MASSIMO CACCIARI

Professor Cacciari, pensa che l’accordo tra Renzi e Calenda sia una pura intesa elettorale o una valida proposta politica?

Ma valida di che cosa. Sono intese del tutto raffazzonate e fra l’altro tra personaggi che si sovrappongono totalmente dal punto di vista caratteriale. Facciamoli gli auguri, ma sono tutte cose che non sono state preparate e non hanno alcuna base politica. Crede quindi che Calenda avrebbe dovuto lavorato a questo già da prima, invece che allearsi con il Pd, per poi rompere il patto? Ma certo, Calenda avrebbe dovuto lavorare da subito al terzo polo. L’intesa col Pd era del tutto campata per aria, così come questa con Renzi. Che è un frenetico tentativo di salvare la pelle. Il vantaggio è che gli altri non sono meglio, quindi gli elettori faranno i loro ragionamenti e voteranno il meno peggio. Quali sono quindi le differenza tra i diversi schieramenti? L’unica vera discriminante è che tutti sappiamo quale sia l’agenda che il governo, qualunque esso sia, dovrà affrontare. Cioè come riuscire a spendere i soldi del Pnrr, come riuscire ad avere ancora credito in Europa e come rendere un po’ meno drammatico l’impatto dell’inflazione che sta dilagando. Questa è l’agenda che tutti dovranno affrontare ed è uguale per tutti, altro che chiacchiere. Soldi per grandi imprese non ce ne sono. Eppure di promesse se ne fanno, come in tutte le campagne elettorali. Questioni come il ponte di Messina o grandi riforme fiscali sono tutte balle. L’unica vera discriminante su cui credo si giocherà gran parte del voto è che bene o male Letta, Calenda e lo stesso Renzi siano quelli che possono garantirci di più presso l’Europa, i mercati finanziari, gli Stati Uniti e la Nato, Di conseguenza penso che buona parte del voto si giocherà su questo discrimine, ma a questo punto credo che soltanto un miracolo potrebbe evitare la sconfitta al centrosinistra. Forse conviene puntare al pareggio, per poi giocarsela ai “supplementari”. Anche il pareggio è molto improbabile ma la linea di Calenda e Renzi è quella, cioè cercare di rendere la vittoria del centrodestra meno forte possibile per far tornare Draghi. Bisogna vedere se la destra, dopo aver vinto, riesce a mettere in piedi un governo che vada bene a Stati Uniti e company. Il rischio è che dopo sei mesi Salvini e Meloni litighino e quindi il centrosinistra può sperare di tornare al governo in un secondo momento. Calenda dice che in quel caso una nuova alleanza tra centrosinistra e M5S sarebbe già sul tavolo, ci crede? Vale lo stesso per Calenda. Se ci sarà uno spiraglio per tornare al governo, riuscendo nell’obiettivo di far tornare Draghi o chi per lui a palazzo Chigi, vedrà che anche Calenda si unirà ai Cinque Stelle. E accetterebbe nel governo anche i vari Conte o Fratoianni. A proposito di Fratoianni, come farà ad andare d’accordo con l’alleato di coalizione Cottarelli? Fratoianni non conta niente, starà zitto e basta. Le sembra un problema Fratoianni? La rottura tra Letta e Calenda stava sul fatto che la presenza di Di Maio e altri rendeva molto più complicata la gestione dei seggi e dei capolista.

Passando al centrodestra, pensa che la presenza di Berlusconi possa portare all’ennesimo rimonta nei sondaggi di Forza Italia, al momento terzo partito della coalizione? Assisteremo al grande ritorno di Berlusconi dopo la cacciata dal Senato e credo che il Cavaliere possa ancora stupirci. A livello elettorale sicuramente, e magari anche dopo il voto. Se non dovesse esserci un successo netto del centrodestra, allora sarebbe pronto a unirsi di nuovo al centrosinistra per un governo di unità nazionale. La tendenza di Forza Italia d’altronde è verso il centro e più il Pd diventa un partito di centro più le possibilità di avvicinarsi a Forza Italia aumentano. Sarà questo il momento per i vari Giorgetti e compagnia di scalzare Salvini dalla guida della Lega, magari con un risultato nettamente sotto a Fratelli d’Italia? La Lega è un partito del nord e conterà molto aver messo l’autonomia nel programma. C’è poi l’elemento sovranista che è quello che lo ha portato al trenta per cento. Quindi non credo che la Lega prenda così pochi voti, diciamo sotto al 15 per cento. Ha una struttura di potere al nord ormai consolidata, ma è chiaro che se il centrodestra vincesse andrebbe da Mattarella con il nome di Meloni. Sarebbe la prima donna primo ministro, ma certo deve esser abile a riciclarsi nel giro di poche settimane. La signora è capace e si è dimostrata molto più intelligente di tutti i maschietti messi assieme. Dunque non crede al pericolo fascista evocato a sinistra. Ma quale pericolo fascista… Sappiamo benissimo cosa sia stato il fascismo, davvero vogliamo credere che una come Meloni creda ad avventure fasciste? Viviamo in società politiche contemporanee che non se ne fanno niente di forme di autoritarismo come quella della prima metà del ‘ 900. Smettiamola di parlare di fascismo e comunismo perché non ci sono più, dobbiamo pensare a un paese serio. Ha usato l’aggettivo preferito di Calenda. E infatti a ragione Calenda quando parla di un programma serio per il paese e non del pericolo fascista che, ripeto, non esiste.