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«Non capisco Berlusconi. La fine di questo esecutivo è opera del putinismo»

Cicchitto Berlusconi Putin
Intervista a un ex "colonnello" del Cavaliere, che critica la scelta di far cadere il Governo Draghi. «Silvio ha perso l'occasione per riaffermarsi come leader politico moderato»
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Fabrizio Cicchitto, ex colonnello berlusconiano e presidente di Riformismo& Libertà, giudica «incomprensibile» la scelta di Forza Italia di non votare la fiducia a Draghi, spiega che «un’area di centro draghista come ispirazione si può formare, anche a causa della incredibile perdita di peso per l’Italia dopo questo disastro» e sulla fine del campo largo è netto: «la razionalità vorrebbe che l’alleanza Pd- M5S sia ormai tramontata, ma tra la razionalità e la realtà, purtroppo, spesso c’è differenza».

Presidente Cicchitto, che idea si è fatto della crisi di governo?

Abbiamo assistito a un atto di assoluta follia, irrazionalità e nichilismo. In questo momento gravano una serie di questioni già di per sé terribili: la pandemia non si è risolta, la guerra è tuttora in corso, ci sono inflazione e il rischio recessione. Per questo Draghi garantiva a tutti, destra, centro e sinistra, una guida forte e sicura. E in più era un ombrello per l’Italia, nel senso che le condizioni del debito pubblico e della scarsa qualità della classe dirigente sono chiare a tutta l’Europa, che a sua volta non brilla. Un’Italia che distrugge questo ombrello perde credibilità in Europa e nel mondo.

C’è chi dice che a Mosca si festeggia: pensa anche lei che ci sia un legame tra la crisi di governo e il regime di Putin?

Se vogliamo leggerla con una qualche intonazione globale, questa crisi comporta come dato oggettivo la scomparsa dell’Italia dal quadro internazionale e il fatto che si sono mosse in modo convergente per arrivare a questo risultato tre forze fortemente indiziate dal punto di vista dello inesistente o scarso atlantismo, scarso o inesistente europeismo e significativo putinismo, la dice lunga. Vale per Conte, vale per Salvini, per il quale c’è un’intera bibliografia che prova quanto sia profondo il suo putinismo, e vale per certi aspetti anche per Berlusconi.

Proviamo ad analizzare cosa ha mosso il comportamento di questi tre leader, a partire da Conte.

Conte è una monade impazzita da parecchio tempo e per analizzare le sue mosse ci sono due ipotesi. La prima è che sia animato da un folle spirito di vendetta contro l’usurpatore Draghi, accentuata dalla frequentazione con quell’anima nera di Travaglio. La seconda ipotesi è che abbia un riferimento internazionale ben preciso, tanto che una delle prime questioni poste a Draghi riguardava le armi inviate all’Ucraina. L’unico scopo della sua politica ormai da settimane era far cadere il governo Draghi. Da un certo punto in poi il Pd non ha più controllato Conte e lui è andato in libera uscita.

Ed è stato poi accompagnato da Salvini e Berlusconi. Pensa che Salvini guadagnerà da quanto accaduto?

Salvini è mosso da avventurismo e putinismo. Ha voluto mettere di fronte a un fatto compiuto tutta la vasta area della Lega che era contrarissima alla crisi. Ha paura della Meloni, ha capito che bisognava cogliere al volo qualunque occasione per tirarsi fuori da questa situazione e Conte gli ha servito un assist formidabile. E questo dimostra la nequizia di Conte. Gli ha consentito un colpo di mano che tuttavia va contro il Nord, il mondo imprenditoriale e le associazioni di categoria.

Rimane Berlusconi, che lei conosce bene. Cosa l’ha spinto a non votare la fiducia a Draghi?

Il comportamento di Berlusconi è il meno comprensibile. Aveva una straordinaria occasione per riaffermarsi come leader politico moderato e liberale del centrodestra, bloccando Salvini e prendendo in mano la situazione. Invece si è schiacciato totalmente sulla Lega e ha determinato lo sfascio complessivo del quadro. Non esiste più il centrodestra, ci sono due destre in concorrenza più un appendice di centro opaca e che sta perdendo colpi. Si riaffacciano figure come Tremonti, che aveva un solo scopo nella vita, cioè quello di far fuori Berlusconi e prenderne il posto ma gli è andata male per una questione di sillabe: invece di Tremonti venne fuori Monti.

E così il sostegno a Draghi è arrivato soltanto da Pd più la galassia centrista. Pensa che da qui possa nascere un terzo polo in vista del voto?

Un’area di centro draghista come ispirazione si può formare, anche a causa della incredibile perdita di peso per l’Italia dopo questo disastro. Tale scenario può essere alimentato anche da figure come Gelmini, Brunetta e Carfagna, e ne possono fare parte anche i vari Toti e Quagliariello. Insomma tutta quella galassia che con Draghi al governo aveva uno spazio relativo, mentre con Draghi colpito e affondato può ergersi a paladina del draghismo. Il punto è se viene meno il complesso napoleonico tra Renzi e Calenda. Bisogna capire se, di fronte all’idea di elezioni anticipate riescono a mettersi d’accordo. Il paese è molto preoccupato, bisognerà anche vedere la reazione dei mercati e dello spread che al momento non è positiva.

Come giudica il comportamento del Pd in questa crisi e nell’ultimo periodo?

I compagni del Pd, che hanno nel loro retaggio storico un Pci esperto in vigilanza rivoluzionaria, ne hanno avuta zero. Hanno scelto come alleato fondamentale Conte, tanto che la parte più a sinistra del Pd l’aveva presentato come punto di riferimento del polo progressista. Addirittura a guai in corso Bettini è arrivato a dire che Conte ha posto seri problemi di natura sociale senza provocare la crisi di governo. Uno che dice una cosa del genere significa non solo che sta in Thailandia, ma che ci sta senza leggere i giornali o guardare le televisioni.

Ieri però Letta ha detto che il campo largo è finito. Che ne pensa?

La razionalità vorrebbe che l’ipotesi del campo largo sia ormai tramontata, ma tra la razionalità e la realtà, purtroppo, spesso c’è differenza.

 

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