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Tognazzi l’irregolare: da repubblichino di Salò, a “capo delle Br” fino al Partito Radicale

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Censurato in tv con Vianello, in un’intervista con Pippo Baudo appoggiò le battaglie di Marco Pannella
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Ugo Tognazzi: il suo primo vagito cent’anni fa, in quella Cremona famosa per il suo “Torrazzo”, i torroni, le mostarde, Stradivari; e per essere stata la città di Roberto Farinacci, uno dei “duri” del fascismo. Un giovanissimo Ugo, come molti (Giorgio Albertazzi, Walter Chiari, Dario Fo, Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno, Raimondo Vianello, per dire dei primi che vengono in mente), aderisce alla Repubblica di Salò. Capita da giovani di fare sciocchezze (spesso anche “dopo”). Certo provarlo a immaginare l’Ugo in orbace fa lo stesso effetto, comico e patetico, di Primo Arcovazzi, il protagonista de Il Federale di Luciano Salce; chissà cosa a pensa mentre gira quel film… Non solo attore. Tognazzi è stato anche non disprezzabile regista, sceneggiatore teatrale, cinematografico, televisivo. Con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, un pokerissimo del cinema italiano. Ci lascia presto: 68 anni appena…, il 27 ottobre 1990.

Giustamente lo si ricorda con Vianello, coppia di grande successo che dal 1954 al 1960 lavora per la neonata Rai Tv; e per tanti film: con Alberto Bevilacqua (La Califfa, 1971; Questa specie d’amore, 1972); con Bernardo Bertolucci ( La tragedia di un uomo ridicolo, 1981, gli vale la Palma d’Oro al Festival di Cannes). Ancora: La marcia su Roma ( 1962) di Dino Risi; il citato Il federale ( 1961) di Salce; la trilogia Amici miei ( 1975, 1982, 1985), e Il Vizietto ( 1978, 1980, 1985); Molti i film da regista: Il mantenuto, 1961; Il fischio al naso, 1966; Sissignore, 1968; Cattivi pensieri, 1976; I viaggiatori della sera, 1979). Il tanto teatro: da I Sei personaggi in cerca d’autore, a L’avaro, e M. Butterfly.

La dice lunga, sui tempi che sono appena “ieri”, la censura televisiva subita quando, il 25 giugno del 1959, con Vianello mette in burla l’incidente capitato la sera prima alla Scala di Milano, taciuto dai giornali: il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi vuol essere galante con una signora, e cade rovinosamente a terra per la sottrazione della sedia, sotto lo sguardo di un divertito Charles De Gaulle. Tognazzi e Vianello ripetono la scena in tv: Vianello toglie la sedia a Tognazzi, che cade; Vianello gli grida: ‘ Chi ti credi di essere?’. La sera stessa la trasmissione è cancellata, cacciato il direttore della sede di Milano.

Vent’anni dopo, nel 1979, Tognazzi prende parte a uno dei più clamorosi ‘ scherzi’ mediatici: si fa fotografare ammanettato da finti poliziotti. Lo sberleffo è organizzato dal settimanale satirico Il Male: tre finte edizioni de Il Giorno, La Stampa, Paese Sera, titoli cubitali annunciano l’arresto dell’attore in quanto ‘ grande vecchio’ delle Brigate Rosse. Della ‘ Direzione strategica’ fa parte anche Vianello. L’ispettore di polizia è ‘ interpretato’ da un serissimo Sergio Saviane; Vincino, geniale disegnatore morto troppo presto, è uno dei poliziotti che ‘ arrestano’ Tognazzi.

C’è poi l’intervista- sberleffo in diretta tv a un Pippo Baudo che quasi sviene: Tognazzi auspica la liberalizzazione della marijuana; denuncia lo scandalo dell’interminabile detenzione di Toni Negri; infine si pronuncia per la legalizzazione della prostituzione.

Una cosa non viene ricordata: la sua iscrizione al Partito Radicale. È il 1986. Il partito è allo stremo; chiede a chi crede nelle battaglie che conduce, di iscriversi. Accorrono dalla Francia Eugène Ionesco e Marek Halter; poi Lindsay Kemp, Michele Pantaleone, che apre una sezione radicale nella sua Villalba, cuore di una Sicilia ancora appestata di Cosa nostra; si iscrive Sandra Mondaini, che d’ufficio ‘ arruola’ il marito Vianello. Tra i tantissimi anche Tognazzi. Al riguardo, un aneddoto divertente: si iscrivono anche Vincenzo Andraous, Cesare Chiti e Giuseppe Piromalli: ergastolani che hanno praticamente infranto tutti i reati possibili contemplati nel codice penale.

Iscrizioni ‘ imbarazzanti‘ per tutti, non per Pannella che anzi le strombazza ai quattro venti. Qualche giornale pubblica la loro fotografia assieme a quella di Tognazzi; lui si adonta per l’accostamento, minaccia sfracelli, gli fai il nome di Pannella e partono raffiche di invettive e anatemi. Come finisce la storia? L’arrabbiatura dura una settimana; poi Tognazzi si ri- iscrive, con tutta la famiglia… Ecco: Tognazzi è stato anche questo.

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