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L'intervista

Benedetti: «Una violazione del diritto. Ma il Venezuela può rinascere»

L’ex ambasciatore italiano a Caracas analizza la fase post-Maduro e la possibile transizione guidata da Maria Corina Machado

06 Gennaio 2026, 12:57

Benedetti: «Una violazione del diritto. Ma il Venezuela può rinascere»

Manifestazioni pro Chavez e Maduro in Venezuela

L’ambasciatore Adriano Benedetti conosce molto bene il Venezuela. Per diversi anni ha guidato la rappresentanza diplomatica italiana a Caracas, nel periodo in cui il Paese sudamericano era governato da Hugo Chavez. In Venezuela, dopo l’operazione degli Stati Uniti che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, si dovrebbe aprire adesso una nuova fase politica e istituzionale. «La partita per il chavismo, durata oltre venticinque anni, è ormai terminata», dice al Dubbio Adriano Benedetti. «Siamo orientati a pensare – aggiunge – che si andrà verso una transizione i cui contorni ovviamente non possiamo ancora conoscere nel dettaglio. Non possiamo sapere quanto sarà lunga questa transizione, ma ho la netta sensazione che il Venezuela andrà verso una sistemazione democratica. In questa fase coloro che si richiameranno ancora al chavismo potrebbero avere la possibilità di partecipare ad una vita democratica alla stessa stregua delle altre forze politiche».

L’operazione degli Stati Uniti che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro potrebbe aprire a breve una nuova era per il Venezuela. «Se Trump ha osato avviare questa operazione militare – commenta l’ambasciatore Benedetti -, è perché ha la profonda convinzione, sostenuta ovviamente da riscontri fattuali, che il Paese può accettare un cambio di regime e quindi predisporsi ad avviare un percorso democratico che ormai difetta da oltre vent'anni in questa parte del Sudamerica. Credo che questa sia un’ottima occasione, al di là delle circostanze e delle critiche che ci possono essere per l’attacco sotto il profilo del diritto internazionale, per la democrazia venezuelana di riprendere quota e di affermare i propri diritti, che sono quelli della maggioranza della popolazione».

In questi giorni si parla molto, sui giornali, nelle radio e nei dibattiti televisivi, della base legale dell’operazione statunitense. «Il diritto internazionale – commenta Benedetti - è stato violato da parte dell’azione militare ordinata da Donald Trump, su questo non c'è nessun dubbio. Quando però un regime si richiude in sé stesso, diventa assolutamente dittatoriale, costringe quasi 10 milioni di venezuelani a prendere la strada dell’esilio, è lecito chiedersi se non ci siano ragioni più forti del diritto internazionale. Non dimentichiamoci che questa nozione del diritto internazionale non l’ho mai vista applicata alla questione ucraina. Anche lì c'è un’evidente negazione del diritto internazionale. Ho la netta sensazione che Trump, a seguito di questa azione militare in Venezuela, potrà irrigidire Putin a danno del governo di Kiev e allo stesso tempo credo che sarà portato a irrigidire la propria posizione nei confronti della Cina, sostenendo ancora di più, chissà per quanto tempo, Taiwan».

Molti temono che in Venezuela ci sia una tregua molto debole. Il rischio di una guerra civile non è scongiurato? «Il rischio in astratto esiste», risponde l’ex ambasciatore d’Italia a Caracas. «Sono convinto – evidenzia - che la situazione interna possa cambiare rapidamente o andare incontro a un percorso che non è facilmente definibile per quanto concerne i tempi. Teniamo conto che la maggioranza dei venezuelani, circa i tre quarti della popolazione se non oltre, è a favore di un cambiamento e della fine del regime chavista ed è consapevole di tutti i rischi che ogni situazione di transizione come questa può comportare. Sono propenso a credere che, secondo tempi non certo anticipabili, presto o tardi la situazione in Venezuela potrà normalizzarsi e incamminarsi su un percorso democratico».

Il regime di Maduro non è stato completamente decapitato. Difficile prevedere le mosse degli altri importanti esponenti del chavismo. «Non c'è dubbio – sostiene Adriano Benedetti - che vi sia una frazione importante del chavismo militante, inferiore al consenso generale parziale che si aggira intorno al 25%, che farà di tutto per evitare la transizione. Ma la situazione, presto o tardi, si normalizzerà avviandosi verso un percorso democratico. Le forze chaviste o saranno respinte verso l’interno del Paese, soprattutto verso la frontiera con la Colombia, o comunque si dovranno adattare e accettare un sistema democratico, che, come tale, potrà avere una presenza non più militante del chavismo e dovrà ottemperare alle regole della democrazia. Credo che sia un auspicio fondato, vista la grande maggioranza della popolazione venezuelana contraria al chavismo e ai suoi metodi».

Trump ha raffreddato l’entusiasmo in merito ad un ruolo da protagonista nella transizione democratica di Maria Corina Machado. Forse, il presidente statunitense sta facendo solo pretattica. Il premio Nobel per la Pace, secondo Adriano Benedetti, potrebbe presto avere voce in capitolo: «Dalle ultime notizie pare che Machado sia già ritornata in Venezuela.
Se ci sarà una transizione democratica, questa farà capo certamente a Maria Corina Machado. Di sicuro la sua è una figura importante, in grado di garantire una transizione pacifica verso una nuova stabilità democratica».

In questi giorni molto delicati per il Venezuela l’attenzione è alta anche per gli oppositori politici. «Credo – conclude l’ambasciatore Benedetti - che gli oppositori detenuti, compresi gli italiani che pur non essendo oppositori del chavismo si trovano in prigione, non siano in pericolo di vita. I rimasugli del chavismo o quello che resterà hanno altre preoccupazioni, piuttosto che infierire su quanti si trovano in carcere. Le ritorsioni contro gli oppositori potrebbero essere il preludio di un accanimento contro le forze che ancora rimangono favorevoli a chi ha governato il Venezuela negli ultimi anni con il pungo di ferro».