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L'intervento

Il giusto richiamo di Mattarella contro la delegittimazione e lo scontro istituzionale

Il Capo dello Stato invita a riportare il confronto su toni equilibrati: il referendum non diventi terreno di delegittimazione dei poteri

20 Febbraio 2026, 09:37

Il giusto richiamo di Mattarella contro la delegittimazione e lo scontro istituzionale

Plenum del Csm

Negli ultimi mesi il clima attorno al tema della giustizia e alla prospettiva referendaria si è progressivamente irrigidito. Ne è prova vivente il confronto pubblico, che si è caricato di tensioni tali da oscurare, troppo spesso, l’oggetto stesso del dibattito: il contenuto della riforma costituzionale. Il referendum — strumento di partecipazione diretta e consapevole — rischia così di essere semplicemente terreno di scontro tra fronti contrapposti.

È una dinamica pericolosa, perché quando la discussione si concentra sulle contrapposizioni politiche e sulle narrazioni polarizzate e non sempre veritiere, la comprensione si riduce e la fiducia si indebolisce. E la fiducia e il rispetto sono gli elementi essenziali che tengono insieme il rapporto tra cittadini e istituzioni.

È per questo che la partecipazione e le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura hanno avuto un significato incisivo, importante, di monito. Un monito al rispetto per il Csm in quanto istituzione costituzionale, che deve rimanere estranea a una dinamica politica che non può e non deve appartenerle.

L’ultimo mese ha offerto segnali in questa direzione: il linguaggio politico si è fatto più netto, talvolta divisivo e la rappresentazione dello Stato e dei suoi poteri è stata spinta verso una logica binaria: o si sta da una parte o dall’altra, con pochi spazi per la complessità. In questo contesto, il rischio non è soltanto quello di un voto poco informato, ma quello di una progressiva percezione delle istituzioni non come luoghi di equilibrio ma come campi di battaglia.

Quando il confronto viene forzato in senso distruttivo, si perde di vista un principio fondamentale: i poteri dello Stato non esistono per competere tra loro, ma per coesistere. La dialettica, anche aspra, è fisiologica e sacrosanta in una democrazia, ma la delegittimazione, invece, mina il presupposto stesso della convivenza istituzionale.

Il presidente della Repubblica ha ricordato che il Csm non è un organo perfetto o immune da critiche, così come qualsiasi altra istituzione della Repubblica, sia essa parte del potere legislativo, esecutivo o giudiziario.

E il referendum dovrebbe rappresentare un’occasione per informare, chiarire, approfondire non certo per amplificare le fratture e rendere un organo costituzionale simbolo di polemiche. Per questo, forse, la sfida più urgente non riguarda tanto l’esito della consultazione quanto la qualità del percorso che vi conduce. Le istituzioni democratiche non sono strumenti da piegare e delegittimare nello scontro, ma strutture che devono convivere in modo ordinato e solido.

È in questa chiave che la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Consiglio superiore della magistratura vuole ricondurre al rispetto istituzionale il clima di queste settimane. Nel segno dello stile del Quirinale, si è trattato di un segnale misurato che ha richiamato al senso del limite e alla responsabilità del confronto. Il messaggio del Capo dello Stato è quello di riportare il dibattito su un terreno condiviso: quello del rispetto reciproco tra poteri e della consapevolezza del ruolo che ciascuna istituzione svolge nell’equilibrio democratico.

In un momento della nostra Repubblica segnato da polarizzazioni, questo richiamo suggerisce che la credibilità dello Stato non si difende accentuando lo scontro, ma preservando l’equilibrio costituzionale. E ancora una volta dobbiamo ringraziare il Quirinale, per averci ricordato che il confronto non deve mai smarrire la responsabilità verso l’interesse comune e la stabilità della Repubblica.