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Una cella da terzo mondo a Regina Coeli: esposto del Garante in Procura

carcere regina coeli
L’unica finestra è sigillata, il materasso è lercio e ricoperto di fogli di giornale, ci sono colonie di formiche e gravissime condizioni igieniche: ecco cosa hanno scoperto le garanti Daniela de Robert ed Emilia Rossi
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Al carcere di Regina Coeli c’è una cosiddetta cella liscia ridotta in una situazione di grave degrado. L’unica finestra presente è sigillata, creando, soprattutto in questo periodo caldo, una temperatura a dir poco insopportabile. Il lavabo colmo di acqua sporca che non scende, così come lo scarico del water non funziona creando problemi ovvi alle condizioni igieniche. Il materasso è lercio e ricoperto con fogli di giornale. Ci sono delle colonie di formiche e le pareti sono sporche di materiale organico.

Queste le condizioni rivelate il 18 luglio scorso dalla delegazione del Garante nazionale, composta da Daniela de Robert ed Emilia Rossi, componenti del Collegio dell’Autorità di garanzia, che ha effettuato una visita ad hoc alla Casa circondariale “Regina Coeli” di Roma per verificare le condizioni della Sezione VIII. Nel corso della visita, la delegazione ha verificato che la stanza numero 1 si presentava in condizioni di totale degrado strutturale, mancanza di igiene e insalubrità assoluta. Uno stato tale, così sottolinea il rapporto appena reso pubblico dal Garante nazionale delle persone private della libertà, da non consentire la permanenza di una persona senza violarne gravemente la dignità e la salute.

Un detenuto, dopo un tentativo di suicidio, vi soggiornava da tre giorni

Il rapporto rende così noto che nella stanza era presente il signor (omissis] che vi soggiornava da tre giorni, da quando cioè era stato trasferito da un’altra camera priva di suppellettili della sezione VII a seguito di un tentativo di suicidio. A tale proposito, il Garante osserva nel rapporto che desta perplessità la catalogazione nell’Applicativo degli Eventi critici di quanto avvenuto come tentativo di suicidio dato che – come scritto nell’evento (codice n. 976624) il signor si stringeva al collo un lenzuolo «in presenza del Comandante di Reparto e di un Commissario». Più che un tentativo di suicidio, secondo il Garante, l’episodio appare un gesto di protesta.

Ma quale sarebbe la finalità di questa cella? Secondo quanto riferito dalla Direzione della Casa circondariale, la stanza numero 1 comunemente chiamata dal personale “cella liscia”, è destinata alle persone sottoposte ad alta o grande sorveglianza: persone in stato di acuzie psichica o a rischio di suicidio o con comportamenti di difficile gestione per problemi di disturbi del comportamento o di disagio psico-sociale. L’assegnazione a tale stanza, non limitata ai tempi necessari alla riduzione di un episodio di acuzie, ma protratta per tutti i giorni prescritti per la sorveglianza speciale, viene disposta – secondo quanto riferito dalla Direzione – dagli psichiatri dell’Area sanitaria. «A voler anche prescindere dal rilievo che una stanza senza suppellettili possa essere adibita a collocazioni più lunghe di quelle – contenute nel massimo di poche ore – destinate a trattare casi di acuzie, le finalità di prevenzione del rischio suicidario e la prescrizione dell’assegnazione a essa proveniente da un sanitario, risultano oggettivamente e gravemente in contrasto con lo stato della stanza rilevato dalla delegazione in visita», viene osservato nel rapporto.

Il Garante ha rilevato gravi criticità igienico-sanitarie

Sotto il profilo delle condizioni materiali e igienico-sanitarie, il Garante nazionale ha constatato diverse gravi criticità. La sigillatura dell’unica finestra presente, con conseguente mancanza di passaggio di aria, che nell’attuale stagione calda, determina una temperatura oggettivamente insopportabile, nonostante l’apertura della porta blindata; il non funzionamento dello scarico del water, perdurante da giorni, che, oltre alle intuibili conseguenze igieniche, comporta la necessità per la persona che occupa la stanza di utilizzare l’acqua del lavabo per il necessario scarico del water, versandola – secondo quanto ha riferito alla delegazione – con i piatti di plastica usati dei pasti; – il malfunzionamento anche dello scarico del lavabo che si presentava, infatti, colmo di acqua sporca.

A ciò si aggiunge il materasso della branda fissata al pavimento – che costituisce l’unico elemento di arredo della stanza, priva anche di un tavolino e di uno sgabello per consumare i pasti – che si presentava lacero, consunto e sporco; la mancanza di corredo del letto, sia pure nel materiale antilesivo del tessuto-non tessuto (di cui era stato consegnato in dotazione un solo telo, ormai consunto): per procurarsi un minimo di protezione dalla sporcizia e dall’insalubrità del materasso, la persona detenuta aveva parzialmente coperto il materasso con dei fogli di giornale. Non solo. La delegazione ha rivelato la presenza di una colonna di formiche che si allungava lungo sopra il water e di formiche sparse nella stanza; le pareti imbrattate per tutta la loro estensione di macchie di varia natura, anche organica.

Per la direzione c’è la necessità di utilizzarla in funzione antisuicidaria

La delegazione ha constatato anche che i pavimenti del servizio igienico e della stanza, su cui, tra il resto, erano appoggiati – in assenza di appoggi di alcun tipo – i piatti del pasto consumato, erano ricoperti di sporcizia accumulata, evidentemente, da tempo. Nel rapporto, il Garante osserva che alle condizioni materiali osservate, poste all’immediata attenzione del personale di Polizia penitenziaria perché si attivassero almeno gli interventi di immediata necessità come la riparazione degli scarichi dei servizi igienici e la rimozione del formicaio, e a quelle ambientali e igieniche, si aggiungono le criticità della vita detentiva riportate dalla persona che occupava la stanza: nessuna uscita ai passeggi, nessun accesso alle docce nei tre giorni di permanenza trascorsi in tale stanza dalla persona al momento della visita. Nell’incontro che è seguito con la Direzione, la stessa direttrice Claudia Clementi insieme alle vicedirettrici Ida Passaretti, che aveva raggiunto la delegazione in sezione nel corso della visita, e Alessandra Bormioli, hanno espresso consapevolezza della situazione riscontrata. Hanno tuttavia affermato la necessità di utilizzare tale stanza e le altre analoghe (presenti nella sezione VII) per la mancanza di altri locali disponibili in funzione della finalità antisuicidaria cui essa è destinata e di contenimento di persone che per il loro comportamento siano incompatibili con le altre persone detenute.

Il Dap dopo la segnalazione del Garante ha disposto subito una bonifica

Il Garante nazionale, scrive nero su bianco nel rapporto, ritiene inaccettabile tale affermazione che è in contrasto con il principio n. 4 delle Regole penitenziarie europee, che stabilisce che «Le condizioni detentive che violano i diritti umani del detenuto non possono essere giustificate dalla mancanza di risorse». Esprime profonda perplessità sull’uso sistematico – a quanto riferito – di tale stanza per affrontare situazioni di fragilità psico-sociale. «Considerata la violazione di tutti i parametri di vivibilità delle stanze di pernottamento, dettati dalle norme nazionali e sovranazionali anche a tutela della dignità della persona, nel quadro degli obblighi inderogabili dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu), Il Garante nazionale ha ritenuto opportuno informare la Procura della Repubblica di Roma». Il Dap, appena ha ricevuto la segnalazione dal Garante, ha disposto subito una bonifica della cella.

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