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Garantisti, manettari e grandi esclusi. Ecco le liste di Pd e M5S

Quirinale
I grillini schierano due ex pm antimafia: Scarpinato e Cafiero De Raho. I dem candidano Girasole ma escludono Lotti e Ceccanti
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Chiusa la partita della presentazione dei simboli, si è ufficialmente aperta quella delle candidature. C’è tempo fino al 22 agosto per il deposito dei nomi ma, tra indiscrezioni e presentazioni ufficiali, il quadro pian piano si sta componendo.

Nei giorni passati, su questo giornale, abbiamo spesso provato a delineare lo scenario del futuro Parlamento usando come cartina di tornasole quella del garantismo e del giustizialismo. Difficile tracciare linee nette, più facile fare la fotografia dell’oggi. In casa Movimento 5 Stelle, a poche ore dall’inizio delle Parlamentarie aperte per decidere i candidati alle elezioni, è stata resa nota la lista di 15 nominativi che, «in ragione dell’esperienza maturata e dei ruoli che hanno ricoperto o ricoprono, assicureranno quella continuità di azione e di esperienza necessaria per affrontare la nuova legislatura». Tra loro due ex magistrati di peso. Su Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo, Giuseppe Conte punta molto per mantenere al sicuro la roccaforte siciliana. Candidatura che è piaciuta molto a Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato Paolo, ucciso dalla mafia nel 1992, che su Facebook ha scritto: «È una scelta estremamente coraggiosa, come quella che lo portò a leggere il 19 luglio di qualche anno fa, in Via D’Amelio, quella lettera “Caro Paolo…” che stava per costargli la nomina a Procuratore Generale a Palermo. Partecipare ad una competizione elettorale gli porterà altri nemici, oltre ai tanti che già ha, perché questo è quello che succede in un paese dove più che i seguaci di un partito esistono i tifosi di un partito».

L’altro nome su cui puntano i pentastellati in Campania è quello di Federico Cafiero De Raho, ex pm anti camorra e già procuratore nazionale antimafia. De Raho fu colui che in commissione giustizia della Camera disse che la riforma Cartabia, soprattutto nella parte riguardante l’improcedibilità, minava «la sicurezza della democrazia». Dal centrodestra invece ancora nulla di ufficiale per le liste elettorali. Dovrebbe essere riconfermata nella Lega la senatrice e responsabile giustizia, l’avvocato Giulia Bongiorno, mentre ritorna come sempre il nome dell’ex magistrato Carlo Nordio per Fratelli D’Italia, che compare anche tra i toto nomi dei prossimi Ministri della Giustizia. Molti malumori invece all’interno del Partito Democratico, che però non avrebbe magistrati tra i candidati.

Alle 00:01 della notte tra il 15 e il 16 agosto arriva il messaggio dell’onorevole Stefano Ceccanti: «Leggo con stupore dalle agenzie che sarei candidato numero 4 al proporzionale a Firenze Pisa. La notizia è destituita di qualsiasi fondamento come ben sa il segretario Letta». Illustre costituzionalista, esperto conoscitore della macchina parlamentare, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, Ceccanti è tra gli esclusi eccellenti del Pd, insieme, ad esempio, a Roberta Pinotti e Valeria Fedeli. Invece Monica Cirinnà, paladina delle Unioni civili, che inizialmente aveva detto di rinunciare dato che le era stato assegnato un collegio difficile, ci ha poi ripensato: «Combattere come gladiatori è l’unico modo per non sfuggire alle mi responsabilità. Farò questa battaglia per salvare l’Italia da una destra oscurantista e dai fascisti».

Inizialmente si è pensato che a Ceccanti fosse stata assegnata una posizione non eleggibile perché tra i sostenitori di alcuni quesiti del referendum “giustizia giusta”, promosso da Lega e Partito Radicale. Ma poi la ricandidatura alla Camera in Calabria in una posizione molto sicura della pasionaria Enza Bruno Bossio, spesso molto distante dai diktat di partito in materia di giustizia, ha smentito la precedente ipotesi. Sempre in Calabria, tra i dem, ma nel listino proporzionale del Senato troviamo candidata come numero 2 Carolina Girasole. Lo scorso anno l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto fu assolta in via definitiva dopo 8 anni dall’accusa infamante di essere stata eletta con i voti del clan. La donna conosciuta proprio per il suo impegno antimafia rimase agli arresti in carcere e poi ai domiciliari per 168 lunghi giorni.

Ma tornando alle polemiche interne al Pd, ad alimentarle c’è l’altro grande escluso Luca Lotti, che forse ha pagato anche per la famosa cena dell’Hotel Champagne insieme a Luca Palamara: «Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle liste per le prossime elezioni politiche», ha scritto di primo mattino l’ex braccio destro di Matteo Renzi che ha poi aggiunto: «La scelta è politica, non si nasconda nessuno dietro a scuse vigliacche. Io sono abituato ad affrontare la realtà a testa alta, altrettanto faccia chi ha deciso. Aggiungo solo una riflessione. Dispiace, e non poco, scoprire che i dirigenti del mio partito abbiano abbandonato uno dei cardini della nostra identità: il garantismo».

Invece viene riconfermata la truppa che in questa legislatura ha lavorato molto in tema di giustizia e carcere: Anna Rossomando, responsabile giustizia e diritti del Pd, sarà ricandidata come capolista al Senato nel proporzionale Piemonte 1. Sempre al Senato, ma in Lombardia, viene candidato Alfredo Bazoli. Mentre capolista, ma in Umbria, sempre per Palazzo Madama sarà Walter Verini. Entrambi hanno giocato quest’anno importanti partite in Commissione Giustizia della Camera. Ricandidato anche Franco Mirabelli il quale nella legislatura appena conclusa è stato anche capogruppo del Pd in commissione parlamentare Antimafia e nella commissione Giustizia del Senato.

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