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Cpr, da Gorizia a Trapani migranti in rivolta per le condizioni di vita

Sei persone arrestate per gli incendi a Torino. A Bari situazione fuori controllo. Il garante nazionale delle persone private della libertà ha da sempre evidenziato la possibilità per gli ospiti dei centri di reclamare I propri diritti
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Aumentano i disagi dei migranti trattenuti nei centri di permanenza e rimpatrio ( Cpr). All’inizio dell’anno, in diversi centri sparsi nell’Italia ci sono state delle rivolte. Ancora una volta è accaduto nel Cpr di via Brunelleschi, a Torino. A meno di un mese dalle ultime rivolte, i migranti hanno ricominciato, sabato sera, la loro opera di demolizione del Cpr di corso Brunelleschi. Il fuoco aveva cominciato a divampare sul far della mezzanotte nelle aree verde e rossa per poi diffondersi anche all’area bianca dove sono trattenute complessivamente più di 100 persone.

I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e la polizia è stata impegnata, per una giornata intera, nelle operazioni necessarie a riportare la calma. Ora si sta valutando l’agibilità degli edifici. L’area gialla e quella viola, dove era scoppiata una rivolta a fine novembre, sono tutt’ora inutilizzabili e 60 persone erano state spostate in centri di altre città. Il 15 dicembre la protesta era stata invece nell’area rossa, dove i trattenuti sono più di una quarantina. A Capodanno, gli ospiti dell’area blu hanno incendiato dei materassi. Sei persone sono state arrestate dalla polizia per danneggiamento aggravato.

Nel Centro di permanenza per il rimpatrio di contrada Milo a Trapani, la sera di giovedì 2 gennaio verso le 23.30 è avvenuta invece una rivolta che ha portato all’incendio di materassi e coperte in tre padiglioni, rendendo necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Non risultano feriti e almeno una sezione del Cpr sembra sia ora inagibile. Pare che si sia trattato di una protesta in vista di un imminente trasferimento.

Nel centro di detenzione, dalla capienza di 150 posti, sono attualmente recluse 45 persone, 24 delle quali erano state trasferite a fine novembre dal Cpr di Torino dopo la precedente rivolta. Ma anche dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, riaperto il 16 dicembre, sono giunte notizie di resistenze ai trasferimenti attraverso atti di autolesionismo: alcuni reclusi avrebbero ingoiato lamette, palline da ping pong, sapone, e sarebbero stati ricoverati nell’ospedale di Gradisca, sorvegliati a vista per evitare tentativi di fuga. A Gradisca sono rinchiuse 65 persone provenienti in gran parte dai lager di Torino e Bari danneggiati dalle recenti rivolte.

Sì, perché a dicembre, proprio al Cpr di Bari, alcuni migranti avevano incendiato tre degli ultimi quattro moduli rimasti sani dopo gli incendi dei mesi scorsi. Trenta migranti sono stati quindi trasferiti nel Cpr di Gorizia. La situazione del centro barese appare ormai fuori controllo e ci sono serie preoccupazioni per i lavoratori impiegati nella struttura in seguito all’unico modulo rimasto in piedi. I dipendenti della cooperativa che gestisce il Cpr barese hanno protestato recentemente per via delle condizioni di lavoro ed economiche, a quanto pare non del tutto mutate non essendo stati ancora pagati lo stipendio di novembre e la tredicesima.

I migranti trattenuti nei Cpr, a differenza dei detenuti nelle carceri, non hanno possibilità di reclamare i loro diritti. Un problema già sottolineato dal Garante nazionale delle persone private della libertà, evidenziando come sia rimasto irrisolto il problema della mancanza, per i migranti, di uno strumento di ricorso per sollevare reclami in merito alle condizioni di trattenimento.

Questa lacuna era già stata riscontrata nel 2013 dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ( Unhcr) e successivamente dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella sentenza Khlaifia e altri c. Italia, ma non sembra essere stata colmata. Per questo motivo il Garante ha raccomandato che venga prevista una procedura di reclamo che permetta di porre al vaglio di un’Autorità indipendente le questioni riguardanti le condizioni materiali di sistemazione nei Centri, le relative regole e l’esercizio dei propri diritti, ponendo massima attenzione alla manifestazione di volontà di accedere alla protezione internazionale.

 

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