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“Mi riscatto per Roma” arriva in Messico

Sarà adottato il modello italiano di reinserimento sociale dei detenuti. Una delegazione del ministero della Giustizia ha illustrato i risultati raggiunti in Italia
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Il modello italiano di lavori di pubblica utilità per i detenuti ‘ Mi riscatto per Roma’ sarà implementato nel sistema penitenziario messicano. L’impegno è stato confermato dai rappresentanti delle delegazioni di Italia, Messico e Unodc nel corso della Conferenza sui programmi di reinserimento sociale e sulle buone pratiche internazionali, che si è svolta sotto l’egida dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ( Unodc) nell’Aula del Senato della Repubblica messicana. Da lunedì una delegazione del ministero della Giustizia Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – era in missione a Città del Messico, ospite dell’Onu, per illustrare proprio il progetto “Mi riscatto per Roma” e gli importanti risultati raggiunti dall’Italia. Si è iniziato, presso la sede dell’Organo Administrativo Desconcentrado Prevención y Readaptación Social, con un tavolo tecnico dedicato all’implementazione nel sistema penitenziario messicano di nuove prassi per promuovere il reinserimento lavorativo dei detenuti. Sono intervenuti il Rappresentante dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) in Messico Antonino De Leo – promotore dell’incontro -, Muriel Jourdan (Unodc), il Capo del sistema penitenziario del Messico Francisco Garduño, il Direttore generale della Formazione del Dap Riccardo Turrini Vita ( capo della delegazione ministeriale italiana) e il Responsabile della task- force Dap sui lavori di pubblica utilità Vincenzo Lo Cascio.

All’incontro hanno partecipato inoltre i direttori di istituti penitenziari di diversi Stati messicani. La delegazione italiana ha visitato il carcere “Reclusorio Norte” di Città del Messico, istituto penitenziario grande quanto una piccola città, con poco meno di 7.200 detenuti. Al Senato della Repubblica messicana si è svolta la Conferenza internazionale organizzata dall’Onu sui programmi di reinserimento sociale e sulle buone pratiche internazionali, durante la quale sono state presentate le diverse esperienze internazionali e nazionali avviate per sostenere il reinserimento sociale delle persone private della libertà e illustrato il modello italiano dei lavori di pubblica utilità “Mi riscatto per Roma”: dall’analisi dell’iter normativo che ha portato all’introduzione nell’Ordinamento penitenziario dell’art. 20 ter dedicato al lavoro di pubblica utilità, alla successiva creazione presso l’ufficio del Capo del Dap di una apposita task- force che si occupa di diffondere il progetto sul territorio nazionale attraverso la sottoscrizione di intese con i Comuni, la magistratura di sorveglianza e i Garanti dei detenuti locali. Tali intese si uniformano tutte sul primo modello “Mi riscatto per Roma”, siglato nell’agosto 2018 dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, dal dindaco della Capitale Virginia Raggi e dal Capo del Dap Francesco Basentini.

Dopo Roma, il protocollo d’intesa è stato firmato in altri Comuni metropolitani: Milano, Palermo, Napoli e Torino. Solo in queste 5 grandi città i lavori di pubblica utilità coinvolgeranno a pieno regime circa 750 detenuti. Successivamente si è diffuso in altre città più piccole, fra cui Parma, Viterbo e Livorno e presto sarà sottoscritto a Firenze e Siena. Antonino De Leo ha spiegato che questa iniziativa di confronto transnazionale è nata: “dalla volontà del nostro ufficio di promuovere uno scambio di esperienze a livello internazionale in un momento in cui il Messico vuole intraprendere delle riforme in campo penitenziario”. Riccardo Turrini Vita, direttore generale della Formazione del Dap, ha posto l’accento sul fatto che il “lavoro di pubblica utilità permette al detenuto, ad un certo momento di un percorso di riflessione e maturazione, di unirsi anche a quella porzione di cittadini che per altruismo offre il proprio tempo e la propria fatica tanto al prossimo che ne abbia bisogno quanto alla comunità”. Ad intervenire anche Vincenzo Lo Cascio, coordinatore nazionale della task- force sui lavori di pubblica utilità del Dap: “Abbiamo cercato di coniugare sicurezza e integrazione perché non può esserci un piano di sicurezza senza un piano di umanità e l’idea è proprio quella di gestire persone in stato di detenzione all’esterno del carcere”. La delegazione del Dap si è offerta di ospitare in Italia il responsabile del sistema penitenziario e un rappresentante dell’Unodc per una ricognizione sul campo del modello di lavori di pubblica utilità avviato a Roma.

 

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