CARCERE
Sovraffollamento carceri
A fine febbraio, nelle 189 carceri italiane ci sono 63.801 persone. I posti effettivamente disponibili (sottraendo quelli inagibili), però, sono poco più di 46mila. Significa che ogni cento posti ce ne stanno 138, e che il sovraffollamento non accenna a diminuire. Anzi, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso la situazione è peggiorata: ci sono 1.700 detenuti in più e il tasso di affollamento è salito di sei punti percentuali. Sono i dati del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 28 febbraio, pubblicati sul sito del ministero della Giustizia, ed elaborati dal Garante della Regione Lazio, Stefano Anastasìa.
Il mese di febbraio, preso da solo, non ha spostato granché. Il numero dei detenuti presenti in tutta Italia è cresciuto di sessanta unità, pari allo 0,1%. Una variazione quasi impercettibile, tanto più se si considera che nel frattempo i posti disponibili sono aumentati di appena trenta unità sull'intero territorio nazionale. Il risultato è che i livelli di affollamento sono rimasti sostanzialmente invariati.
Un anno fermo al palo
Quello che colpisce di più, guardando i dati nel medio periodo, è la totale assenza di miglioramenti. A febbraio del 2025 il tasso di affollamento in Italia era del 132%. Oggi è al 138%. Sei punti percentuali in più in dodici mesi, con quasi millesettecento persone in più stipate negli stessi istituti. Non si tratta di piccoli aggiustamenti: è una tendenza che va in direzione opposta rispetto a qualsiasi politica di deflazione carceraria.
Nel Lazio la situazione è ferma con ancora più precisione. Il tasso di affollamento a fine febbraio è del 145%, esattamente lo stesso di un anno fa. I detenuti presenti sono 6.681, in calo di venti unità rispetto a fine gennaio, e i posti disponibili nella regione sono cresciuti di circa sessanta unità. Ma anche questo incremento non ha cambiato nulla: il tasso di occupazione degli istituti laziali resta a quota 145%, invariato da dodici mesi.
Latina, Rieti, Civitavecchia: Lazio al limite
Nel Lazio la situazione degli istituti singoli è critica. Se si escludono due delle tre case di reclusione della regione e la terza casa circondariale di Roma - quest'ultima destinata ai semiliberi e al trattamento avanzato per i tossicodipendenti - tutti gli altri istituti di pena presentano tassi di affollamento effettivi superiori al 100%. E lo presentano da oltre due anni e mezzo, senza soluzione di continuità.
La situazione più grave è quella del carcere di Latina, che con un tasso di affollamento del 187% entra questo mese nella lista dei venti istituti più affollati d’Italia. Un dato che merita di essere letto bene: significa che per ogni cento posti ci sono 187 detenuti, quasi il doppio della capienza regolamentare. Il carcere di Rieti occupa invece il ventiduesimo posto nella graduatoria nazionale dei tassi di affollamento, quello di Civitavecchia il ventitreesimo. Su quattordici istituti del Lazio, nove superano la soglia del 150% sul numero di posti effettivamente disponibili.
Solo la Valle d'Aosta respira
Su scala nazionale, il quadro non è meno sconfortante. Degli 189 istituti penitenziari presenti in Italia, 166 ospitano più detenuti di quanti posti abbiano a disposizione. Solo ventitré istituti si trovano al di sotto della capienza. E c’è una sola regione in cui il numero dei presenti è leggermente inferiore ai posti disponibili: la Valle d'Aosta. Una sola regione su venti.
Gli istituti in cui il tasso di affollamento supera il 150% sono diventati 69. Un anno fa erano 59. Dieci in più in dodici mesi, un dato che racconta meglio di qualsiasi percentuale la velocità con cui il problema si sta aggravando. Sei regioni registrano tassi medi superiori al 150%: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise, Puglia e Basilicata. Regioni molto diverse tra loro per popolazione, tradizione giudiziaria e struttura del sistema carcerario, accomunate dall'incapacità di reggere il numero di persone che lo Stato manda dietro le sbarre.
Crescono i minori e le misure alternative
C'è un altro dato che, se non fosse per il rapporto di Antigone, rischia di passare in secondo piano ma che merita attenzione. Il sovraffollamento non riguarda soltanto gli adulti nelle carceri ordinarie. Nell’ultimo anno sono aumentate del 3% anche le persone sottoposte a misure alternative alla detenzione in tutta Italia. E sono cresciuti del 6% in dodici mesi i minori presenti negli istituti penitenziari per minorenni o nelle comunità residenziali. Una crescita più rapida di quella degli adulti, che segnala come la pressione sul sistema si stia spostando e allargando verso fasce più giovani della popolazione detenuta. Come già evidenziato, gli omicidi commessi in Italia da minori non sono in aumento. E anche i numeri della criminalità minorile in generale collocano l’Italia tra i Paesi in Europa con i tassi più bassi: quasi la metà della media europea. Eppure, per la prima volta nella storia italiana, gli Istituti di pena per minorenni sono sovraffollati. Per Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, «i dati sono sempre di difficile lettura, tuttavia sembra plasticamente evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme. Non, come si dice troppo frettolosamente, a un progressivo aumento della criminalità».
Cosa dicono i numeri? Il sovraffollamento – piaga del sistema carcerario italiano finora sconosciuta al circuito minorile - comincia nel 2023. Se nel 2022 le carceri minorili ospitavano 381 persone, numero stabile da anni, a fine 2024 arrivano a 587 e nel 2025 a 572, più 35%. A crescere del 21% anche gli ingressi nelle Comunità penali. Lo stesso nei Centri di Prima Accoglienza, con un aumento del 34%. Per i ricercatori di Antigone la causa principale dell’impennata di minori detenuti, a fronte di un dato stabile nei reati, è il cosiddetto Decreto Caivano del settembre 2023 che - afferma la ricerca - «ha costituito la più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile mai effettuata dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988 a oggi»
Ma ritornando all’analisi dei dati aggiornati sul sistema penitenziario, il fatto che aumentino anche le misure alternative, dovrebbe essere positivo visto che è uno strumento di riduzione della pressione sulle carceri. Ma in realtà suggerisce che la crescita, non enorme, non fa da compensazione visto che le carceri sono strapiene. Significa che tale strumento non è ampliato. Per questo si attendono vere politiche deflattive.
Un’emergenza strutturale senza risposta
I dati del Dap a fine febbraio scorso fotografano una situazione che non ha trovato risposta concreta nelle politiche degli ultimi anni. Le variazioni mensili, come quella di febbraio, sono troppo piccole per incidere su un problema che si misura in migliaia di persone e decine di punti percentuali. I nuovi posti creati - trenta in più in tutta Italia nel corso del mese - sono poca cosa di fronte a un deficit strutturale che, solo nell'ultimo anno, si è allargato di 1.700 unità.
L’unica regione italiana che non è sovraffollata è la Valle d'Aosta. Tutte le altre sono oltre la capienza. Settantasei su cento penitenziari ospitano più persone di quante dovrebbero. E il numero degli istituti con tassi superiori al 150% è cresciuto di dieci unità in un solo anno. Sono numeri che raccontano non un'emergenza improvvisa, ma una condizione diventata ordinaria. Una normalizzazione del soprannumero che rende sempre più difficile garantire alle persone detenute condizioni dignitose e agli operatori la possibilità di lavorare.