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De Rita getta la spugna: «L’Italia è troppo cattiva»

Il rapporto Censis 2018: dal rancore al sovranismo psichico. I migranti capro espiatorio e poca fiducia nel futuro
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Il rapporto del Censis, istituto fondato da Giuseppe De Rita, è da sempre un appuntamento che ci aiuta a capire dove stiamo andando. È stato tra i primi a parlare di società del rancore, quando ancora il fenomeno non era diventato evidente. Oggi, nel rapporto 2018, il Censis fa un passo in più e parla di un paese «incattivito», in preda a un «sovranismo psichico», un sovranismo «che si è installato nella testa e nei comportamenti degli italiani». Il nemico è il migrante «che ci ruba il lavoro», mentre c’è la convinzione che il Paese non cresca più e che la fine della crisi sia molto lontana. È un’Italia che ha paura e che odia, un’Italia che non ha fiducia nel futuro. Il rapporto spiega che siamo «diventati intolleranti fino alla cattiveria» e che «la politica e le sue retoriche rincorrono, riflettono o provano a compiacere» questo modo di essere radicato. IL RAPPORTO CENSIS 2018

Un’Italia divisa, cattiva, che ha paura dei migranti e che guarda con disperazione al futuro. E’ il terribile quadro che emerge dal cinquantaduesimo rapporto Censis, l’istituto fondato da Giuseppe De Rita. Mentre lo scorso anno la parola chiave era “rancore”, quest’anno il passo è ulteriore e la parola chiave è cattiveria. Basta seguire la cronaca di tutti i giorni per capirla e tirarla fuori dall’analisi sociologica. Nessuna sorpresa. Sorprende invece un’altra espressione, quasi una sorta di neologismo, la definizione di «sovranismo psichico». Finora avevamo sentito parlare di sovranismo in molti modi, tutti legati alla chiusura politica ed economica del Paese. Ma qui si fa un salto in più. Il Censis ci dice che quell’idea, quell’atteggiamento, quella cultura ci è entrata dentro, nella testa e nel cuore, ed è diventato «sovranismo psichico». Un atteggiamento fondato sul pessimismo e sull’affidarsi al «sovrano autoritario». Un atteggiamento che secondo il Censis è molto radicato in una società in cui è la politica ( non il contrario) ad andare appresso alle paure delle persone.

PIÙ POVERI DEI NOSTRI GENITORI

I dati economici, tra percezione e Pil, restituiscono un quadro per alcuni versi contraddittorio. Solo il 23% ritiene di aver raggiunto una condizione socio- economica migliore di quella dei genitori. La media europea è del 30%, con punte del 43% in Danimarca. Una condizione che va di pari passo con la convinzione che non sia vero che in Italia la situazione stia veramente cambiando, il 56,3% è infatti convinto del contrario. Il potere d’acquisto delle famiglie è ancora inferiore del 6,3% rispetto al 2008 e alla fine del 2017 il valore del Pil era ancora sotto di quattro punti. Qualcosa in realtà si stava muovendo. Negli ultimi cinque anni la capacità di spesa delle famiglie ha mostrato un progresso e nel 2018 gli ottimisti si attestano al 42,2, circa 12 punti in più rispetto al 2013. Ma non basta. Il 69% dei cittadini italiani esprime il timore di rimanere senza occupazione, contro una media europea del 44%. Mentre nell’ultima parte del 2017 e nella prima parte del 2018 il miglioramento dei parametri economici «facevano percepire la possibilità concreta di vedere completato il superamento della crisi», gli ultimi mesi «segnati da un rallentamento degli indicatori macroeconomici» portano a pensare che si «arretra». Una sfiducia che coinvolge tutto, dalla sanità alla giustizia. Sono 15,6 milioni di italiani ( il 30% della popolazione adulta) che nell’ultimo periodo hanno rinunciato a intraprendere un’azione giudiziaria, per i costi, per i tempi e per una generale sfiducia nei magistrati.

IL MIGRANTE CAPRO ESPIATORIO

E’ in questo humus di percezione e di dati economici che per il Censis il migrante si trasforma nel «nemico», nel «capro espiatorio». Il 63% vede in modo negativo l’immigrazione dai Paesi non comunitari. I più ostili sono gli over 55 e i disoccupati. Gli italiani sono convinti ( il 55%) che i migranti ci rubino il lavoro, dato che scende significativamente quando la domanda viene posta agli imprenditori ( lo pensa “solo” il 23%). Eppure i dati ci raccontano di una immigrazione che muta e diminuisce. I permessi di soggiorno per motivi di lavoro, dice il Censis, nel 2016 sono stati 12.873, appena il 5,7% del totale. Nel 2010 quando la crisi economica era già in corso erano stati 358.870 pari al 60% delle richieste complessive. Oggi i migranti chiedono principalmente il permesso per motivi politici e umanitari, proprio là dove interviene la stretta del decreto sicurezza. Ma meno migranti, non vuol dire meno odio. Il 52% è convinto che “vengono prima gli immigrati” degli italiani, dato che aumenta ( 57%) tra le persone con redditi bassi.

IL SOVRANISMO PSICHICO

E così veniamo a noi, a chi siamo o siamo diventati. Gli italiani – spiega il rapporto – «sono diventati nel quotidiano intolleranti fino alla cattiveria» e «la politica e le sue retoriche rincorrono, riflettono o semplicemente provano a compiacere un sovranismo che si è installato nella testa e nei comportamenti degli italiani», che dimostrano una «consapevolezza lucida e disincantata che le cose non vanno e più ancora che non cambieranno». Per uscire da questa situazione, «sono ormai pronti a un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto» e mostrano una «disponibilità pressoché incondizionata: non importa se il salto è molto rischioso e dall’esito incerto, non importa se l’altrove è un territorio indefinito e inesplorato, non importa se per arrivarci si rende necessario forzare, fino a romperli, gli schemi canonici politico- istituzionali e di gestione delle finanze pubbliche». Si tratta di «una reazione pre- politica, molto più lucida di quanto in genere si sia pronti a riconoscere, perché viene da lontano e ha profonde radici sociali». Una ritratto che mette paura. Un anno fa eravamo rancorosi, adesso cattivi. Che cosa accadrà il prossimo anno?

 

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