Giovedì 26 Marzo 2026

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L’EVENTO

Riforme e post voto. A Brescia il dibattito dell’avvocatura

Al via la consueta due giorni di “Esperienze a confronto”, promossa da Cnf e Fai per ascoltare gli Ordini forensi di tutta Italia

26 Marzo 2026, 19:59

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Riforme e post voto. A Brescia il dibattito dell’avvocatura

Lo scossone del referendum risuona anche nell’Auditorium di San Barnaba, a Brescia, dove il Consiglio nazionale forense e la Fondazione dell’avvocatura italiana hanno scelto di chiamare a raccolta gli Ordini di tutta Italia, per l’ormai consueto appuntamento di “Esperienze a confronto”.

Oggi l’apertura, con gli interventi del “padrone di casa”, il presidente del Coa bresciano Giovanni Rocchi, e della vicepresidente Cnf Patrizia Corona, che porta anche il saluto del vertice di via del Governo Vecchio Francesco Greco, costretto a rinunciare in extremis all’evento. Quindi le prime due sessioni di “Esperienze a confronto”, dedicate al rapporto degli Ordini con società, istituzioni e magistratura. Domani la ripresa con altri due focus, rispettivamente su deontologia e struttura dei Coa, ai quali seguiranno le conclusioni della due giorni, affidate al vicepresidente della Fai Vittorio Minervini.

Si inaugura l’incontro davanti a una sala gremita. Clima sereno, ma anche di chiara consapevolezza dell’impatto che la vittoria del No al referendum produrrà sulla giurisdizione. Il presidente del Coa di Brescia, Rocchi, non elude neppure per un istante il problema: «Siamo di fronte alle conseguenze del voto, che va rispettato. Non vuol dire però che chi come noi si è sempre battuto per la parità delle parti nel processo, anche qui, nella città di Giuseppe Frigo, debba smettere di difendere quei principi». Il presidente del Coa di Brescia non si risparmia dal ricordare «le sgangherate iniziative del giorno dopo», assunte da diversi sostenitori del No, nella magistratura e non solo, «un clima insopportabile da regolamento di conti». Rocchi si sofferma anche sull’urgenza di «sollecitare con fermezza il Parlamento a riprendere l’esame della nostra riforma, la legge sull’ordinamento forense».

Non è in ogni caso un “day after” semplice. Ed è la vicepresidente nazionale dell’avvocatura Patrizia Corona a richiamare «l’importanza del quattordicesimo evento sulle “Esperienze a confronto”, che mai come quest’anno dev’essere anche e soprattutto confronto di idee. Qui sul palco ma anche fra di noi, nel modo più diretto. Come Cnf abbiamo mantenuto una posizione di assoluta apertura», e cita questo giornale come luogo in cui «sono state ospitate le posizioni favorevoli al Sì come quelle che sostenevano il No». Non si può fare a meno, aggiunge la vicepresidente del Cnf, di «apprezzare la grande partecipazione» al voto sulla separazione delle carriere, «in particolare tra i giovani». Ma proprio perché la riforma è stata bocciata da molti che hanno sperimentato l’elettorato attivo per la prima volta, nota Corona, «dobbiamo chiederci se abbiamo sottovalutato una parte del messaggio, anche nelle attività di formazione che da anni il Consiglio nazionale e gli Ordini promuovono nelle scuole».

Di contributi, dal palco, ne arrivano dai rappresentanti di diversi Ordini. A fissare le premesse del dibattito e a introdurre le testimonianze dei colleghi sono anche le parole di Vittorio Minervini, che evoca a propria volta le figure di Frigo e di Zanardelli, del quale «quest’anno ricorre il bicentenario della nascita. Ecco», rassicura il vicepresidente Fai, «noi, da Zanardelli, siamo rimasti gli stessi. E dobbiamo essere fedeli alla nostra vocazione, qualunque sia il governo che guiderà il paese nei prossimi anni». Il rigore etico che pure Corona ha richiamato, aggiunge Minervini, «dev’essere nella procedura deontologica e in tutte le attività degli Ordini».

Va ritrovata, come esorta Giovanna Ollà, consigliere segretario del Cnf, anche «un’intesa fra i protagonisti della giurisdizione, fra avvocati e magistrati, per raffreddare un conflitto che il referendum può aver acceso ma che non ha ragion d’essere. Va ristabilito il dialogo». Sul concetto insiste anche Donato Di Campli, che del Cnf è tesoriere, e che fa da moderatore alla prima sessione, dedicata appunto al rapporto fra Coa, cittadini, società e istituzioni: «La funzione degli Ordini è chiaramente radicata nel tessuto sociale, ha una sua forza all’interno della vita pubblica». Lo ricordano, con le loro testimonianze, i rappresentanti di diversi Ordini, dai più grandi come quello di Bari, per il quale interviene Roberta Desiati, che si sofferma soprattutto sul dovere di «sostenere i cittadini più deboli, nonostante le difficoltà della stessa classe forense», ai più piccoli, anche per numero di dipendenti, come l’Ordine forense di Lodi, presente con Angela Odescalchi, che pure ripercorre le molte iniziative assunte dal suo Consiglio, così come fanno Alessandra Formisano per Siracusa e Michela Biancalana per Perugia.

A chiedersi cosa sarà del dialogo fra avvocatura e magistrati nel “dopo-referendum” è il consigliere nazionale Francesco De Benedittis , che modera la seconda sessione dedicata proprio al “Consiglio dell’Ordine nei rapporti con gli avvocati e la magistratura”. Ne parlano Angela Del Vecchio per il Coa di Santa Maria Capua Vetere, Antonio Angelini per il Coa di Trento, Alessandra Joseph (Arezzo), Giovanni Delucca (Bologna) e Paolo Ponzio (Alessandria). Tra gli snodi cruciali della questione, i nuovi spazi che, come ricorda il Consigliere nazionale Francesco Pizzuto, «la riforma Cartabia riconosce formalmente all’avvocatura nei Consigli giudiziari, in particolare con la possibilità di esprimersi sulle valutazioni di professionalità dei magistrati. Prerogativa che resta però inefficace, finché verrà ostacolato o ritardato l’accesso alla documentazione sui singoli profili da esaminare, come spesso capita». Altro aspetto che l’esito del referendum non può certo far passare agli archivi come un ulteriore ineluttabile squilibrio.