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«Noi avvocati siamo i principali anticorpi in un Paese democratico»

Nella città lombarda gli avvocati lamentano l’assenza di spazi adeguati negli uffici giudiziari
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«La nostra è una meravigliosa professione e continuerà a restare tale». Massimo Bernuzzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Pavia, è molto chiaro. Al tempo stesso con realismo osserva quanto sta accadendo nell’avvocatura, messa non sempre nelle condizioni di lavorare al meglio per via di alcuni interventi legislativi. «Fare la nostra meravigliosa professione – dice al Dubbio – è sempre più difficile per vari motivi che meriterebbero approfondimenti specifici. Partirei dalla sempre più incalzante produzione normativa alla non sempre agevole interpretazione dei relativi testi, non senza trascurare la conseguente non univocità della giurisprudenza, dall’aumento degli adempimenti posti a carico degli avvocati alla, spesso conseguente, necessità di dotarsi di strumenti, anche tecnologici, sempre più fondamentali. Il tutto aggravato dalla “madre di tutti i problemi”, a mio sommesso avviso, che è la drammatica crisi economica in cui versa il nostro Paese».

Le fasi nuove che sta vivendo il mondo legale richiedono prontezza e capacità di adattamento. Temi emersi pure durante il trentacinquesimo Congresso nazionale forense, svoltosi a Lecce nello scorso fine settimana. «È in corso – rileva il presidente Bernuzzi – una vera trasformazione, si potrebbe dire alchemica, della figura dell’avvocato. Da gestore del contenzioso a interlocutore qualificato avente il precipuo compito di risolvere il conflitto fra le parti prima di adire l’autorità giudiziaria, da difensore a insostituibile consulente e guida nei percorsi riparatori. È un processo iniziato da tempo e ormai articolato negli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, si pensi, ad esempio, alla mediazione, alla negoziazione assistita, in quelli collaterali all’amministrazione della giustizia e che avrà ulteriore impulso nell’ambito della giustizia riparativa grazie anche alle sollecitazioni in tal senso da parte delle disposizioni comunitarie e internazionali».

L’Ordine di Pavia guarda al futuro con ottimismo. Il presidente del Coa è convinto che nell’attuale contesto storico occorra stare al passo dei tempi per continuare a rappresentare un fondamentale baluardo a difesa dei diritti. «Viviamo – afferma l’avvocato Bernuzzi – un cambiamento epocale che offre nuove possibilità di lavoro, ma che richiede, da un lato, impegno, preparazione e competenza, dall’altro anche un mutamento culturale nel modo di concepire la figura dell’avvocato da parte dell’opinione pubblica. Su questo il Consiglio dell’Ordine di Pavia ha già assunto, come assumerà, iniziative importanti, ma certamente c’è molto da fare» .

Attualmente il Coa di Pavia conta 1229 iscritti. L’addio alla toga da parte degli avvocati che approdano, per esempio, alla PA è un segnale poco confortante. «L’avvocato – commenta Massimo Bernuzzi – è il principale anticorpo in un paese democratico, è quel professionista che assume la difesa dei diritti del cittadino di fronte ad un’aggressione, da chiunque posta in essere, che si assume essere illegittima. Più avvocati preparati e competenti esistono e meglio è per il cittadino. Certamente occorre garantire una selezione adeguata dei professionisti al fine di assicurare uno standard di prestazione elevato. Questo nell’interesse di tutta la collettività. E questo è il cammino ormai intrapreso da tempo dall’avvocatura».

Il Foro di Pavia è il terzo Tribunale della Corte d’Appello di Milano per numero di avvocati. La presenza femminile è prevalente: 1229 iscritti di cui 668 avvocate. Nella città lombarda gli avvocati lamentano l’assenza di spazi adeguati negli uffici giudiziari. «Il Tribunale di Pavia – conclude il presidente del Coa – ha dovuto sostenere il più corposo accorpamento di sedi giudiziarie operato a livello nazionale.

Si trova però ad occupare i medesimi spazi che occupava prima dell’accorpamento e vi è l’improcrastinabile necessità di trovare un ulteriore immobile al fine di consentire al Presidente di trasferire in tale sede alcuni uffici di cancelleria o sezioni del Tribunale. Questo libererebbe spazi nel palazzo di Giustizia e permetterebbe una più razionale e agevole distribuzione dei medesimi al Tribunale, alla Procura della Repubblica e, quel che più rileva, all’Ordine degli Avvocati. Attualmente il Coa si trova ad occupare spazi insufficienti alle proprie esigenze, aumentate anche in conseguenza degli ulteriori incombenti che le vigenti normative hanno posto a carico dell’Ordine, nonché a quelle degli avvocati e dei loro assistiti».

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