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«Sì, la massoneria ha un valore storico. Ma è un potere che minaccia lo Stato»

Risponde lo storico Franco Cardini: «La massoneria dice di non essere più segreta, ma mantiene delle caratteristiche che vanno contro le istituzioni»
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Franco Cardini, professore ordinario di Storia medievale presso l’Università di Firenze, non ha dubbi: la segretezza della massoneria non è mai venuta meno. E sebbene la caccia al massone sia una fenomeno strumentale, che verrà superato dopo il 4 marzo, il problema rimane: «il confine stabilito dalla legge non va superato» .

Professore, cos’è la massoneria?

È un’associazione di mutuo soccorso che una volta diventata associazione della classe dirigente è diventata molto più potente. Di per se stessa è segreta: ci si entra con una serie di atti liturgici. Con la rivoluzione francese si è avvicinata alla politica, e durante il Risorgimento molti patrioti sono entrati nella massoneria, perché avversati dalla Chiesa. E lì si è creato uno scontro rimasto insanato.

Qual è stato il suo contributo al Risorgimento?

La diffusione di una sorta di religione civile, fondata sulla virtù, sulla lealtà allo Stato, l’onestà dei cittadini. È una religione civile, non ha un fine trascendente.

Perché la diffidenza nei suoi confronti è durata a lungo?

Perché è una organizzazione di potere: quando i membri della massoneria entrano nei governi agiscono perché siano i confratelli ad occupare posti di potere. È un lavoro di coordinamento di un potere occulto, basato su un patto segreto di aiuto reciproco tra i collegati. Quindi minaccia anche la stabilità dello Stato.

Perché il M5s cavalca questa paura?

Il M5s riprende una vecchia ipotesi comune anche ad altri partiti: la segretezza. Oggi i massoni fanno anche i convegni, però c’è una tradizione secondo cui alcune logge si mantengono coperte, cioè hanno membri che sono segreti, con elenchi non visibili e cerimonie a porte chiuse. Tutto questo può andare contro le leggi dello Stato, perché alcuni elementi sfuggono al controllo dello Stato. Il caso più noto fu quello della P2.

Però fu una degenerazione.

Sì, ma chiunque viene colto in fallo può dire che è stato un malinteso. È una linea di difesa che può anche essere presa per buona. Ma è una posizione apologetica che apre la strada anche a precedenti importanti.

Cosa rinnova la paura nei confronti delle logge?

Ogni tanto viene fuori qualche scandalo legato a questo o quel gruppo massonico e allora tornano le vecchie questioni, ma è un po’ come le attuali critiche di ritorno al fascismo. Non bisogna pensare che queste polemiche abbiano un’origine profonda all’interno dell’opinione pubblica, sono manovrate, sono strategie. È solo una guerra simbolica tra bande in vista del 4 marzo, dopo il quale saranno dimenticate.

Ma chiedere l’esclusione di un massone da un gruppo politico non è antidemocratico?

Non sono democratiche organizzazioni che in parte o in tutto sono segrete. Lo scopo di questa segretezza è favorire personaggi che stanno all’interno del gruppo stesso. La massoneria ritiene di non essere più un’associazione segreta, ma conserva quella che chiamano discrezione. C’è una linea sottilissima che la separa dalla segretezza, che nel nostro codice civile e penale non va oltrepassata. Ma avviene di fatto, il problema è tutto lì.

Leggi anche l’intervista al Gran Maestro, Santi Fedele 

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