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Tragedia in Siria. Ma nessuno se ne ricorda

L'appello del Papa: «Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria»
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È un’emergenza vera, quella del Coronavirus. Ma aiuta anche a sbiadire la memoria, a rilassare le palpebre e non vedere quanto accade in Siria. Un luogo dimenticato da tutti, sopratutto dall’Europa, che ora può trincerarsi dietro l’emergenza che sta al di qua dei confini, per poter ignorare con meno sensi di colpa quel che accade ai limiti della propria esistenza.

Quel che accade è l’inferno in terra, uomini respinti, diventati cose, costretti ai margini non solo di un territorio, ma anche della vita. Bambini costretti a morire di freddo, colpevoli di essere nati nella Siria di Assad, a morire dilaniati, tra le braccia di genitori che non hanno altre possibilità di scelta se non quella di scappare.

Sui media non c’è quasi traccia di notizie che diano conto di cosa stia accadendo in Siria. Nel Governatorato di Idlib sono circa 900mila le persone in viaggio e l’ultimo accordo che riguarda le loro vite è il  cessate il fuoco, concluso lo scorso 6 marzo dal presidente russo Vladimir Putin e dal leader turco Recep Tayyip Erdogan. Un accordo in tre punti che prevede la creazione di un corridoio di sicurezza largo 12 chilometri (a 6 chilometri di distanza e altro) lungo la strada che collega Latakia alla Siria settentrionale. Una striscia di terra sorvegliata da pattuglie congiunte russo-turche dal 15 marzo in poi e che dovrebbe consentire il reinsediamento dei profughi siriani presenti in Turchia.

A ricordarsi dei profughi siriani, ancora una volta, è il Papa, “ingabbiato” nella Biblioteca del Vaticano per la preghiera dell’Angelus. Il suo primo pensiero e ringraziamento va al gruppo delle associazioni, in piazza con uno striscione, «che manifesta e lotta “Per i dimenticati di Idlib”. Grazie per quello che fate», ha detto Bergoglio.

«Saluto le Associazioni e i gruppi che si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti della città di Idlib e del nord-ovest della Siria, costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra», afferma: «Rinnovo la mia grande apprensione, il mio dolore per questa situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse».

Erdogan, intanto, si recherà domani a Bruxelles per discutere con i rappresentanti dell’Unione europea in merito alla crisi dei rifugiati in fuga dalla vicina Siria. «Speravamo di ottenere molto più sostegno dalla comunità internazionale quando si tratta di rifugiati. Domani avrò un incontro in Belgio con i funzionari dell’Unione europea. Discuteremo di questi temi», ha dichiarato, dopo aver annunciato, la scorsa settimana, l’apertura delle frontiere verso la Grecia e la Bulgaria consentendo a migliaia di migranti e rifugiati di ammassarsi lungo le barriere di confine

La Turchia sostiene oggi che Bruxelles non abbia rispettato le promesse che comprendevano l’esenzione dei visti per i cittadini turchi diretti nell’Ue e un’unione doganale rafforzata. In otto anni di guerra Ankara ha sostenuto l’opposizione siriana nella lotta contro le forze governative, appoggiate invece dalla Russia e dall’Iran. In questi anni ha lanciato nella regione ben quattro operazioni militari, l’ultima delle quali, nota con il nome «Scudo di primavera», è iniziata il primo marzo con l’obiettivo di fermare l’offensiva lanciata dall’esercito del presidente siriano Bashar al Assad per riconquistare la provincia di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli nel nordovest della Siria.

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