L’INTERVENTO
Carlo Curti Gialdino, vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale
Nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2026 è stata pubblicata la deliberazione della Camera dei Deputati del 17 febbraio scorso con le modifiche al Regolamento. Si tratta di un pacchetto d’interventi di ampia portata, che tocca snodi cruciali della vita parlamentare. In questa sede, l’analisi si concentra esclusivamente sulle innovazioni in materia di procedure di collegamento con l’attività di organismi dell’Unione europea (Capo XXVIII).
Le modifiche, frutto di una proposta depositata dal Presidente della Camera, incidono su diversi articoli del Regolamento e ne aggiungono di nuovi. È qui, infatti, che si gioca la partita più significativa: l’Italia abbandona la postura di recettore passivo per assumere quella di protagonista attivo nella formazione delle norme dell’Unione europea.
La riforma, conformemente all’articolo 153-septies, entrerà in vigore a partire dalla prossima legislatura, cioè nel corso del 2027, per una scelta di autodisciplina istituzionale: non alterare le regole del gioco a mandato in corso. Tale differimento, tuttavia, pone immediatamente la questione del confronto con il Regolamento di Palazzo Madama. L’assetto delineato a Montecitorio crea, infatti, una significativa asimmetria procedurale: mentre la Camera si dota di strumenti di lobbying interno (il collegamento con i membri delle istituzioni europee), il Senato mantiene l’impianto tradizionale.
È ragionevole, al riguardo, che anche quest’ultimo modernizzi le proprie procedure. Sebbene l’orientamento di Palazzo Madama sia storicamente improntato alla prudenza rispetto a riforme organiche, sarebbe auspicabile che la Giunta per il Regolamento del Senato avviasse, entro la fine della corrente legislatura, un percorso di adeguamento.
Piuttosto che una riscrittura integrale, il Senato procederà probabilmente per emendamenti mirati, volti a sincronizzare le sole procedure di fase ascendente e di sussidiarietà, evitando così che la Seconda Camera diventi il collo di bottiglia del sistema legislativo nazionale rispetto ai tempi dettati dai Trattati europei.
Al netto dei tempi di attuazione e delle divergenze tra le due Camere, l’architettura della riforma a Montecitorio si fonda su tre pilastri che rendono il legislatore un vero co-legislatore.
Il primo (articolo 127-ter) riguarda la possibilità di invitare i Parlamentari europei, i componenti della Commissione europea, nonché rappresentanti delle altre istituzioni e organismi Ue, alle sedute delle Commissioni, con la duplice finalità di puntuale informazione su ciò di cui si discute in Europa e di permettere quindi ai deputati nazionali di orientare la negoziazione politica prima del voto definitivo a Strasburgo e a Bruxelles.
Il secondo (artt. 126-bis, art. 126-ter, art. 126-quater) conferisce l’opportuna centralità alla commissione Politiche Ue della Camera, commissione che diventa il filtro trasversale di ogni atto legislativo, garantendo un test di compatibilità europea ex ante.
Il terzo (art. 127) snellisce la procedura per la verifica di conformità al principio di sussidiarietà dei progetti di atti legislativi Ue.
La riforma è figlia di una convergenza tra i Gruppi parlamentari. Se le forze europeiste hanno visto nel provvedimento il coronamento di anni di battaglie per una instaurare una collaborazione efficace con le istituzioni europee, le componenti conservatrici hanno garantito il proprio supporto in cambio di un rafforzamento dei poteri di controllo sulla sussidiarietà.
Il risultato è un sistema che, una volta a regime, trasforma l’appartenenza all’Ue da vincolo esterno in un processo interno di cui il deputato nazionale può diventare protagonista.
Se Montecitorio ha scelto la strada della riforma organica, il Senato, attraverso i suoi futuri interventi, dovrà necessariamente trovare una via per l’armonizzazione delle procedure. L’integrazione europea non ammette, infatti, geometrie variabili proprio nel cuore del procedimento legislativo italiano: l’allineamento tra le due Camere appare non più una scelta, ma un passaggio obbligato.
*Vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale