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Gli avvocati in piazza per la libertà di Nasrin Sotoudeh

L'iniziativa della camere penale di Roma e di "Nessuno tocchi Caino" in solidarietà con la legale iraniana condannata a 38 anni di prigione e 148 frustate
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Una storia di repressione feroce, la negazione di diritti fondamentali e un colpo alla professione di avvocato. Si potrebbe definire così la vicenda nella quale si trova coinvolta Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana per i diritti umani che è stata condannata, un mese fa da una corte di Teheran, a 33 anni di carcere (sommati ad una precedente condanna a 5 anni del 2016) e a 148 frustate.

Le accuse contro di lei sono pesantissime: “reato contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione”, insieme alla colpa di “essere apparsa in pubblico senza hijab” e cioè il velo obbligatorio che copre la testa per le donne in Iran.Per protestare contro la pena e l’ingiusta detenzione di Nasrin, la Camera penale di Roma, con l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, ha organizzato un sit in di protesta di fonte l’ambasciata iraniana nella capitale.

Per l’avvocatessa Maria Brucale, tra le organizzatrici della manifestazione, «la Camera penale di Roma è un’associazione che ha come suo fondamento la tutela dei diritti individuali, per questo la storia di Nasrin ci ha sconvolto pesantemente e che sentiamo profondamente vicina. Nasrin è una donna esile che da sempre combatte per il superamento di repressioni inaccettabili e naturalmente è rappresentativa di quelli che sono i nostri principi, dell’avvocatura».Sono ormai molti i casi a livello internazionale che vedono gli avvocati minacciati o uccisi e che rischiano quotidianamente la vita per il solo fatto di esercitare la loro professione.

Una situazione che rende necessario non far spegnere le voci di chi subisce la repressione di regimi autoritari. «Nasrin – dice ancora l’avvocatessa Brucale – subisce una punizione inaccettabile che menoma le garanzie individuali di ognuno e qualsiasi spinta egualitaria».

Una situazione generalizzata dunque che in Iran assume particolari accenti come ricorda Sergio d’Elia di “Nessuno tocchi Caino”: «E’ la seconda volta che torniamo di fronte all’ambasciata iraniana ma è da molto tempo che cerchiamo di portare all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale  la realtà della Repubblica islamica. Ormai sono 40 anni che vige un potere teocratico  con cui i paesi occidentali che si dicono amanti della democrazia, della laicità e i diritti umani continuano a fare affari».RispondiInoltra

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