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Nuova era

Kast giura da presidente del Cile e apre la stagione dell’ultradestra

A Valparaiso il passaggio di consegne con Boric. Il nuovo capo dello Stato promette ordine, sicurezza e controllo dei confini in un Paese sempre più polarizzato

12 Marzo 2026, 09:04

Kast giura da presidente del Cile e apre la stagione dell’ultradestra

JOSE' ANTONIO KAST PRESIDENTE DEL CILE CON LA MOGLIE MARIA PIA ADRIASOLA, GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

José Antonio Kast è il nuovo presidente del Cile. Nel salone d’onore del Parlamento di Valparaiso, davanti a una platea di ospiti internazionali più ridotta rispetto a quella inizialmente immaginata, il leader dell’ultradestra cilena ha giurato e ricevuto la fascia presidenziale con i colori della bandiera e la cosiddetta medaglia di O’Higgins, simbolo del potere esecutivo. A consegnargliele è stata la presidente del Senato Paulina Núñez, dopo il passaggio formale dal presidente uscente Gabriel Boric.

L’ingresso di Kast alla Moneda segna un passaggio storico e politico molto netto: è la prima volta dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, nel 1990, che l’ultradestra conquista la guida del Paese. E a rendere ancora più forte la cesura è il profilo stesso del nuovo presidente, che non ha mai nascosto la sua compiacenza verso il generale cileno.

Il volto della nuova destra cilena

Il nuovo capo dello Stato ha 60 anni, è avvocato, cattolico, padre di nove figli, e ha costruito la sua vittoria alle elezioni di dicembre puntando quasi tutto su ordine, sicurezza e controllo dell’immigrazione. Un profilo molto distante da quello del presidente uscente Boric, ex leader studentesco che lascia il potere a 40 anni dopo quattro anni di mandato.

Anche sul piano simbolico il contrasto tra i due mondi è apparso evidente nel giorno del giuramento. Boric, in giacca ma senza cravatta e con il colletto aperto, ha incarnato ancora una volta il suo stile politico informale. Kast, invece, si è presentato in abito e con una cravatta azzurra, restituendo l’immagine di una leadership più classica, disciplinata e identitaria.

I rapporti con Meloni e la rete internazionale delle destre

Ammiratore di Donald Trump e da alcuni soprannominato il “Trump cileno”, Kast si inserisce pienamente nella rete internazionale delle destre. Tra i suoi riferimenti politici c’è da tempo anche Giorgia Meloni, con la quale i rapporti sono solidi da prima che entrambi arrivassero al potere.

Secondo quanto riferito, la cravatta azzurra indossata da Kast per il giuramento sarebbe proprio un regalo della premier italiana. Gli sarebbe stata consegnata il 10 marzo dalla delegazione italiana guidata dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Proprio Bernini, dopo avere incontrato il nuovo presidente a Santiago, ha sottolineato che «fra la presidente Meloni e il presidente Kast il rapporto è risalente e il presidente Kast lo ha confermato».

Gli ospiti presenti e le assenze pesanti

Tra gli ospiti internazionali più visibili alla cerimonia c’erano il presidente argentino Javier Milei e il re di Spagna Felipe VI. Ma a colpire sono state anche alcune presenze non istituzionali, che raccontano molto del posizionamento politico del nuovo presidente cileno.

Tra queste figurano gli oppositori venezuelani Maria Corina Machado e Juan Guaidó, oltre al senatore brasiliano di estrema destra Flavio Bolsonaro, precandidato alle elezioni di ottobre. Una presenza, quest’ultima, che sarebbe stata alla base del forfait dell’ultimo momento del presidente brasiliano Lula.

Tra le assenze che Kast avrebbe inizialmente sperato di avere in sala, ci sono quelle del segretario di Stato Usa Marco Rubio, che ha mandato il sottosegretario Christopher Landau, e della stessa Giorgia Meloni, sostituita dalla ministra Bernini.

Un Paese spaccato in due

Il giuramento di Kast arriva in un Cile fortemente polarizzato, una frattura che si è accentuata sempre di più dalla rivolta sociale del 2019 in avanti. La giornata del passaggio di consegne lo ha mostrato in modo quasi plastico.

Boric, entrato per primo in Parlamento secondo il protocollo, è stato accolto da applausi fragorosi e dai cori dei sostenitori: «Boric, amico, il popolo è con te». Quando poi è arrivato il turno di Kast, dalla tribuna è partita un’altra voce: «Ora sì, abbiamo di nuovo una patria, viva il Cile».

Fuori dal Congreso nacional, intanto, manifestavano gruppi pro e contro il nuovo presidente. Un doppio fronte che restituisce l’immagine di un Paese attraversato da una tensione politica e culturale molto profonda.

La promessa di un “governo d’emergenza”

Kast ha promesso un «governo d’emergenza», che a suo dire servirà a ripristinare la sicurezza, espellere i migranti irregolari e rilanciare l’economia. È su queste promesse che ha costruito il suo successo elettorale e su queste verrà misurato fin da subito.

Secondo gli analisti, il primo vero banco di prova sarà quello dei primi 90-100 giorni, quando il nuovo presidente dovrà dimostrare se la sua immagine di uomo pragmatico riuscirà davvero a tradursi in scelte efficaci e in risultati visibili.

Il nodo strategico tra Stati Uniti e Cina

Il nuovo corso cileno si apre anche in un contesto internazionale delicato, nel quale il Sud America è diventato uno dei terreni di competizione tra le potenze globali. Nelle ultime settimane a complicare il quadro è stato il caso del cavo cinese di fibra ottica Cile-Hong Kong, che ha irritato gli Stati Uniti.

Washington ha sanzionato per questo tre membri dell’ormai ex governo, compreso un ministro. Kast, che ammira Trump, è stato suo ospite nel fine settimana a Miami al summit Shield of the Americas, ma da presidente dovrà muoversi dentro un equilibrio molto più complesso: da una parte la Cina, primo partner commerciale del Cile; dall’altra l’alleanza con gli Stati Uniti.

Su questo dossier si è consumata anche una rottura nel dialogo di transizione con Boric, episodio definito senza precedenti almeno dal ritorno della democrazia. Kast ha accusato il presidente uscente di scarsa trasparenza sul progetto del cavo. La tensione si è poi allentata domenica con un incontro definito pacificatore, in nome del bene della Repubblica.

L’uscita di Boric e il nuovo inizio di Kast

Nel suo ultimo discorso dalla Moneda, martedì sera, Boric ha rivendicato di lasciare il potere «a testa alta e con mani pulite». Le stesse parole sono state gridate anche da alcuni presenti durante la cerimonia. È stata la chiusura simbolica di una stagione politica che ha rappresentato l’altra faccia del Cile rispetto a quella inaugurata oggi da Kast.