Giovedì 26 Marzo 2026

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Il consenso sessuale non è per sempre: la Francia dice addio al dovere coniugale

Oltralpe l’Assemblea nazionale vota in modo trasversale la modifica del codice civile sanando una vecchia anomalia

29 Gennaio 2026, 18:03

30 Gennaio 2026, 08:26

Il consenso sessuale non è per sempre: la Francia dice addio al dovere coniugale

Una vistosa anomalia continuava a sopravvivere come un fantasma nel diritto civile francese: il cosiddetto dovere coniugale. La “stortura” che lo scorso anno è costata alla Francia una condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo è stata cancellata dall’Assemblea nazionale. Con un voto trasversale i deputati e le deputate hanno stabilito che il matrimonio non è più una zona di non diritto e che il consenso sessuale non può essere dato una volta per sempre.

Paradossalmente, il dovere coniugale non compare in modo esplicito nel Codice civile, che si limita a elencare quattro obblighi derivanti dal matrimonio: fedeltà, assistenza, mutuo soccorso e comunità di vita. Nessun riferimento esplicito alla sessualità. E’ stata piuttosto la vecchia giurisprudenza che ha assimilato in modo surrettizio la “comunità di vita” a una vera e propria “comunità di letto”, lasciando sedimentare l’idea di un obbligo sessuale implicito nel contratto matrimoniale.

Da questa interpretazione la controversa sentenza del 2019, quando un uomo ottiene il divorzio con addebito per “colpa” esclusiva della moglie perché aveva smesso di avere rapporti con lui. Dopo il fallimento del ricorso in Cassazione, la vicenda approda a Strasburgo, dove nel gennaio 2025 la CEDU condanna Parigi, riaffermando un principio elementare ma evidentemente non scontato: il consenso sessuale non è mai permanente.

ll testo presentato dall’ecologista Marie-Charlotte Garin e del deputato centrista Paul Christophe introduce esplicitamente questo cambiamento, separando la sfera della sessualità dal concetto di “comunità di vita”. Da un lato, si modifica l’articolo 215 del Codice civile, precisando che la comunità di vita «non crea alcun obbligo per gli sposi di avere relazioni sessuali». Dall’altro, integra l’articolo 242 sul divorzio per colpa, escludendo esplicitamente che l’assenza o il rifiuto di rapporti intimi possano fondarne la pronuncia.

«Mentre oggi il non-consenso è parte integrante della definizione penale di stupro e di aggressione sessuale, nel diritto civile sopravviveva ancora l’ombra arcaica di un presunto dovere coniugale» spiega Garin, evocando le parole che ancora circolano nel linguaggio comune come il “diritto di cuissage” (lo ius primae noctis in lingua volgare), o “passare alla casseruola” che significa concedersi sessualmente per obblico implicito: «Sono tracce di una rappresentazione primitiva del matrimonio, in cui la sessualità femminile resta subordinata alle aspettative maschili».

I dati citati in Aula rafforzano l’urgenza dell’intervento: secondo diverse inchieste d’opinione un uomo su quattro in Francia considera ancora normale che una donna abbia rapporti sessuali per dovere e non per desiderio. In questo senso, la riforma mira anche a una funzione pedagogica. La nuova formulazione del Codice civile dovrà infatti essere letta dall’ufficiale di stato civile durante la celebrazione di ogni matrimonio, trasformando quel momento in un’occasione di sensibilizzazione sul consenso.

Il progetto si inserisce in un disegno più ampio che comprende l’educazione affettiva e sessuale prevista dalla legge del 2001, rimasta largamente inattuata. Come ha osservato l’avvocata penalista Audrey Darsonville, il recente processo per gli stupri di Mazan ha mostrato quanto sia ancora diffusa l’idea che il marito abbia “diritti” sul corpo della moglie, fino a poterne disporre. Il testo adottato non chiude però il dibattito. Alcuni deputati socialisti e della sinistra radicale hanno tentato, senza successo, di eliminare anche l’obbligo di fedeltà dall’elenco dei doveri coniugali, ritenendolo una possibile estensione del controllo sul corpo e sulla sessualità del partner e, in assoluto, un comportamento che riguarda la morale individuale e non le norme pubbliche. Gli emendamenti sono stati respinti, ma il tema resta sullo sfondo di una riflessione più ampia sul divorzio per colpa e sul senso stesso degli obblighi matrimoniali.

La portata della riforma va dunque oltre la correzione di un’anomalia tecnica e segna un punto di svolta nel lento riallineamento tra diritto civile e diritto penale, che per decenni hanno convissuto in una tensione irrisolta. Da un lato, il riconoscimento progressivo dello stupro coniugale come reato autonomo e, più recentemente, l’introduzione del consenso nella definizione penale delle violenze sessuali; dall’altro, la persistenza di un lessico, anche nel codice civile, che suggerisce il contrario facendo sopravvivere l’idea che all’interno del matrimonio il corpo del coniuge, e più spesso della coniuge, sia sottratto alla disponibilità individuale.