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Covid: lascerà disturbi gastrointestinali a oltre 500mila italiani guariti

Esperti Sant'Orsola Bologna, 'nei prossimi anni più di mezzo mln da curare per patologie che prima non avevano'
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Milano, 17 giu. (Adnkronos Salute) – Nausea, vomito, dolori addominali. Non solo Covid, ma anche il Long Covid – la sindrome post-virus sperimentata in varie forme da molti guariti – colpisce lo stomaco e l’intestino, con sintomi persistenti a lungo termine. Li ha certificati l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna attraverso una ricerca internazionale i cui dati, “tenendo conto dei 17 milioni di persone” che si sono “ammalate di Covid-19 solo in Italia, suggeriscono che nei prossimi anni avremmo oltre mezzo milione persone da curare per patologie gastroenterologiche”. Lo studio, denominato ‘Gi-Covid19’ e promosso dalla Medicina interna e Gastroenterologia del Sant’Orsola diretta da Giovanni Barbara, ha incluso più di 2mila pazienti ricoverati per Covid in 36 centri di 12 nazioni europee.
I risultati dei dati relativi alla fase acuta – spiegano dall’ospedale bolognese – sono stati da poco pubblicati sul ‘The American Journal of Gastroenterology’. I ricercatori hanno seguito durante il ricovero e per un mese i pazienti ospedalizzati per Covid-19, evidenziando che i sintomi gastrointestinali, per esempio nausea e diarrea, si verificavano più frequentemente in questo gruppo (59,7%) rispetto al gruppo controllo (43,2%). Dopo un mese dal ricovero, i guariti da Covid continuavano a lamentare nausea. Gli autori hanno quindi concluso che l’infezione da Sars-CoV-2 può portare a disfunzioni gastrointestinali persistenti fino a un mese. Ma c’è di più, perché lo studio ha analizzato anche i pazienti a un anno dall’ospedalizzazione per Covid.
Parte dei risultati definitivi di Gi-Covid19, relativi alle valutazioni effettuate a un anno dal ricovero, sono stati presentati in anteprima a maggio negli Usa alla Digestive Disease Week. I dati indicano che, a distanza di un anno, il 3,2% dei pazienti Covid sviluppa sintomi digestivi persistenti non presenti prima dell’infezione da coronavirus, compatibili con la diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile. “Questo disturbo si caratterizza per la presenza di dolore addominale e alterazioni dell’alvo e potrebbe quindi rientrare nello spettro clinico del Long-Covid”, sottolineando i ricercatori prevedendo appunto, per il prossimo futuro, oltre 500mila ‘nuovi malati gastrointestinali” post-Covid nel nostro Paese. I risultati definitivi dello studio verranno presentati in anteprima al Congresso internazionale Ibs Days 2022 in programma dal 20 al 22 giugno a Bologna, a Palazzo Re Enzo. Epidemiologia, genetica, dieta, microbiota, infiammazione, infezione, diagnosi e terapia, elenca una nota, sono gli argomenti sui quali si confronteranno opinion leader mondiali.

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