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Se i processi fossero processi…

Il commento di Tiziana Maiolo
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L’arresto di Battisti non dispiace quasi a nessuno. E coloro che hanno qualche dubbio sui suoi processi e sulle sue condanne per ora tacciono. Ma qualcosa bisognerà pur dirla. Che paese sarebbe l’Italia, per esempio, se come nei paesi civili nessuno potesse essere processato in contumacia. Se lo Stato impegnasse tutte le sue forze nel catturare i latitanti e portarli davanti a un giudice invece che nel processare una sedia vuota. Arresto di Battisti: che bella sarebbe l’Italia se i processi fossero processi

Che mondo sarebbe. Che paese sarebbe, l’Italia. Se i rappresentanti del Governo esibissero la loro forma migliore per ricevere, fin sotto all’aereo, i capi di Stato estero o porgere un saluto compunto, commosso, davanti all’arrivo delle bare avvolte nel tricolore di nostri soldati caduti in guerre lontane. Se invece.

Se invece non dovessimo vedere mezzo governo, guidato da due ministri apicali quali coloro che rappresentano la politica interna e quella di giustizia precipitarsi in aeroporto, gonfiare il petto con soddisfazione, improvvisare una conferenza stampa sulla pista, affilare frasi quali «deve marcire in galera». È’ arrivato a Roma Cesare Battisti. Quattro ergastoli di condanna per diversi omicidi con l’aggravante del terrorismo, un’evasione dal carcere di Frosinone, trentasette anni di latitanza. E con addosso un fardello di antipatie per le tutele avute in Francia dalla “dottrina Mitterand” e da una certa notorietà acquisita come scrittore di thriller. Ma protetto anche, in seguito, dal governo messicano e dal Brasile di Lula. Un quadro che, unito a quella sua certa strafottenza con cui, invece di chiedere perdono si è sempre dichiarato vittima di ingiustizie, lo ha trasformato suo malgrado in immagine simbolica di ogni negatività legata al terrorismo degli anni Settanta.

Anche all’interno del famoso album di famiglia della sinistra italiana in cui nacquero i progetti di sovversione armata, gli atti sanguinosi per i quali Battisti è stato condannato stridono come il gesso sulla lavagna. Mentre le Brigate rosse e Prima Linea, accecati dalle loro ideologie, uccidevano uomini politici, magistrati e giornalisti, i Proletari armati per il comunismo ( cui Battisti, delinquente comune, aveva aderito con una rapida politicizzazione in carcere) avevano assunto un ruolo quasi da vendicatori, assassinando persone non certo di potere quali semplici poliziotti o commercianti. Proletario è sempre rimasto in fondo, Cesare Battisti. E forse proprio per questo coccolato dalle intellighenzie di sinistra, in particolare francesi. E proprio per questo un po’ snobbato dalla parte più aristocratica dello stesso terrorismo degli anni Settanta. In fondo il suo arresto non dispiace quasi a nessuno. E coloro che hanno qualche dubbio sui suoi processi e sulle sue condanne per ora tacciono. Ma qualcosa bisognerà pur dirla. Che paese sarebbe l’Italia se per esempio, come è nei paesi civili, nessuno potesse essere processato in contumacia. Se valesse il principio dell’habeas corpus. Se lo Stato impegnasse tutte le sue forze nel catturare i latitanti e portarli davanti a un giudice invece che nel processare una sedia vuota. Se la prova si formasse veramente nel dibattimento alla presenza delle parti e se queste avessero pari diritti. Se non fosse sufficiente la parola di un “pentito” per essere condannati. L’Italia sarebbe un paese nel quale Cesare Battisti sarebbe stato forse ugualmente condannato. Ma saremmo tutti più tranquilli se fossero state osservate queste quattro regole dello Stato di diritto.

 

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