lunghissimi anni in carcere. Tanti ne sono trascorsi prima che Angelo Massaro venisse riconosciuto innocente per un delitto mai commesso. Quello che lo ha visto protagonista è uno degli errori giudiziari più clamorosi nella storia dell’Italia repubblicana. Un’odissea umana che rivive attraverso un viaggio fisico ed emozionale nei luoghi che hanno fatto da cornice alla sua ingiusta detenzione, al fianco di figure chiave della sua incredibile vicenda. Parliamo del docufilm “Peso morto”, scritto e prodotto i giornalisti Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi con la loro associazione Errorigiudiziari.com. Dopo la fortunata esperienza con “Non voltarti indietro” (il primo docufilm sul fenomeno delle ingiuste detenzioni in Italia, menzione speciale ai Nastri d’Argento 2017), l’associazione Errorigiudiziari.com torna sul tema degli innocenti in manette.

L’opera è stata presentata in anteprima mondiale il 18 settembre a Milano, nell'ambito del Festival internazionale del documentario "Visioni dal mondo", ed è stato un successo: quattro minuti di applausi al termine della proiezione, seguita dal pubblico che ha riempito la sala in un silenzio partecipe, commosso, addolorato, indignato. Da poco proiettata anche al Matera Film Festival, ha appena intrapreso un percorso che la porterà nelle prossime settimane a toccare diverse località italiane (tra cui Roma, Lecce, Parma, Modena) tra festival cinematografici, proiezioni in università e altri eventi.

Come detto, è la storia giudiziaria e umana di Angelo Massaro (21 anni in carcere da innocente per un omicidio mai commesso, per colpa di un'intercettazione trascritta male e interpretata peggio), vittima di uno degli errori giudiziari più gravi della storia italiana. Come già raccontato sulle pagine de Il Dubbio, lo hanno arrestato, processato e condannato per tre gradi di giudizio per un reato che non ha mai commesso: l’omicidio di un suo amico. A febbraio del 2017, dopo aver ottenuto la revisione del processo, i giudici di Catanzaro lo hanno riconosciuto innocente. Ma prima ha trascorso la metà degli anni che ha dietro le sbarre.

La sua giovinezza l’ha passata a scontare una condanna per aver ammazzato Lorenzo Fersurella, ucciso il 22 ottobre 1995 in Puglia. Ne avrebbe dovuti scontare 24 di anni in cella, tre anni in più rispetto a quelli messi per riconoscere la propria innocenza. E tutti quegli anni in carcere li ha passati per una telefonata male interpretata dagli inquirenti. Per una consonante: gli investigatori che lo hanno intercettato hanno appuntato “muert“, che in pugliese vuol dire morto, al posto di “muers“, che significa, invece, oggetto ingombrante.

Il caso si è riaperto solo nel 2012, dopo una lunga battaglia da parte del suo legale, Salvatore Maggio. La Corte d’appello di Potenza aveva infatti negato la revisione del processo, poi concessa dalla Cassazione nel 2015. Il processo è quindi finito in Calabria, a Catanzaro, che ha ordinato l’apertura della cella dopo 21 anni trascorsi lì da innocente. «Lo stesso procuratore generale di Catanzaro ha criticato la sentenza, definendola piena zeppa di errori», ha raccontato Massaro a Simona Musco su Il Dubbio.

Il docufilm scritto dai giornalisti di Errorigiudiziari. com è diretto dal regista Francesco Del Grosso, il quale è riuscito a raccontare con eleganza, realismo e grande sensibilità, il prisma di sentimenti vissuti da Angelo Massaro: la rabbia, la frustrazione, la determinazione, il coraggio con cui ha resistito al dolore e alla sofferenza per una condanna assurda e ingiusta, che gli ha tolto ventuno anni di vita che nessuno potrà mai ridargli; la gioia e la rinascita dopo l’assoluzione che gli ha permesso di tornare dalla sua famiglia iniziando a costruire insieme una nuova quotidianità; l’orgoglio e la lotta contro i pregiudizi di coloro che continuano a fargli scontare il fatto di essere stato in carcere.