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41 bis, brioche vietata al colloquio per la nipotina di 4 anni

Al carcere duro di Viterbo sembra che sia un delitto dare un dolce a una bambina. Allo stesso detenuto fu negato il libro della ex ministra Cartabia. In altri istituti vietano anche la farina, ritenuta un potenziale esplosivo
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«Non è previsto dalle disposizioni interne. Non si autorizza». Una risposta secca, negativa, da parte della direzione del carcere di Viterbo a una semplice richiesta di Tommaso Costa, un detenuto al 41 bis: poter dare un piccolo dolce, una merendina, alla nipotina di appena quattro anni durante il colloquio. Il carcere duro, nato per scopi ben precisi, man mano ha comportato diversi divieti del tutto incomprensibili. Misure inutilmente afflittive che arrivano a non autorizzare nemmeno piccoli gesti umani che rientrano nell’affettività. Perfino nei confronti della propria nipotina.

Ha semplicemente chiesto di poter dare il dolcetto alla nipote di quattro anni durante il colloquio

Il detenuto ha semplicemente chiesto di poter dare il dolcetto alla nipote di quattro anni durante il colloquio. Tale richiesta è scaturita perché, nell’ultimo incontro, la bambina si lamentava di avere fame. Nella richiesta, ha anche specificato che il dolce scelto non sarà mai toccato da lui, ma verrà gestito dalla polizia penitenziaria. E ha aggiunto: «Faccio presente che al casellario giace il sacchetto per il colloquio, sarà cura dei famigliari non sporcare la sala colloquio nel rispetto di chi verrà dopo di noi». Il detenuto ha infine concluso: «Fiducioso in un’umana accoglienza della mia richiesta, ringrazio anticipatamente».

Negata anche l’autorizzazione a consegnare la merendina al di fuori del colloquio

Nonostante le accortezze per una semplice brioscina, la direzione del carcere di Viterbo ha negato l’autorizzazione. Ma non è finita. A quel punto, il detenuto al 41 bis ha fatto un altro tentativo. Ha inviato alla direzione una richiesta diversa: «Il sottoscritto Costa Tommaso richiede alla S.V. la possibilità di far mangiare, qualora avesse fame la mia nipotina di 4 anni, fuori dal colloquio sempre una merendina». Ma nulla da fare. Richiesta rigettata.

Al 41 bis di Sassari vietata ai detenuti l’utilizzo della farina

Il 41 bis è anche questo. Anzi, soprattutto questo. Ogni giorno, gli avvocati sono costretti a sollevare numerosi reclami alla magistratura di sorveglianza per richieste di questo tipo rigettate. Un esempio lo mette a disposizione l’avvocata Maria Teresa Pintus, componente dell’osservatorio carceri delle Camere penali, che si occupa di molti assistiti al 41 bis. Accade che ad alcuni detenuti al regime duro del supercarcere di Sassari, l’amministrazione penitenziaria vieti l’utilizzo di lievito e farina. Il motivo? Ragioni di sicurezza pubblico perché – secondo il Dap – la farina è una sostanza che può essere maneggiata e trasformata in esplosivo.

L’avvocata Maria Teresa Pintus: «Altri alimenti consentiti hanno un potenziale incendiario più elevato della farina»

Eppure, come ben ha argomentato l’avvocata Pintus nel reclamo alla magistratura di sorveglianza, tale divieto è ingiustificato, perché «in primo luogo, pur senza essere esperti di chimica, giovava porre in risalto che altri alimenti consentiti hanno un potenziale incendiario più elevato della farina, si pensi all’olio». E poi c’è una seconda motivazione: «In secondo luogo, se bene si è intesa la tesi dell’amministrazione penitenziaria, la nube esplosiva di farina necessiterebbe di un innesco di fiamma, che non risulta della disponibilità dei detenuti che per cucinare utilizzano le piastre elettriche».

È lo stesso detenuto al 41 bis di Viterbo al quale vietarono il libro dell’ex ministra Cartabia e di Luigi Manconi

Il 41 bis ha tutti questi divieti in più. Dall’utilizzo della farina al divieto, come il caso di Tommaso Costa, di poter dare una brioscina a una bambina di quattro anni. Ricordiamo che Costa è lo stesso detenuto al 41 bis di Viterbo al quale la magistratura di sorveglianza gli negò il libro della ex guardasigilli Marta Cartabia. Una vicenda già riportata da Il Dubbio. «Il possesso del libro metterebbe il detenuto in posizione di privilegio agli occhi degli altri detenuti, aumenterebbe il carisma criminale», questa è stata la motivazione. Non parliamo della biografia di Totò Riina, oppure del romanzo “Il padrino” che narra le vicende americane di una famiglia mafiosa di origini italiano. No, parliamo di “Un’altra storia inizia qui”, il libro a firma di Marta Cartabia e Adolfo Ceretti, docente di Criminologia, nel quale si confrontano con il magistero del compianto arcivescovo Carlo Maria Martini. Non solo.

Al 41 bis è delitto anche dare una brioche a una bambina

Gli vietarono anche l’acquisto del libro di Luigi Manconi e Federica Graziani “Per il tuo bene ti mozzerò la testa”. Chissà, forse si saranno allarmati per il titolo “minaccioso”? Fatto sta, anche in questo caso la richiesta di acquisto era stata respinta in quanto giudicata “non opportuna” dalla direzione del carcere. Questa vicenda scaturì in una interrogazione parlamentare da parte di Roberto Giachetti di Italia Viva, grazie anche alla documentazione reperita da Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino. Adesso gli vietano anche di poter dare un semplice dolce alla nipotina di quattro anni. Al 41 bis, ora sappiamo che è un delitto dare una brioche a una bambina quando ha fame.

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