Martedì 17 Marzo 2026

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Emergenza infinita

Detenuto si suicida nel carcere di Torino, nuovo allarme sul sistema penitenziario

L’uomo si è tolto la vita nel Padiglione E della casa circondariale. Il Sappe parla di una nuova sconfitta per lo Stato e chiede interventi urgenti

17 Marzo 2026, 12:21

Suicidio in cella a Taranto, la denuncia del Sappe

Un altro dramma dietro le sbarre riaccende i riflettori sull’emergenza nelle carceri italiane. Un detenuto si è tolto la vita nel tardo pomeriggio di ieri all’interno della casa circondariale di Torino, impiccandosi nel Padiglione E dell’istituto penitenziario torinese. La notizia è stata resa nota da Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria Sappe.

Al momento non sarebbero ancora chiari i motivi che hanno portato l’uomo a compiere il gesto estremo. «Al momento non sono ancora noti i motivi che possano averlo indotto a compiere questo gesto estremo», afferma Santilli, che collega subito l’episodio al quadro più generale della crisi penitenziaria.

Il Sappe: “Una morte che pesa come un macigno”

Nella lettura del sindacato, quanto accaduto a Torino non è un episodio isolato ma l’ennesimo segnale di un sistema in sofferenza. «Ancora una volta il carcere registra una morte che pesa come un macigno sull’intero sistema penitenziario», sottolinea Santilli.

Il segretario del Sappe insiste soprattutto sul valore simbolico e istituzionale di una morte in carcere. «La perdita di una vita all’interno di un istituto di pena rappresenta sempre una sconfitta per lo Stato», dice, richiamando la necessità di una riflessione profonda sulle condizioni reali di detenzione e sul funzionamento complessivo delle strutture penitenziarie.

Sovraffollamento e prevenzione al centro dell’allarme

Nel suo intervento, Santilli indica alcuni dei nodi che da tempo accompagnano il dibattito sulle carceri: condizioni di vita interne, sovraffollamento, strumenti di prevenzione del disagio e tutela della dignità delle persone detenute.

Per il rappresentante del sindacato, quanto accaduto impone «una riflessione seria e profonda sulle condizioni di vita negli istituti, sul fenomeno del sovraffollamento e sulla necessità di rafforzare concretamente gli strumenti di prevenzione e di tutela della dignità e della vita delle persone detenute».

La richiesta: più personale e misure concrete

Il Sappe torna anche sul tema degli organici e delle condizioni di lavoro del personale penitenziario, collegando la sicurezza degli istituti e la prevenzione del disagio detentivo alla necessità di un rafforzamento strutturale del sistema.

Secondo Santilli, «è necessario intervenire con urgenza attraverso misure concrete che consentano di rafforzare gli organici, migliorare le condizioni di lavoro del personale e potenziare gli strumenti di prevenzione del disagio detentivo». Poi la chiusura, netta: «Non è più accettabile restare indifferenti di fronte al ripetersi di simili tragedie».

Proprio ieri Mattarella aveva richiamato il tema parlando di sconfitta dello Stato.