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L'approfondimento

L’incubo camere di sicurezza: niente aria, doccia e avvocato

Il Garante dell'Emilia Romagna: in 21 siti di Polizia locale registri irregolari nel 67% dei casi. Celle di transito senza qualsiasi garanzia

03 Marzo 2026, 10:53

L’incubo camere di sicurezza: niente aria, doccia e avvocato

C'è un numero che dice tutto: zero. Su 21 siti della polizia locale in Emilia-Romagna dotati di camere di sicurezza, nessuno - proprio nessuno - mette a disposizione degli arrestati l’elenco degli avvocati. È la fotografia più nitida di cosa significhi essere arrestati e finire in una camera di sicurezza gestita dalla polizia municipale: si può restare rinchiusi senza sapere a chi telefonare, senza avere sotto mano un nome, un numero, un riferimento per esercitare il diritto alla difesa. Un diritto garantito dalla Costituzione, che nella realtà concreta di queste celle diventa carta straccia.

I dati vengono dal monitoraggio condotto dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale dell’Emilia-Romagna, presentato il 29 gennaio 2026 al Palazzo del Governatore di Parma durante una giornata di formazione per il personale della polizia locale, realizzata in collaborazione con il Garante Nazionale (Gnpl). Il risultato è un documento che fotografa un sistema frammentato, lasciato spesso all’inventiva dei singoli, dove le garanzie per chi è privato della libertà dipendono dalla provincia in cui ci si trova.

I numeri: quante persone, quante celle

Le camere di sicurezza sono celle di trattenimento temporaneo presenti nelle caserme dei carabinieri, nelle questure e nei comandi di polizia locale. Non sono carceri. Servono a trattenere chi viene arrestato o fermato nelle ore successive all'intervento, in attesa della convalida dell'arresto. La permanenza dovrebbe essere breve - poche ore, al massimo una notte. Ma le condizioni in cui una persona trascorre quelle ore possono fare la differenza tra un trattamento dignitoso e qualcosa che la Corte europea dei diritti dell'uomo definisce trattamento inumano o degradante. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) ha stabilito standard minimi precisi: spazio adeguato, luce e aria naturale, accesso all'aria aperta, pasti regolari, informazione sui propri diritti. Soglie sotto le quali uno Stato di diritto non dovrebbe scendere. Il monitoraggio emiliano-romagnolo dimostra che in molti casi si scende eccome.

Il Garante regionale ha visitato 21 siti della polizia locale - tre in meno rispetto ai 24 segnalati dalle prefetture, perché in provincia di Bologna due risultavano inesistenti, e uno in provincia di Ferrara era già fuori uso. In questi 21 siti ci sono complessivamente 28 camere di sicurezza. Quanto a quante persone ci siano transitate negli ultimi tre anni, dal 2023 al 2025, il dato è semplicemente non rilevabile. Nessun sistema di raccolta dati, nessun registro uniforme. Per capire la dimensione del fenomeno basta guardare le altre forze di polizia, dove il conteggio esiste: i Carabinieri nel 2024 hanno registrato 992 persone nelle 66 camere di sicurezza della regione, la Polizia di Stato 1.440 nelle sue 40 strutture. Per la polizia locale, quel numero resta un vuoto.

Senza aria, senza doccia e senza luce

Le condizioni fisiche mostrano un quadro a due velocità. Le dimensioni sono adeguate in 18 casi su 21, la manutenzione è ottima in 13. Fin qui le buone notizie. Poi arrivano i numeri che pesano. Il 62% delle camere non ha aria naturale né luce naturale: tredici strutture su ventuno tengono i detenuti in ambienti senza finestre o ventilazione adeguata. Il 62% non ha riscaldamento né condizionamento. Il 95% non ha la doccia: su ventuno strutture, una sola la prevede.

Il dato più allarmante è un altro: l’accesso all’aria aperta è assente nel 100% dei casi. Ventuno siti su ventuno non prevedono alcuna possibilità per il detenuto di uscire all’esterno, anche solo per pochi minuti. Il Cpt considera l’accesso quotidiano all’aria aperta un diritto irrinunciabile per chiunque sia privato della libertà. In Emilia-Romagna, per la polizia locale, questa regola non esiste.

Il pulsante di chiamata - quello che permette a chi è in cella di segnalare un'emergenza - manca nel 67% delle strutture: quattordici su ventuno. Una persona che si sente male non ha modo di comunicarlo se nessuno passa davanti alla porta.

Il cibo lo porta il parroco

Tra i dettagli che restano impressi c’è quello sulla fornitura dei pasti. Otto strutture hanno convenzioni con mense o servizi per buoni pasto. Quattro non forniscono nulla. In altri quattro casi i pasti vengono procurati - si legge testualmente nelle slide - “dal parroco del paese o tramite la Caritas”. Non è una nota folkloristica: è la dimostrazione che in alcuni comandi, quando arriva un detenuto, l'unica soluzione trovata è bussare alla porta della chiesa. Un sistema che dipende dalla generosità individuale, non da un protocollo istituzionale.

La gestione amministrativa rivela le criticità più pesanti. Il registro delle presenze - dove devono essere annotati ingressi, uscite e ogni evento rilevante - presenta irregolarità nel 67% dei casi: quattordici strutture su ventuno. Irregolarità vuol dire dati mancanti, annotazioni incomplete, lacune che rendono impossibile ricostruire cosa sia successo durante una detenzione. Senza un registro affidabile, la verifica di eventuali violazioni non è possibile.

Il foglio dei diritti - il documento che informa il detenuto del diritto al silenzio, del diritto a un avvocato, del diritto ad avvertire un familiare - è presente solo in undici strutture su ventuno. In dieci non c'è. Quasi la metà. E poi il dato già citato: l'elenco degli avvocati disponibili manca in tutte e ventuno le strutture, senza eccezione.

Registri irregolari, fogli dei diritti assenti in metà dei casi, nessun elenco di avvocati ovunque: il diritto alla difesa, nella sua forma più concreta e immediata, non viene garantito. Una persona fermata dalla polizia municipale in molte zone dell'Emilia-Romagna può trovarsi chiusa in una cella senza sapere cosa può fare, senza poter facilmente contattare un legale.

Che cosa succede adesso

Il Garante regionale, nella sintesi presentata a Parma, ha individuato quattro aree di miglioramento: prevenzione del suicidio e gestione sanitaria, tutela della privacy dall'arresto alla permanenza in camera, condizioni strutturali e di trattamento, formazione del personale sulla gestione degli eventi critici. Non è una lista di obiettivi ambiziosi. È una lista di cose che dovrebbero già esistere. Il fatto che vengano presentate come “aree di miglioramento” nel 2026 dice quanto strada ci sia ancora da fare.

Le camere di sicurezza della polizia locale restano in una zona grigia: non sono carceri, quindi sfuggono ai circuiti ordinari di controllo. Il merito dell’Emilia-Romagna è averle guardate dentro, averlo reso pubblico e averlo portato in un'aula di formazione. Ma guardare non basta. Una persona che trascorre anche solo una notte in una cella senza finestre, senza poter uscire all'aria, senza sapere che può chiamare un avvocato, non sta subendo una piccola scomodità. Sta subendo una violazione. Chiamarla con il suo nome è il primo passo per ristabilire le garanzie del tutto inesistenti.