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Governo, una crisi tutta al maschile

E' stata una crisi di governo tutta gestita da maschi, da Salvini a Conte, passando per Di Maio e Renzi. Sembra una questione di poco contro ma rappresenta un vulnus per la democrazia
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La seconda carica dello Stato che ha gestito i tempi della crisi al Senato è una donna, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama è ancora una donna, Anna Maria Bernini. E nel dibattito politico non mancano le voci autorevoli che prendono parola e promuovono le loro idee. Ma è poco, troppo poco.

La crisi a cui abbiamo assistito in questi giorni è stata una messa in scena con protagonisti esclusivamente maschili. Matteo Salvini che ha dato il via al countdown per poi restare fregato; Matteo Renzi che con la mossa del cavallo ha spiazzato tutti rimettendosi al centro della scena politica; Giuseppe Conte che dopo una presidenza opaca ha conquistato le luci della ribalta.

E così via: da Luigi Di Maio, che non ha accettato il ricatto di Salvini, a Nicola Zingaretti che tenta di giocare le sue carte senza essere stritolato dalle manovre di Renzi, fino ai pontieri Dario Franceschini e Vincenzo Spadafora che stanno provando a costruire un’intesa tra Pd e Cinque stelle. E ancora, a caso, Beppe Grillo, Giancarlo Giorgetti, Roberto Fico etc. Ma è così anche nell’informazione. I commenti ieri su La Repubblica e il Corriere della sera erano affidati a firme maschili, come se solo loro potessero capire che cosa stia veramente accadendo in un momento così delicato per la vita del Paese.

Come se solo loro potessero raccontare le sorti della nostra Repubblica. Uomini, sempre uomini.

E il fatto che siamo davanti ad una crisi e non alla normale amministrazione rende il dato ancora più inquietante: le donne quando la situazione è delicata non ci sono, non fanno parte della partita. Sono tenute di lato, comparse che ogni tanto hanno una battuta importante ma non tale da diventare determinanti.

I motivi di questa esclusione – che per fortuna non esiste in altri Paesi, sicuramente non in Germania dove è Angela Merkel a condurre la partita – sono vari e su questo ormai esiste una letteratura infinta che ne indaga le ragioni, a partire dal potere che gli uomini hanno esercitato storicamente nella sfera pubblica. Ma mentre in molti altri settori non è più così, la politica fa muro contro il cambiamento.

Non è una questione di poco conto, è invece un vulnus democratico che non si può trascurare. Non possiamo restare indifferenti all’immagine di una politica che indossa come unico abito la giacca e la cravatta. Sbaglia chi pensa che il problema sia solo delle donne: se la democrazia è dimezzata, se esclude una parte dell’umanità, è un problema di tutti. E’ il segno che qualcosa di importante non funziona.

Anzi, dovrebbero essere in primo luogo gli uomini a notarlo e a dire basta.

 

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