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Carcere senza sbarre, la scuola contro i pregiudizi

L'iniziativa dei i ragazzi del Liceo Carducci di Roma per abbattere gli stereotipi sociali sulla figura del detenuto
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Il clima giustizialista che avvolge il Paese non sembra lasciare spazio ad un pensiero garantista. Più si accende la campagna elettorale  più vengono sfornate ricette securitarie. Costruzione di nuovi carceri, fondi per le forze dell’ordine, assunzioni di altri poliziotti . In tutto questo c’è lo spazio per una visione differente della società?

Forse si ma bisogna cercarlo. Allora, magari,  si trovano un liceo  e un progetto in controtendenza.Stefano, Arianna, Ludovica,  Paola, Francesca , Giorgia, sono solo alcuni dei nomi  dei ragazzi del liceo Giosuè Carducci di Roma che hanno lavorato con passione a “Carceri senza sbarre”. Un progetto realizzato in collaborazione con l’associazione Rising – Pari in genere. L’intento non era semplice: quello di eliminare i pregiudizi sugli ex detenuti e sensibilizzare i cittadini sulle loro condizioni sfatando i luoghi comuni sulla popolazione carceraria.

I risultati di questo impegno sono stati presentati al pubblico il 7 febbraio. La professoressa Barbara Festuccia, che ha coordinato l’iniziativa, spiega come «i ragazzi avevano già un’idea abbastanza punitiva del carcere quindi all’inizio erano anche un pò restii, non erano entusiasti». Poi però «sono rimasti colpiti dalle storie dei detenuti, dai rapporti con i loro parenti»L’aspetto umano ha contribuito a  prendere coscienza che esistono possibilità alternative al carcere e che proprio l’isolamento delle persone contribuisce ad aumentare molto il tasso  di recidiva, il ricadere di nuovo nel reato.

Una realtà messa in evidenza anche dal Garante per i detenuti della Regione Lazio, Stefano Anastasia: «Il fatto che ci siano decine di ragazzi che discutono di questi temi, discutono della necessità di superare i pregiudizi a partire dai luoghi nei quali si manifestano,  credo sia un segno di speranza per la nostra società».«Il clima nel paese è incentrato anche sul disprezzo delle persone – continua Anastasia -, non dobbiamo dimenticare quello che è successo pochi giorni fa a Macerata.  Invece le misure alternative al carcere sono una scommessa sulla possibilità di reinserimento  e quindi prospettano una soluzione completamente differente».

Alla fine, come dicono i ragazzi, è stato incrinato quel muro mentale che «tende a chiudere le persone dietro il carcere perché la società non li vuole vedere».

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