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Ong, quella strana inchiesta sulla nave Iuventa

I responsabili dell'organizzazione umanitaria tedesca denunciano «le accuse immotivate e senza fondamento» della procura di Trapani che parla di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina
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«C’è stata la prima udienza sul sequestro della nostra Iuventa. Tutte le accuse contro di noi devono essere considerate prive di fondamento e politicamente motivate. Anche se nessuno è formalmente obbligato ad esserci, abbiamo deciso di venire qui in un gruppo e rispondere a qualsiasi domanda per dimostrare che non abbiamo nulla da nascondere».

Inizia così la conferenza stampa, tenuta a Trapani, da alcuni esponenti della Ong tedesca Jugend Rettet insieme ai loro legali. L’occasione per spiegare le ragioni dell’organizzazione umanitaria, proprio nel giorno in cui il tribunale del riesame ha tenuto la sua prima udienza circa la richiesta di annullare il provvedimento di sequestro dell’imbarcazione Iuventa avvenuto il 3 agosto scorso.Nell’estate dello scontro acceso tra Ong, che svolgevano operazioni di salvataggio di migranti nel mediterraneo, e governo italiano a proposito del cosiddetto codice di comportamento (non sottoscritto da Jugend Rettet), la nave Iuventa venne bloccata e sequestrata.

L’accusa fu di quelle gravi: contatti con gli scafisti per  favorire l’immigrazione clandestina. Anche se la Procura di Trapani che ha condotto l’indagine, ha più volte sottolineato come non ci sia uno scopo di lucro o guadagno personale.

Le prove del comportamento illegale della Iuventa, risulterebbero dall’attività d’intelligence svolta da un agente sotto copertura del Servizio centrale operativo della polizia (Sco) e da altre più nebulose risultanze prodotte da due agenti privati, che si trovavano a bordo della Vos Hestia di Save the Children, circostanze che ieri durante la conferenza stampa i vertici di Jugend Rettet hanno attribuito senza mezzi termini a dichiarazioni contrastanti di due agenti di sicurezza privati, legati a gruppi di estrema destra italiani”.

In concreto i fatti contestati si riferiscono in primis al 18 giugno scorso. Secondo l’agente dello Sco la Iuventa avrebbe agito in accordo con i trafficanti di uomini consentendo loro di poter riutilizzare le imbarcazioni dove erano stati trasportati i migranti soccorsi, in modo che potessero essere impiegate in altre occasioni. Per questo caso le foto del contatto in mare tra trafficanti e imbarcazioni (Rhib) della Ong, finirono su tutti i giornali scatenando un’ondata di delegittimazione nei confronti delle organizzazioni umanitarie.

I legali di Jugend Rettet hanno cercato di smentire questa ricostruzione, mettendo in rilievo come l’imbarcazione ritratta dalle foto scattate dall’agente in incognito non sembra essere uguale a quelle di Jugend Rettet.  I soccorritori poi, sempre a giudicare dalle foto (esaminate anche dal quotidiano la Repubblica), parrebbero trainare una barca dei trafficanti verso la costa della Libia come se la stessero riconsegnando. C’è poi un testimone oculare, il tedesco Friedrich Kuechler, che in quel frangente si trovava a bordo della Seefuchs, una nave dell’Ong See Eye giunta sulla scena dei soccorsi per coadiuvare la Iuventa.

Secondo il testimone la barca utilizzata dai trafficanti era stata solo spostata perchè in quel momento ostacolava le operazioni di salvataggio. Jugend Rettet aveva già dichiarato che: «prima che potessimo procedere alla distruzione delle imbarcazioni è stato avvistato un gommone con i rifugiati e al nostro Lilly (gommone della Ong ndr.) è stato ordinato di fornire loro assistenza. Mentre i due nostri Rhib distribuivano i giubbotti di salvataggio, un altro scafo ha rubato le tre imbarcazioni di legno e le ha trainate verso la Libia».

L’inchiesta della Procura di Trapani si sofferma sempre sul 18 giugno quando, secondo l’agente dello Sco, tra la Iuventa e i trafficanti si sarebbe verificata una vera e propria consegna diretta e concordata di migranti.

Gli avvocati hanno reso noto lo scambio di mail dalle quali emerge come la Iuventa si trovava dalle prime ore della giornata nell’area di soccorso perché avvertita dalla Guardia Costiera italiana, una comunicazione avvenuta alle 04.41. Un’operazione che ha rispettato tutte le consegne relative al ordinamento tra Ong e Guardia Costiera. Desta più di un interrogativo il fatto che la richiesta di esaminare il video, girato in questa occasione dall’agente sotto copertura, sia sempre rimasta inevasa da parte delle autorità di polizia.

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