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Lavrov al Cairo: «Manterremo gli impegni presi sul grano»

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All’indomani del raid al porto di Odessa, Mosca ammette di averlo compiuto (ma di avere colpito solo obiettivi militari). E il ministro degli esteri russo inizia il suo tour in Africa a caccia di alleati
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All’indomani dell’attacco missilistico al porto di Odessa la Russia, che inizialmente aveva negato di esserne responsabile, ammette di averlo compiuto. Ma afferma di avere colpito solo obiettivi militari: missili a lungo raggio hanno colpito una nave da guerra ucraina e un deposito di missili anti-nave Harpoon degli Stati Uniti, ha annunciato il portavoce del ministero della Difesa di Mosca, Igor Konashenkov. Nel giorno in cui ricorre il quinto mese dall’invasione dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio.

L’attacco al porto di Odessa ha gettato un’ombra sul futuro dell’accordo per lo sblocco dell’export di grano dai porti ucraini, firmato a Istanbul solo venerdì. «Un faro di speranza nel Mar Nero», l’aveva definito il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres, ma meno di 24 ore dopo missili erano piovuti proprio sul porto di Odessa, cioè uno dei tre interessati dall’intesa, insieme a Chernomorsk e Yuzhny. Tuttavia il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov – partito a caccia di alleati in Africa – dall’Egitto (che è la prima tappa di un giro che lo porterà anche in Etiopia, Uganda e Congo) ha assicurato che Mosca si impegna ad adempiere ai propri obblighi previsti dagli accordi di Istanbul.

Prima tappa del tour è stato l’Egitto, il più grande partner commerciale ed economico della Russia in Africa e tra i maggiori importatori di grano al mondo. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, e il ministro degli Esteri, Sameh Shukry, poi si recherà anche in Etiopia, Uganda e Repubblica Democratica del Congo. Lavrov ha garantito che Mosca «rispetterà» gli obblighi sottoscritti a Istanbul «indipendentemente dalla revoca delle sanzioni» occidentali, che peraltro, ha aggiunto, «non stiamo implorando». Allo stesso tempo, però, il ministro russo ha auspicato che le Nazioni Unite riescano a rimuovere le «restrizioni illegittime» che, a suo dire, hanno impedito l’attuazione delle operazioni che riguardano il grano russo, tra cui le assicurazioni, l’ingresso delle navi russe nei porti stranieri e viceversa.

Parlando alla Lega araba, ha aggiunto anche una precisazione: le navi verranno scortate da una terza parte, oltre a Russia e Turchia, «che verrà determinata successivamente». Parole rassicuranti sull’intesa sembrano arrivare da Kiev: il ministro ucraino delle Infrastrutture, Oleksandr Kubrakov, ha detto che l’Ucraina continuerà «i preparativi tecnici per il lancio delle esportazioni di prodotti agricoli dai nostri porti». A Istanbul Russia e Ucraina hanno firmato due accordi identici, gemelli, con Onu e Turchia, ed è proprio Kubrakov ad avere firmato per conto di Kiev: sblocco dell’export dei milioni di tonnellate di cereali fermi in Ucraina e al tempo stesso via libera all’esportazione di grano e fertilizzanti russi. «Cinque mesi. La guerra non ha spezzato e non spezzerà l’Ucraina», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Che a proposito dell’attacco di Odessa ha detto però che ha «distrutto ogni possibilità» di dialogo con la Russia.

Intanto sul campo, secondo l’update dell’intelligence britannica, la Russia ha fatto «progressi minimi» nell’offensiva in Donbass, che resta concentrata sulla città di Bakhmut nel Donetsk. Quanto al sud dell’Ucraina, attacchi russi hanno colpito il porto di Mykolaiv sul Mar Nero ferendo cinque civili. E nella regione di Kherson, secondo il think tank !Institute for the Study of War”, è probabile che le forze ucraine si stiano preparando a lanciare o abbiano già lanciato una controffensiva. Un consigliere dell’amministrazione regionale, Serhiy Khlan, ha invitato i civili a restare in silenzio sui progressi effettivi di Kiev finché non ci sono dichiarazioni ufficiali delle autorità ucraine.

 

 

 

 

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