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Ergastolo ostativo, Bruno Bossio: «Testo populista, anche il Pd ha colpe»

ergastolo ostativo
L’ex deputata dem: «Le norme sul 4 bis varate lunedì sono peggiorative, e aprono un conflitto con la Consulta e la Cedu»
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Enza Bruno Bossio, parlamentare del Partito democratico nella legislatura che si è conclusa da poco, si è sempre battuta alla Camera affinché la legge di riscrittura dell’ergastolo ostativo, cassato dalla Corte costituzionale, fosse in linea con le indicazioni date appunto dalla Consulta. Oggi commenta quanto accaduto due giorni fa in Consiglio dei Ministri.

Che cosa pensa di questo decreto legge sull’ostativo?

Il cosiddetto “ergastolo ostativo”, cioè l’ergastolo che non ammette l’accesso alla liberazione condizionale in ragione di una preclusione assoluta, una pena di morte mascherata potremmo definirlo, è per la Consulta costituzionalmente illegittimo. La Corte costituzionale ha dato tempo al Parlamento fino al 10 di maggio 2022 per riscrivere la norma, precisando che “compito di questa Corte sarà quello di verificare ex post la conformità alla Costituzione delle decisioni effettivamente assunte”. Alla Camera il provvedimento è stato approvato il 31 marzo scorso. In seguito al ritardo del Senato, la Corte ha poi spostato dal 10 maggio all’ 8 novembre la verifica di conformità costituzionale. È evidente dunque che il carattere di “urgenza” del decreto approvato in Cdm poteva essere motivato solo dalla necessità di modificare la norma attuale nella direzione indicata dalla Corte. Invece, il decreto approvato è “peggiorativo” della disciplina vigente e si pone in conflitto con il contenuto della decisione della Corte costituzionale e con quello della Commissione europea per i diritti dell’uomo.

Il presidente Meloni è orgoglioso del testo.

La presidente del Consiglio parla in coerenza con la cultura di destra e ribadisce: nessuna funzione rieducativa della pena e spregio assoluto dell’art. 27 della Costituzione. Il dato drammatico è che il Cdm a guida Fratelli d’Italia riprenda i contenuti del testo approvato dalla Camera. Un testo fortemente voluto dal M5S e dal gruppo dirigente nazionale del Pd.

Cosa vuole dire?

Si manifesta così una contraddizione evidente: come già evidenziato da alcuni di noi all’epoca, anche in quella circostanza il Pd, invece di difendere i principi costituzionali e i diritti umani fondamentali, ha preferito un posizionamento politico subalterno al populismo, come “partito d’ordine” appiattito su posizioni giustizialiste e forcaiole dell’ antimafia di maniera. Avevamo provato a modificare questa impostazione. Già nel luglio 2019 avevo depositato una proposta di legge che applicava esattamente le indicazioni della Corte costituzionale, ma questa posizione è rimasta completamente isolata, anzi mortificata dal Pd.

Meloni auspica che il testo venga “migliorato” in sede di conversione.

Ovviamente al peggio non c’è mai fine soprattutto quando ascoltiamo Meloni dichiarare che ha approvato il decreto per evitare che venga abolito uno degli istituti più importanti della lotta alla mafia che è l’ergastolo ostativo, dimostrando che non ha evidentemente capito cosa accadrà l’ 8 novembre e a quali domande il Parlamento deve dare risposte.

Come giudica la presentazione del provvedimento in conferenza stampa?

La delusione più cocente è avere ascoltato l’intervento del ministro Nordio, che ricordo era il presidente dei comitati per i 5 Sì al referendum della giustizia, e che quindi, a differenza del suo presidente del Consiglio, sa bene di cosa si sta parlando. È triste assistere che una personalità come Nordio che prima di diventare ministro, da garantista, si è sempre battuto per i diritti costituzionali, oggi si arrampichi sugli specchi spiegando che il testo del decreto è coerente con le indicazioni della Corte, dando così supporto ad una narrazione sbagliata intorno al tema dell’ergastolo ostativo.

Come giudica le reazioni da parte di Anm e Ucpi?

Mi pare che Anm non si esprima molto nel merito del decreto su l’ergastolo ostativo ma sia più interessata al rinvio della riforma Cartabia. Condivido invece pienamente il documento della giunta dell’Unione camere penali quando afferma che nel decreto approvato dal governo, l’accettazione del principio fissato dalla Corte costituisce un espediente solo formale poiché “vengono inserite tali e tante modifiche, ed introdotte tali e tante condizioni “impossibili”, da determinare un eclatante peggioramento del regime normativo, in spregio delle indicazioni del Giudice delle Leggi”.

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