Giovedì 05 Marzo 2026

×

L'approfondimento

Morti in carcere, 254 decessi nel 2025: crescono i casi “da accertare”

Report del Garante: popolazione detenuta +16,9% dal 2021. Suicidi e morti naturali in calo, ma aumentano le cause non ancora determinate

05 Marzo 2026, 10:54

Morti in carcere, 254 decessi nel 2025: crescono i casi “da accertare”

Carceri

Nel 2025 i decessi negli istituti penitenziari tornano al centro del dibattito pubblico con un dato che, secondo il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), va letto insieme all’andamento della popolazione detenuta, cresciuta in modo significativo negli ultimi anni. La presenza media è infatti passata da 53.758 persone nel 2021 a 62.841 nel 2025, con un incremento del 16,9%: un elemento che, sottolinea il report, serve a contestualizzare l’evoluzione dei decessi e la loro incidenza complessiva.

I numeri del 2025: 254 decessi e percentuale invariata

Tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2025, negli applicativi del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) risultano 254 decessi complessivi. Il dato è in aumento rispetto al 2024 (246), ma resta invariata l’incidenza sulla popolazione carceraria: 0,4%.

Nel dettaglio, il report Gnpl distingue le cause in categorie, per evidenziare differenze e criticità specifiche:

I suicidi sono stati 76 (il 29,92% del totale). I decessi per cause naturali sono 125 (il 49,21%). Le morti per cause da accertare risultano 50 (il 19,69%). I decessi accidentali sono 3 (l’1,18%).

Suicidi e cause naturali in calo, ma cresce l’area “da accertare”

Un passaggio che il report evidenzia con nettezza riguarda la dinamica interna delle categorie. Nel confronto con il 2024, risultano in diminuzione sia i suicidi (da 83 a 76) sia i decessi per cause naturali (da 142 a 125). A crescere, invece, è la voce che più di tutte fotografa un’area grigia: i decessi per cause da accertare, aumentati da 15 nel 2024 a 50 nel 2025.

Cosa significa “cause da accertare”

In questa categoria rientrano i casi in cui, al momento della rilevazione statistica, non è stata ancora determinata con certezza la causa del decesso: può dipendere dalla necessità di accertamenti medico-legali o dalla pendenza di indagini giudiziarie. Il Gnpl precisa che, con la chiusura ufficiale degli accertamenti, la distribuzione tra categorie può quindi cambiare.

Il senso del report: un dialogo informato sulle condizioni di vita in carcere

Il Garante nazionale chiarisce che i dati utilizzati per studio e analisi provengono dagli applicativi del Dap e che l’obiettivo complessivo è contribuire a un confronto informato sulle condizioni di vita negli istituti. La distinzione tra le categorie, in particolare per i suicidi, serve anche a richiamare l’attenzione sulla fragilità e sulla necessità di un’attenzione costante alla persona, oltre che su interventi capaci di tutelare dignità e diritti fondamentali.

La reazione politica: l’attacco di Magi al governo

Sui numeri del report interviene anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che lega l’aumento della presenza detenuta alle scelte dell’esecutivo: «Un governo che governa con le manette, che aumenta pene, reati e aggravanti: le carceri vedono aumentare del 17% i detenuti, gli istituti penitenziari esplodono e crescono le morti tra la popolazione carceraria». Per Magi, «uno scenario drammatico» in cui le misure finora adottate avrebbero peggiorato la situazione, mentre resterebbero sul tavolo proposte come l’istituzione di case territoriali di reinserimento sociale e l’introduzione del “numero chiuso” nelle carceri.