Giovedì 12 Marzo 2026

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Nel nome del Signore. il seminarista Talarico alla conquista del Texas

Il giovane presbiteriano ha appena vinto le primarie democratiche in uno stato dove i repubblicani governano da una generazione. Se vincesse le elezioni di midterm sarebbe un terremoto politico

11 Marzo 2026, 18:23

Nel nome del Signore. il seminarista Talarico alla conquista del Texas

«Non puoi amare Dio e allo stesso tempo maltrattare chi è diverso» ha detto James Talarico, 36 anni, circondato dai sostenitori durante un recente comizio della sua campagna elettorale. Alcuni di loro hanno risposto «Amen!».

«Quando insegnavo in una scuola pubblica nella zona ovest di San Antonio, avevo studenti senza documenti e questi ragazzi erano i più patriottici. Capivano qualcosa di questo Paese che molti di noi danno per scontato; che questo dovrebbe essere il Paese delle opportunità», ha detto in un altro affollato comizio, durante i rastrellamenti e gli omicidi dei miliziani dell’ICE: «Questi sono gli Stati Uniti d’America. Non dovremmo avere paura del nostro governo; è il nostro governo che dovrebbe avere paura di noi. I sedicenti cristiani applaudono mentre uomini mascherati strappano i bambini dai loro genitori. Se Gesù fosse qui oggi, lo farebbero sparire su un furgone senza targa».

Talarico, giovane seminarista presbiteriano, ha appena vinto le primarie democratiche in Texas per un seggio al Senato, dove i Repubblicani governano da una generazione e i Democratici non vincono un’elezione nazionale dal 1994. Il Texas d’altronde non è la New York di Zohran Mamdani, non è la California di Gavin Newsom. Il Texas è il Texas. Quello del libro Friday Night Lights di Buzz Bissinger, poi diventato una serie tv e un film diretto da Peter Berg, e quello di Dio salvi il Texas del premio Pulitzer Lawrence Wright (NR Edizioni). Il Texas è il fortino dei Repubblicani. Già in passato i Democratici hanno sovrastimato le proprie capacità, come testimonia la storia di Beto O’Rourke, ex stella dem sconfitto alle elezioni governatoriali del 2022, ma, chissà, stavolta qualcosa potrebbe anche cambiare.

Senz’altro i Repubblicani sono molto agitati, perché mantenere il Senato - dove attualmente hanno una maggioranza di 53 seggi - in vista delle elezioni di midterm di novembre è fondamentale per l’amministrazione Trump. La Camera, come ha osservato il Wall Street Journal, è già sostanzialmente persa, visto che più di 30 repubblicani in carica si stanno ritirando o candidando per un’altra funzione. Talarico sfiderà uno fra il senatore John Cornyn, che è in carica dal 2002 e non è riuscito ad evitare il ballottaggio con il procuratore generale del Texas, il super trumpiano Ken Paxton. Gli ultimi sondaggi pubblicati dal New York Times (Public Policy Polling) dicono che Talarico è in vantaggio di 2 punti su Paxton e di un punto su Cornyn.

Gli occhi dei Democratici sono dunque puntati su questo giovane seminarista fino a poche settimane fa sconosciuto ai più. Anche se Talarico si era già fatto notare qualche mese fa, dopo l’omicidio di Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA. Nel corso di un altro potente comizio, l’ex insegnante di scuola aveva spiegato che negli Stati Uniti non ci poteva essere spazio per l’odio. Difficile a dirsi, ma ancora di più a farsi, in un Paese tragicamente noto per la sua feroce polarizzazione politico-sociale e per l’uso strategico della violenza in politica.

Robert Pape, politologo dell’Università di Chicago che ha studiato l’atteggiamento degli statunitensi nei confronti della violenza politica dopo l’attacco a Capitol Hill da parte di una folla trumpiana, ha condotto un sondaggio interessante e tragico nell’estate del 2024. Il 10 per cento degli intervistati aveva dichiarato che «l’uso della forza è giustificato per impedire a Donald Trump di diventare presidente»; un terzo di questo 10 per cento aveva anche dichiarato di possedere una pistola. Il 7 per cento aveva dichiarato di appoggiare l’uso della forza «per riportare Trump alla presidenza»; la metà di loro aveva dichiarato di possedere armi. Secondo Pape nel 2023 il sostegno alla violenza politica contro i membri del Congresso e i rappresentanti del governo era al 9 per cento – l’equivalente di 23 milioni di adulti – e distribuito in maniera equivalente fra destra e sinistra.

È in questo Paese che spadroneggiano, online e non solo, personaggi come Nick Fuentes, giovane suprematista bianco dall’enorme seguito sui social; uno che ha definito Adolf Hitler «fantastico» e si è dichiarato "fan" di un altro assassino di massa e antisemita, Joseph Stalin; che ha denunciato «l'ebraismo organizzato in America», ha affermato che «gli ebrei governano la società» e ha precisato che le preoccupazioni ebraiche sul 7 ottobre sono «antiamericane» e che i resoconti di stupri e altre atrocità di Hamas in quel giorno erano «tutte bugie» e che «niente di tutto ciò era reale». Ed è qui, in questo Paese fratturato e profondamente diviso, che arriva Talarico.

«Non ero d’accordo con Charlie Kirk su quasi tutte le questioni politiche, ma era un figlio di Dio. Era un nostro fratello. Un essere umano con un valore infinito. La violenza politica non ha posto in America», ha detto Talarico in quel comizio dell’anno scorso, che aveva contribuito a farlo conoscere anche fuori dagli Stati Uniti. Il giovane candidato democratico ha fatto suo questo messaggio per tutta la campagna elettorale, culminata poi nella vittoria alle primarie di qualche giorno fa. «James Talarico ha vinto le primarie ed è diventato l’incubo dei repubblicani. Perché se un Dem vince in Texas allora tutto è possibile. Nel suo stile e nella sua retorica tutta l’immensa tradizione dei pastori delle chiese presbiteriane», ha osservato il giurista Pasquale Annicchino.

«La nostra campagna sta facendo scalpore in tutto il Paese», ha detto Talarico, che per vincere le primarie ha scelto di puntare sulla conquista degli elettori ispanici, che in Texas sono 6 milioni e mezzo. «La vittoria di Talarico non dice per forza se i Latinos stanno tornando verso i democratici, ma dà un’idea di cosa cercano nei candidati e nelle campagne elettorali», ha scritto il Wall Street Journal. Talarico è riuscito a conquistare i Latinos con un messaggio incentrato su “fede, famiglia, lavoro e unione delle persone”, ha spiegato Chuck Rocha, uno dei principali consulenti della campagna di Talarico. «I Latinos sono un popolo ambizioso, che vuole aspirare a qualcosa. Sono anche persone religiose e... favorevoli al populismo economico», ha detto Rocha: «Quattro mesi fa non conoscevano James, abbiamo dovuto presentarlo, spiegare loro chi era, e quello che hanno visto gli è piaciuto».

La comunicazione di Talarico è potente e sembra rivolgersi a un elettorato il più ampio possibile, qualcuno ci vede la retorica e l’ars oratoria di Barack Obama (il che non è detto che sia necessariamente un vantaggio): «Se odiate la politica e non avete mai votato prima, c’è posto per voi in questa campagna. Se avete votato per i democratici, ma siete stanchi dei politici democratici che cedono sempre, c'è posto per voi in questa campagna», ha detto durante un comizio a San Antonio. «E se avete votato per Donald Trump, ma siete stufi dell’estremismo e della corruzione nel nostro governo, c’è posto anche per voi». A star is born. Maybe.