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Il caso Bibbiano blocca la nomina alla Procura minorile di Roma

La promozione di Spadaro congelata dall’indagine ministeriale. Gli uomini di via Arenula dovranno verificare eventuali connivenze tra giudici minorili e servizi sociali
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Avrebbe dovuto essere nominato procuratore minorile a Roma ieri, con quattro voti favorevoli contro i due accordati alla sua concorrente, Giuseppina Latella, procuratore per i minorenni di Reggio Calabria. Ma l’annuncio dell’invio degli ispettori ministeriali negli uffici da lui diretti ha congelato tutto per Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale dei minori di Bologna.

Gli uomini di via Arenula dovranno verificare eventuali connivenze tra giudici minorili e servizi sociali dei Comuni della Val d’Enza, finiti al centro dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sul presunto giro di affidi illeciti di minori sottratti illegittimamente alle proprie famiglie. In attesa della nuova indagine, ciò che al momento è certo è quanto emerso dalla prima ispezione disposta dal ministero: la natura di “parte offesa” del Tribunale dei minori. Spadaro sarebbe dovuto andare a riempire un posto vacante ormai dallo scorso novembre.

Ma il plenum, ieri mattina – ovvero 48 ore dopo l’annuncio del ministro Alfonso Bonafede – ha rinviato la delibera in quinta Commissione, con 16 voti a favore e 7 contrari, su richiesta del consigliere laico Fulvio Gigliotti, del M5s, e del togato di A& I Giuseppe Marra, che ha motivato il rinvio con la necessità di «aspettare l’esito dell’indagine ispettiva, che ha durata di una settimana». La richiesta è stata condivisa anche dai laici Filippo Donati, in quota M5s, e Stefano Cavanna, Lega, che hanno chiesto «cautela per fugare ogni dubbio».

Ma a far clamore è stata anche la comunicazione di concerto di Bonafede a favore dei due candidati, con un’inusuale precisazione: «il dottor Spadaro non ha mai svolto funzioni requirenti». Una caratteristica che, però, non ha alcun peso, stando alla stessa circolare del Csm sugli incarichi direttivi, nella scelta del procuratore minorile.

La nomina di Spadaro è stata appoggiata dai consiglieri del Csm Fulvio Gigliotti, Loredana Miccichè, Emanuele Basile e Piercamillo Davigo, mentre a sostenere Latella sono stati Marco Mancinetti e Mario Suriano. Nelle relazioni di presentazione il lavoro dei due magistrati calabresi è stato ampiamente elogiato, ma alla fine a prevalere è stato quello di Spadaro, «senza dubbio il magistrato più idoneo, per attitudini e merito» ad occupare quel posto, si legge nel fascicolo. Considerato il più produttivo pretore d’Italia nel 1996 e nel 1997, con oltre mille sentenze depositate in un anno, tanto da azzerare l’ufficio gip/ gup, ha portato a termine alcuni dei più importanti procedimenti nei confronti delle organizzazioni malavitose calabresi. Ma è stato anche il più giovane presidente di sezione, all’età di 43 anni, e il più giovane presidente di Tribunale, a 49.

Un giudice con «un vero e proprio amore per la funzione», ha sottolineato il Csm, e tra i massimi esperti di diritto di famiglia e minori. In sei anni di attività al Tribunale dei minori di Bologna e già dopo il primo quadrienno, Spadaro ha consentito di quadruplicare l’attività produttiva dell’ufficio, ottenendo gli elogi dopo l’ispezione ministeriale ordinaria effettuata lo scorso anno, dunque dallo stesso ispettorato del ministero.

La sua preparazione giuridica è stata definita «corposa e raffinata», di natura sia civilistica sia penalistica, garantendo «un’assai elevata produttività», sia in termini assoluti, sia all’interno dell’Ufficio, tratto «che ha caratterizzato l’intera carriera». Ed è da escludere, si legge ancora nel parere, «che possa essere attribuita qualsiasi rilevanza alla circostanza che le funzioni sono state svolte da parte della dottoressa Latella nell’attività requirente e da parte del dottor Spadaro nell’attività giudicante, potendo quindi essere attribuita valenza unicamente allo svolgimento delle funzioni nel settore minorile».

Anzi, a pesare molto è l’aver dovuto gestire un ufficio costituito dal Presidente, sei magistrati e 36 onorari, di dimensioni molto superiori a quello gestito da Latella ( con un organico costituito da un solo magistrato – spesso vacante – oltre al Procuratore), e sovrapponibile per dimensioni a quello romano.

E se entrambi hanno dovuto affrontare significative criticità, il fatto che Spadaro «abbia con risultati oltremodo lusinghieri risolto criticità di un’organizzazione più complessa e sovrapponibile a quella dell’ufficio oggetto della presente procedura – conclude il parere – porta a ritenere che lo stesso sia maggiormente idoneo» a trasferirsi a Roma. Ma per questo toccherà attendere.

 

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