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Fouad Roueiha: «Il problema in Siria è Assad, non l'Isis»

Parla il blogger e attivista italo-siriano: «La gran parte delle vittime civili in questo sanguinoso conflitto è provocata dall’esercito e dalla polizia di Damasco»
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Dal 2011, in Siria, migliaia di persone sono morte mentre erano in custodia nelle carceri del regime di Bashar al-Assad a causa delle condizioni inumane alle quali sono sottoposte. Amnesty International ha denunciato la pratica sistematica della tortura e moltissimi casi di sparizioni forzate. Le testimonianze sono ormai innumerevoli e anche a Roma sarà possibile vedere cosa sta succedendo grazie alla mostra fotografica "Caesar" che si terrà al Maxxi dal 5 al 10 ottobre. Ne abbiamo parlato con Fouad Rouheia, responsabile Siria di Osservatorio Iraq ed esponente del comitato Kaled BakrawiDal rapporto recente di Amnesty International si evince che la situazione carceraria in Siria sia al collasso, cosa sta succedendo.Le carceri siriane già da 30-40 anni sono considerate tra le più dure al mondo. Esistono rapporti di almeno 15 anni fa che parlano di metodi di tortura molti dei quali mutuati dagli stessi nazisti, tra l'altro subito dopo aver preso il potere Assad ebbe come ospite Aloisius Brunner gerarca nazista austriaco responsabile della morte di almeno 110mila persone, Brunner contribuì direttamente alla formazione delle Forze di sicurezza insegnando tecniche di "interrogatorio".Quali e quanti sono i luoghi di detenzione?Innumerevoli, c'è comunque una distinzione da fare tra le carceri ufficiali e quelle ufficiose, tra le carceri ordinarie e quelle politiche come Palmira. Una situazione ben descritta ne La conchiglia di Mustafa Kalifa che lì è stato detenuto per 12 anni. A Palmira esiste infatti un carcere ottagonale in mezzo al deserto, questo luogo era stato chiuso nel 2003 ma è stato riaperto dopo lo scoppio della rivoluzione, nel frattempo la prigione politica più importante è divenuta quella nei dintorni di Damasco, a Sinaia, dalla quale sono fuoriusciti, con un'amnistia nel 2011, buona parte di quelli che sarebbero diventati i leader dei movimenti islamisti in Siria.In che maniera viene praticata la tortura?I metodi di tortura sono stati denunciati già da un rapporto di un paio di anni fa di Human Rights Watch, si va dalla tortura fisica a quella psicologica. Le dinamiche nelle carceri politiche sono particolari, ad esempio a causa del sovraffollamento i detenuti dormono a turno per mancanza di spazio. Esistono poi anche i volontari per la tortura, spesso islamisti, che si offrono attribuendo a questa esperienza anche un valore catartico. I metodi sono diversi, viene praticata la sospensione dove il prigioniero viene sollevato e lasciato per giorni con le braccia legate dietro la schiena, unghie strappate, torture con i cavi elettrici. Poi ci sono metodi più tradizionali come battere con bastoni le piante dei piedi. Si usano inoltre pinze, coltelli e strumenti di altra natura.Esiste una differenza di condizione tra detenuti politici e comuni.Politici e detenuti comuni sono separati ma pur sempre in condizioni tragiche. Per i secondi, quelli che riescono a ricevere denaro possono fare una vita parzialmente tollerabile mentre per gli altri non c'è scampo. Basti pensare alle sevizie di carattere sessuale alle quali sono soggetti anche i maschi, ciò avviene in particolar modo nelle carceri segrete. Si arriva persino a coinvolgere i familiari dei prigionieri costretti ad assistere alle sevizie.In che maniera si riesce a rendere pubblico quello che sta succedendoGli effetti di questi trattamenti sono stati resi noti in particolar modo dal Caesar Report. Si tratta di 55mila foto scattate da un fotografo forense della polizia di Assad che è riuscito a farle arrivare in Occidente ormai nel 2013. Le foto documentano la morte di 11mila persone di cui almeno 9000 decedute nelle carceri.Esistono minorenni detenuti nelle carceri?Il governo siriano nega assolutamente che esistano minori carcerati, tuttavia ci sono diverse testimonianze che mostrano il contrario. Esiste il caso più noto, oggetto anche di un'inchiesta di Amnesty, di un'intera famiglia sequestrata e della quale non si hanno più notizie da almeno due anni. A tal proposito è esemplificativo il racconto di un'intellettuale cristiano e comunista, Michel Kilo, arrestato negli anni ?90, che una volta uscito dal carcere ha testimoniato in tv di un episodio in cui ha incontrato un bambino in una cella nato a seguito di uno stupro. Il bambino non era mai uscito e non conosceva il mondo esterno.Che effetti ha un sistema del genere sul tessuto socialeEsiste una dinamica che testimonia quanto sia comune la radicalizzazione in senso islamico all'interno delle carceri, negli anni ?80 i prigionieri politici erano essenzialmente Fratelli Mussulmani e comunisti, poi chi è entrato come normale oppositore ne è spesso uscito come estremista islamico, una conseguenza del sistema carcerario stesso.Nei territori controllati da Isis, lo Stato Islamico ha ereditato la struttura detentiva precedente o ha imposto forme nuove?A partire dal 2012, nelle aeree sottratte al controllo del governo, sono nate strutture carcerarie inizialmente migliori di quelle del regime ma attualmente la tortura viene praticata quasi dovunque. Nella maggior parte dei casi le vittime sono ufficiali e soldati del regime di Assad, per quanto riguarda i comuni invece l'uso della tortura è minore nei territori non controllati dall'Isis. Per quanto riguarda il sistema giudiziario, in tutte le città dove esiste un Consiglio locale eletto in qualche maniera, come nella periferia di Damasco o ad Aleppo, ci sono dei tribunali che hanno magistrati ordinari e giusperiti islamici che tengono in vigore le leggi del codice civile e penale siriano laddove non contrastino con l'ordinamento islamico, si tratta comunque di pochi casi. Nelle zone controllate da Isis c'è un'applicazione rigidissima delle leggi islamiche andando spesso molto oltre. Le esecuzioni sono spettacolarizzate ad uso interno ed esterno come nel caso delle decapitazioni in pubblico. Avere dei dati su ciò che avviene nelle zone dello Stato Islamico è difficile perché, mentre nelle aree prese dall'Esercito Libero siriano c'è il tentativo di ricostruire una "cosa pubblica" anche con criteri di trasparenza, il progetto di Isis è invece totalmente autoreferenziale.Esistono organizzazioni per i diritti umani che possono intervenire circa la sorte dei prigionieriPer quanto riguarda la documentazione delle sparizioni forzate, a tenere i registri delle persone arrestate e scomparse sono almeno due organizzazioni: il Sirian Network for Human Rights e il Violation Documentation Center. Quest'ultimo è stato fondato da Razan Zeitouna un'avvocata siriana icona della rivoluzione, rapita nel 2013 verosimilmente dall'Esercito dell'Islam, una formazione non salafita ma che ha un forte presenza nella periferia di Damasco. Il rapimento è avvenuto proprio perchè il VDC denunciava i crimini di tutte le forze in campo e promuoveva un protagonismo delle donne. Ci sono poi altri avvocati che entrano nel carcere di Adra, una prigione mista con detenuti politici e comuni, tentando di mettere in contatto i reclusi con le famiglie. Si tratta comunque di situazioni limitate e che riguardano essenzialmente persone cristiane o alawite ritenute più affidabili dal regimi.La situazione carceraria è anche la conseguenza della guerra, esiste una possibilità di giungere ad un accordo duraturo per far cessare le ostilitàI fatti parlano da soli, Nel primo giorno di tregua, in seguito all'accordo tra russi ed americani, si sono registrate 18 violazioni da parte del regime di Assad e da parte di quelle forze che non hanno accettato i termini dell'accordo non ritenendolo credibile. Alcune organizzazioni civili che hanno avuto il sostegno da parte dell'occidente hanno invece osservato la tregua. Ieri, nel primo giorno dalla fine del cessate il fuoco, è stato bombardato un convoglio umanitario delle Nazioni Unite. In realtà si è assistito ad un abbassamento dell'intensità delle ostilità ma i combattimenti sul campo sono proseguiti. I termini dell'accordo erano troppo fragili ed è stato visto da più parti come una concessione al regime di non combattere su alcuni fronti ma di potersi invece concentrare su altri. Accordi che non contemplino il coinvolgimento di un maggior numero di attori in campo non reggono. Il problema più grande per i siriani è che il maggior numero delle vittime civili le provocano Assad e i suoi alleati, l'Isis contribuisce paradossalmente in maniera nettamente inferiore. Sia Americani che Russi perseguono i loro disegni non sostenendo veramente chi ha dato vita al tentativo di cambiamento in Siria. In questa maniera è difficile dare agli accordi una patente di legittimità.

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