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Meloni debutta a Bruxelles: scontro in Ue su Recovery e migranti

«La nostra priorità è difendere gli interessi nazionali e i confini esterni». La premier vede Ursula von der Leyen, ma sullo sfondo già si profila lo scontro con la Germania di Scholz
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Spiega di essere venuta a Bruxelles anche per dimostrare che il nuovo governo italiano non è fatto «da marziani». Ma sull’immigrazione punta i piedi: «La nostra priorità è difendere gli interessi nazionali e i confini esterni». Si dice «immigrazione» e già il nodo è reale, il problema serio. Però si intende molto di più.

Tra la nuova Germania di Scholz, molto diversa da quella di Angela Merkel, la divaricazione è a tutto campo anche se rischia di precipitare sul fronte immigrazione perché per l’italiana quello è il fianco più scoperto, il solo tema in cui non può arretrare troppo senza perdere la faccia di fronte all’elettorato di destra. A tutto vantaggio di Matteo Salvini che non aspetta altro.

La nuova premier vuole rimettere le mani nel Pnrr e non si tratta di un capriccio ma di una difficoltà enorme e reale. Quando dice che dopo l’impennata dei prezzi delle materie prime e dell’energia le gare rischiano di andare deserte, Giorgia Meloni riprende solo l’allarme lanciato da tutti i settori ancora prima della crisi del governo Draghi. La Germania è contraria. La Commissione, guidata oggi da una presidente la cui imparzialità è al di sotto di ogni sospetto, pure. L’Italia della destra, esattamente come quella di Mario Draghi, invoca una risposta comune alla crisi energetica. La Germania di Scholz, all’opposto di quella della Merkel ai tempi della crisi Covid, vuole che ognuno, nell’essenziale, faccia da sé. A tutto vantaggio di chi, come la Germania stessa, può permettersi di fare da sé.

L’Italia promette di rispettare rigorosamente le regole europee sui conti pubblici, pur ammettendo esplicitamente di considerarle sbagliate e superate. Si aspetta in cambio, potendo anche sbandierare diligenza piena e risultati ottimi nell’ultimo anno, un atteggiamento dell’Europa, se non conciliante, neppure arcigno. Il ministro dell’Economia tedesco Lindner naviga verso le sponde del rigore assoluto. Tutto questo è esplicito o quasi ma ci sono terreni di divisione e scontro che non possono essere citati, pur essendo altrettanto incisivi e forse anche di più.

La carta forte che la premier italiana gioca in Europa è l’assoluta fedeltà nel sostegno all’Ucraina, tanto più preziosa perché proveniente da una maggioranza considerata in materia ben poco affidabile. È un titolo di merito e le verrà riconosciuto, camuffando però sospetti di natura opposta a quelli ufficiali di “filoputinismo”. Fingere che “atlantismo” ed “europeismo” siano sinonimi è una bugia o almeno una mezza verità. Anche per quanto attiene alla guerra tra Russia e Ucraina. Tutti sono sinceramente schierati a favore dell’Ucraina, ma le differenze non sono solo sfumature. Diversi, a volte opposti sono gli interessi e l’atlantismo degli Usa, del Regno Unito e dei paesi europei dell’Est, guidati oggi dalla Polonia, non è l’atlantismo della Francia e soprattutto della Germania.

L’Italia di Giorgia Meloni è senz’altro più vicina al primo gruppo, sta sotto quell’ombrello a stelle e strisce molto più che non sotto quello di Bruxelles. Va da sé che alla Germania il particolare non faccia alcun piacere. Infine c’è un problema di brutale paura del contagio. Se il governo Meloni riuscirà a stabilizzarsi e a ottenere successi, in Germania se ne avvantaggerà solo una estrema destra già considerata sin troppo minacciosa.Lo scontro sull’immigrazione maschera dunque un conflitto complessivo che è latente ma non resterà tale a lungo. È già e continuerà a essere una partita per la premier italiana difficilissima, nella quale la Sorella d’Italia dovrà tenere conto dello sbilanciamento della Commissione europea a favore della posizione tedesca e imparare a muoversi e a giocare con abilità le sue carte. Sulla risposta alla crisi energetica può contare sulla posizione affine della maggioranza dei Paesi europei e soprattutto della Francia.

Nella divisione sotterranea tra iper-atlantisti ed europeisti, invece, Francia e Germania sono allineate, senza contare che gli stessi calcoli che rendono temibile un successo del governo Meloni per i vertici tedeschi valgono anche per quelli francesi.In questa partita in cui l’Italia non può che puntare a incunearsi tra i due Paesi guida dell’Unione l’immigrazione, specchio del tema più generale dei diritti civili, gioca un ruolo chiave.

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