Crisi globale
Teheran distrutta dalle bombe
Gli Stati Uniti non avrebbero condiviso con la Gran Bretagna dettagli operativi e tempistiche dell’inizio dell’attacco contro l’Iran. È quanto scrive il Guardian citando fonti, ricostruendo un rapporto incrinato anche dalla scelta iniziale del premier Keir Starmer di non autorizzare l’uso delle basi britanniche per l’operazione. Londra, secondo la stessa ricostruzione, era comunque consapevole dei preparativi per via del traffico di equipaggiamenti e dei “canali di intelligence” e avrebbe predisposto venerdì l’evacuazione del personale dall’ambasciata a Teheran, ma senza ricevere indicazioni sul “momento esatto” e sui dettagli.
Nel frattempo, sul fronte italiano, nella notte sono rientrati a Ciampino 192 cittadini italiani con due voli dagli Emirati: 96 da Abu Dhabi e 96 da Dubai, secondo fonti della Farnesina.
Nel pieno dell’operazione militare in corso, il ministero della Difesa israeliano riferisce di un colloquio nella notte tra il capo del Pentagono Pete Hegseth e il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Al centro, un messaggio netto attribuito a Hegseth: «Vai avanti fino in fondo, gli Stati Uniti sono con te». Katz avrebbe espresso condoglianze per la morte di sei militari statunitensi durante l’operazione e avrebbe assicurato che Israele farà “tutto il possibile” per contribuire alla sicurezza delle truppe Usa nella regione, ringraziando poi Washington per il sostegno e l’assistenza alla difesa dei civili israeliani.
Il ministero della Difesa saudita ha comunicato che le forze militari hanno distrutto diversi droni in sorvolo sul Paese, senza specificarne la provenienza: uno intercettato a est della regione settentrionale di Al-Jawf e altri tre a est del governatorato di al-Kharj, a sud-est di Riad.
Sul fronte israeliano, il Times of Israel riferisce che sono suonate le sirene per una sospetta infiltrazione di droni al confine tra la Giordania e il sud di Israele, con allarmi attivati in diverse comunità del sud. Le Idf hanno inoltre reso noto di aver abbattuto oltre 100 droni lanciati dall’Iran dall’inizio dell’attuale guerra.
Teheran ha annunciato di aver lanciato un attacco contro il quartier generale delle forze curde nel Kurdistan iracheno. Secondo un comunicato militare citato da Irna, sarebbero stati impiegati tre missili. L’Iran sostiene di aver colpito gruppi curdi “che si oppongono alla rivoluzione” come avvertimento alle forze “separatiste” che, secondo Teheran, vorrebbero scendere in campo contro il Paese. Nel raid sarebbe morto un esponente di un gruppo di curdi iraniani in esilio. Il segretario del Consiglio supremo iraniano Ali Larijani ha dichiarato: «I gruppi separatisti non pensino di poter scendere in campo. Non lo tollereremo».
Dopo le notizie delle scorse ore su un missile balistico iraniano verso la Turchia, lo Stato Maggiore iraniano nega che “un missile sia stato lanciato verso il territorio turco”, aggiungendo che Teheran “rispetta la sovranità” di Ankara. Nello stesso quadro, il vice comandante del quartier generale iraniano di Khatam al-Anbiya afferma che l’Iran è pronto a continuare la guerra “finché non raggiungerà i suoi obiettivi” e sostiene anche che lo Stretto di Hormuz non sarebbe stato chiuso, ma che le navi verrebbero “gestite secondo i protocolli internazionali”, con riferimento a presunte navi militari “travestite” da commerciali.
Sul piano politico-diplomatico, il premier canadese Mark Carney non esclude una partecipazione militare del Canada nel quadro dell’escalation, pur avendo in precedenza definito l’operazione “incoerente con il diritto internazionale”: «Non si può mai categoricamente escludere la partecipazione. Saremo al fianco dei nostri alleati», ha dichiarato in visita in Australia.
L’Australia, dal canto suo, annuncia il dispiegamento di “risorse militari” in Medio Oriente: lo ha detto il premier Anthony Albanese in Parlamento, senza ulteriori dettagli. Nella regione, secondo quanto riferito, si troverebbero 115mila australiani.
Le Idf hanno annunciato una vasta ondata di attacchi aerei su Teheran, con obiettivi indicati come infrastrutture del regime in tutta la capitale iraniana. E, secondo quanto riporta il Times of Israel, l’apparato militare israeliano prevede che l’operazione durerà almeno un’altra settimana o due, con altre migliaia di obiettivi destinati a essere colpiti e un’azione mirata a “smantellare sistematicamente” il regime e i suoi siti militari. Nella stessa ricostruzione, viene indicato che da sabato a ieri sarebbero state sganciate sull’Iran più di 5mila bombe, mentre gli aerei israeliani continuano a consolidare la superiorità aerea, soprattutto nell’area di Teheran.