe dovuto prendere tutte le precauzioni possibili per risparmiare civili prima di lanciare questo attacco».
La corda della pazienza pakistana si è spezzata dopo che il Pakistan ha ripetutamente invitato i talebani a impedire ai miliziani jihadisti pakistani del Tehreek-e-Taliban (Ttp) di utilizzare il territorio afghano come rifugio per organizzare e sferrare attacchi e attentati suicidi in territorio pakistano. Dal ritorno dei talebani a Kabul nell’agosto del 2021 i miliziani del Ttp hanno intensificato azioni ed attacchi contro obiettivi pakistani. I vertici del regime afghano hanno respinto in più occasioni le accuse di Islamabad ma si sono dimostrati più vicini ai suoi combattenti che a Islamabad. Il Ttp ha anche giurato fedeltà ai talebani, avendo combattuto al loro fianco durante il conflitto contro gli Stati Uniti dal 2001 fino alla ritirata del contingente internazionale nel 2021, oltre a condividere con loro legami ideologici e familiari.
Per i talebani poi, reprimere le attività del Ttp minaccerebbe probabilmente la loro coesione interna, anche a causa di possibili defezioni di membri del Ttp verso un altro gruppo terroristico, lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan (Isis-Kp) che ha condotto numerosi attacchi e attentati suicidi contro i talebani. I vertici del regime afghano hanno sempre dato priorità alla coesione interna e non mostrano alcun segno di voler cambiare rotta. Inoltre il Pakistan ha definito i talebani pakistani del Ttp «un’organizzazione per procura dell’India», con cui il Pakistan combatte a fasi alterne, l’ultima a maggio dello scorso anno, dal 1947.
Secondo Islamabad Nuova Delhi utilizzerebbe il Ttp per servire i propri interessi e indebolire il Pakistan dall’interno. Numerosi analisti hanno però le accuse pakistane sarebbero infondate, il coinvolgimento dell’India con i talebani sarebbe limitato a contatti diplomatici e alla fornitura di aiuti umanitari, ricordando inoltre che l’India era allineata con gli Stati Uniti contro i talebani.
Come evidenziato da Alessia De Luca dell’Ispi, sul piano militare la bilancia pende decisamente dalla parte del Pakistan. Islamabad infatti può contare su oltre 600mila effettivi, più di 6mila veicoli corazzati e più di 400 aerei da combattimento, oltre ad essere dotata di un arsenale nucleare. Dall’altra parte Kabul invece conta 172mila militari attivi, un po’ di blindati abbandonati dagli statunitensi durante la fuga e qualche drone. Ciononostante i talebani, oltre ad avere un’esperienza ventennale di guerriglia, potrebbe appoggiarsi, oltre che al Ttp, anche all’Esercito di liberazione del Baloch (Bla) gruppo attivo nel Belucistan, la provincia più grande e povera del Pakistan, che confina sia con l’Iran che con l’Afghanistan, avviando una guerra su due fronti concretizzando così «uno scenario da incubo per il Pakistan», come indicato dall’ex diplomatica pakistana Maleeha Lodhi.