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L’emergenza personale negli uffici giudiziari approda alla Camera

Oggi è prevista la risposta del ministero della Giustizia all’interrogazione dell’onorevole Dori (Europa Verde). Paparo (Ocf): «Nessuna riforma della giustizia è possibile con questa carenza di organico»
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Il servizio giustizia può essere garantito prima di tutto dalla presenza delle risorse umane nei Tribunali in numero adeguato. La scopertura delle piante organiche negli uffici giudiziari, che ha portato a situazioni di grande sofferenza, si pensi, per esempio, a quanto accade a Tivoli, Prato, Napoli Nord, Roma e Nocera Inferiore, verrà affrontata oggi alla Camera, dove è prevista la risposta del ministero della Giustizia all’interrogazione dell’onorevole Devis Dori (Europa Verde).

«Qualsiasi riforma della Giustizia – dice al Dubbio Dori – risulterà totalmente inefficace se i nostri Tribunali non dispongono di sufficiente personale. Le gravissime scoperture di personale accomunano tutti i Tribunali italiani e minano alla radice il diritto dei cittadini a veder garantiti in tempi congrui i propri diritti. Per questo motivo da mesi sollecito il ministero della Giustizia ad intervenire per trovare soluzioni rapide, perché il sistema giudiziario è già al collasso da tempo, anche se qualcuno non ne vuol prendere atto, con scoperture che per alcune figure professionali in alcuni Tribunali arrivano al novanta per cento».

Da mesi l’onorevole Dori porta all’attenzione del Parlamento l’esigenza di incrementare il personale degli uffici giudiziari. «Il nuovo piano dei fabbisogni – evidenzia – in realtà non esiste perché l’ultimo predisposto è relativo al triennio 2019-2021, ma, soprattutto, pare che le assunzioni siano vincolate alla conclusione del contratto collettivo nazionale. Come a dire: se non si assume è colpa della mancata conclusione del nuovo Ccnl». A livello normativo nel frattempo è stato eliminato il “Piano triennale dei fabbisogni”, sostituito da un nuovo strumento, il cosiddetto Piao (Piano integrato di attività e di organizzazione), introdotto dal decreto legge Reclutamento (dl 80/2021).

«Il termine inizialmente previsto per l’adozione del Piao – aggiunge Dori – era il 31 gennaio 2022, è stato prorogato al 30 aprile 2022 dal Milleproroghe e poi ancora al 30 giugno prossimo dal Dl Pnrr bis. Con il rischio concreto di nuovi rinvii. Per questo motivo ho deciso di incalzare nuovamente il ministero della Giustizia sulla problematica delle scoperture. Mi auguro pertanto che il Piao preveda l’immediata immissione del maggior numero di personale nei nostri Tribunali. Siamo a un punto di non ritorno. Non c’è tempo da perdere. Occorrono subito gli scorrimenti di graduatorie, le assunzioni dei vincitori dei concorsi e la trasformazione dei contratti a tempo determinato in indeterminato. Stop anche alla soppressione dei Tribunali, come quelli di Lipari, Ischia e Isola d’Elba, che sono presidii di legalità e che devono vivere all’interno dei territori. Dobbiamo valorizzare le competenze professionali acquisite, dare certezze ai lavoratori in modo che possano guardare con serenità al loro futuro. Solo così potremo salvare il comparto giustizia».

Sulla carenza del personale amministrativo interviene anche l’avvocato Sergio Paparo, coordinatore dell’Organismo congressuale forense (Ocf). «Nessuna seria riforma della giustizia – afferma – può raggiungere i suoi obiettivi se esistono croniche ed ingenti carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari. Né ci si può aspettare che tutti i problemi siano risolti dall’Ufficio per il processo, i cui addetti sono peraltro assunti a tempo determinato. Ci aspettiamo, quindi, che il ministero risolva celermente le scoperture di organico con la conclusione delle procedure in atto, scorrimenti delle graduatorie attive ed eventualmente con nuovi concorsi».

Pochi giorni fa il presidente del Coa di Roma, Antonino Galletti, ha lanciato l’allarme sulla situazione che si vive nel Tribunale più grande d’Italia (uno dei più grandi d’Europa). «La carenza d’organico – commenta – è un problema atavico della giustizia italiana che a Roma, in particolare, come Consiglio dell’Ordine, abbiamo denunciato più volte. Purtroppo invano».

Galletti da molto tempo pone all’attenzione delle istituzioni competenti, la gravità della questione e ricorda che tanti appelli sono rimasti inascoltati: «Era il gennaio 2020 quando all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte d’appello avvertivo che su una pianta organica di 1202 persone nel Tribunale di Roma mancavano all’epoca ben 412 unità di personale. Una carenza all’incirca del 30%. All’epoca dissi che in condizioni simili il sistema non poteva funzionare. Una vera emergenza intorno alla quale si trovano d’accordo tutti gli operatori della Giustizia. Dissi pure che non c’era tempo per attendere i concorsi e le assunzioni annunciate dal ministero, che occorreva un intervento immediato per rilanciare la giurisdizione nel tribunale più grande d’Europa per evitare di diventare il fanalino di coda del sistema, nonostante lo sforzo costante di tutti».

A distanza di due anni e mezzo, però, la situazione non è migliorata. «Anzi – conclude il presidente del Coa capitolino -, è addirittura peggiorata con i dati che abbiamo diffuso recentemente ed una condizione di grave inefficienza che è sotto gli occhi di tutti e che va a colpire i cittadini quali utenti della giustizia, gli avvocati e gli stessi operatori, giudici e personale amministrativo, costretti a lavorare male. A Roma gli avvocati contribuiscono di tasca propria per fornire personale al Tribunale ed impedire il blocco del sistema. Ma chiaramente questa situazione non può continuare per sempre. Quando la malattia da acuta diventa cronica, alla fine il paziente, cioè la giustizia, inevitabilmente soccombe».

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