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«Gli avvocati sono i sacerdoti dei diritti e delle libertà»

Il dialogo interculturale e religioso al centro del G7 dell'avvocatura a Bologna. La relazione del presidente del Cnf Andrea Mascherin: «Il nostro ruolo è garantire la pace sociale e la convivenza»
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Diritto, religione, dialogo interculturale. Questi i temi cardine, attorno ai quali è ruotato il “side panel” organizzato dal Consiglio Nazionale Forense nell’ambito della “Ex Nihilo – Zero Conference”, promossa dalla European Accademy of Religion a Bologna. Il convegno, inoltre, è stato inserito tra le iniziative realizzate sotto gli auspici della Presidenza italiana del G7, come evento collaterale del G7 delle Scienze e del Lavoro.

«Straordinarie culture antiche si intrecciano oggi in quest’aula, in cui abbiamo declinato principi universali comuni a ogni società e religione. – ha esordito il presidente del Cnf, Andrea Mascherin – Noi giuristi parliamo di diritto naturale, di ideali che dovrebbero proiettare la nostra società verso un futuro di pace e integrazione e che, per questo, devono essere tradotti in chiave operativa». Secondo Mascherin, proprio all’avvocatura spetta il ruolo sociale di conduttore del dialogo, «perché il diritto è ciò che garantisce la pace sociale, disciplina la convivenza e genera consapevolezza di diritti e doveri».

Un tema, quello del dialogo, che è stato il filo rosso dell’evento, al quale hanno preso parte gli ambasciatori di Repubblica Cieca, Slovenia, Ucraina e anche il gran Mufti della Bosnia, Mustafa Ceric e il rappresentante del governo dell’Arabia Saudita Abdullah Lheedan.

«Gli ideali e le conoscenze tecniche devono andare insieme: in questo senso lo sforzo dell’avvocatura è quello di concretizzare questi ideali di libertà ed equità sociale. Gli avvocati, in un certo senso, sono i sacerdoti dell’uguaglianza», ha concluso Mascherin, che ha coordinato i lavori della giornata insieme a Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna.

In apertura del convegno ha preso la parola anche la mini- stra per l’Istruzione, Valeria Fedeli, intervenuta in collegamento Skype. «Creare momenti di dialogo è un impegno difficile è importante, per questo la giornata di oggi è una straordinaria occasione di incontro di diverse culture, nella cornice del G7», ha detto la ministra nel suo messaggio di saluto.

«Quella sul dialogo interreligioso è una riflessione cruciale in un momento storico in cui il nostro Parlamento discute di ius soli» ha aggiunto, ricordando come «è nelle scuole che si formano i cittadini del futuro ed educare alla cittadinanza globale è fondamentale per dare consapevolezza ai nostri giovani di essere cittadini del mondo, collegando l’individuo e la collettività, ma soprattutto costruendo comportamenti virtuosi di benessere sostenibile».

La ministra ha ricordato anche il programma di alternanza scuola lavoro promosso dal Cnf insieme al Miur, «che servirà a spiegare agli studenti l’importanza del diritto nella vita di tutti i giorni, con un metodo didattico innovativo. In questo modo, i ragazzi avranno la possibilità di capire come il diritto, da insieme astratto di norme, possa prendere forma nella loro quotidianità».

Proprio in tema di ius soli è intervenuto anche Mascherin: «Noi non abbiamo dubbi sul fatto che lo ius soli sia un principio indiscutibile, ma ascoltiamo anche tutti i ragionamenti contrari e razionali, come quello di chi obietta che, oggi, non ci sono ancora sufficienti strumenti di integrazione per permetterlo. Per questo giornate come quella di oggi acquistano valore sociale».

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A seguire, si è svolto un seminario sul ruolo della legge nel dialogo interculturale e religioso, coordinato da Mario Ricca, professione di diritto interculturale all’Università di Parma. A prendere la parola, Michal Rozbicki, direttore del centro di studi interculturali dell’Università di St. Louis, Peter Petkoff, direttore del programma di relazioni internazionali all Regent’s Park College e Guido Alpa, professore di diritto civile a “La Sapienza di Roma”, il quale ha analizzato il ruolo del diritto come veicolo di cultura e strumento di mediazione.

«Le regole sono il fondamento di ogni società, strumento per la gestione dei conflitti e per la sanzione dei fatti dannosi per la collettività – ha spiegato Alpa -. Nelle diverse regioni geografiche, le regole di comportamento prima hanno avuto un’origine magica e religiosa. Non esisteva distinzione tra regole giuridiche e precetti religiosi: si pensi alle tre religioni del libro, i cui testi sacri dettavano le regole del vivere civile e di organizzazione sociale.

Questa è solo una delle dimostrazioni di come il diritto non sia una entità separata ma vada contestualizzato nella vita di ogni civiltà, che fissa così i suoi principi inderogabili. Per esempio, l’inviolabilità della persona è oggi diventato principio naturale della società moderna, accolto da tutti gli ordinamenti giuridici».

Il dibattito è proseguito poi con l’analisi del ruolo sociale dell’avvocato nella promozione di un’esperienza giuridica interculturale. «L’assistenza legale ha infinite potenzialità e funzione fondamentale nella società di oggi: si tratta, infatti, di una via privilegiata di accesso all’inclusione interculturale degli individui, soprattutto quelli maggiormente penalizzati a causa della loro poca conoscenza delle nostre regole – ha spiegato il professor Ricca-. Conoscere le regole di una società, infatti, è il primo passo fondamentale per l’inclusione».

La giornata di studio, molto partecipata sia da avvocati che da accademici, è stata un tassello fondamentale del percorso di avvicinamento al G7 dell’avvocatura, che si svolgerà a Roma il 14 settembre e che vedrà l’incontro delle sette avvocature, riunite quali ambasciatrici del Diritto e redigeranno un documento congiunto in materia di tutela della persona, sicurezza e linguaggio dell’odio.

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