Martedì 24 Marzo 2026

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Referendum

I magistrati ora chiedono lo scalpo degli avvocati

L’avvocatura ha preso posizione su una riforma che toccava il cuore delle garanzie. E non lo ha fatto certo per conservare un potere che non ha, ma perché è consapevole che se salta l’equilibrio tra accusa e difesa, saltano i diritti di tutti, anche quelli di chi oggi applaude i vincitori che ballano e cantano in procura...

24 Marzo 2026, 15:29

I magistrati ora chiedono lo scalpo degli avvocati

Chiedere lo scalpo dell’avvocatura è o non è un attacco alla Costituzione? Alle garanzie e ai diritti di tutti i cittadini? Ce lo chiediamo perché un minuto dopo aver saputo di aver vinto il referendum, un manipolo di magistrati - alcuni dei quali di altissimo livello - ha pensato di trasformare le procure delle nostra Repubblica in curve ultras, malcelando, a urne sigillate, un senso proprietario dei luoghi della giustizia. 

Alcuni di loro, poi, hanno chiesto lo scalpo della toga da avvocato a chi, in questi mesi, ha osato partecipare alla campagna referendaria. Ed è qui, in questi momenti, che si capisce davvero la qualità morale dei vincitori, il loro reale attaccamento ai valori della Costituzione. 

In questo referendum l’avvocatura italiana ha fatto una cosa semplice e rara: ha fatto il suo mestiere. Ha preso posizione - e come poteva non farlo - su una riforma che toccava il cuore delle garanzie. Lo ha fatto nel rispetto sacrale del ruolo del Parlamento ed entrando nel merito della riforma. Non lo ha fatto certo per conservare un potere che non ha, né per corporativismo, ma perché è consapevole che se salta l’equilibrio tra accusa e difesa, saltano i diritti di tutti, anche quelli di chi oggi applaude i vincitori che “ballano” indegnamente sulle toghe degli avvocati.

Poi restano i numeri: quei dodici milioni e quattrocentoquarantottomila italiani che hanno detto Sì. Hanno perso, certo. Ma sono troppi per essere liquidati come un incidente. Sono una minoranza larga, larghissima, strutturata e consapevole. Senza contare che il cuore della democrazia, e lo rammentiamo a quei signori che cantano in procura, è soprattutto la difesa delle minoranze. 

Si può anche far finta di niente, liquidare tutto con qualche battuta oscena sulle toghe e con un paio di richiami solo rituali alla Costituzione. Funziona, di solito, ma nel breve periodo. Poi però resta il dato: dodici milioni e quattrocentoquarantottomila persone che non si sono convinte. E che difficilmente spariranno. In democrazia, le maggioranze decidono. Ma le minoranze, soprattutto quando sono così imponenti, preparano il seguito …