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Sanità: salute mentale ‘cenerentola’, meno centri e solo 3,3 psicologi per 100mila abitanti

Il rapporto di Cittadinanzattiva
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Roma, 5 mag. (Adnkronos Salute)() – La salute mentale resta la ‘cenerentola’ del Ssn. “Da tempo trascurata e sotto finanziata dai Governi di tutto il mondo, ha ricevuto il colpo di grazia con la pandemia e il Pnrr vi dedica poca attenzione. Con il paradosso che, proprio quando i disturbi mentali aumentano (e in Italia a farne le spese sono più che in passato i giovani tra i 18 e i 34 anni), i servizi sanitari a loro dedicati diminuiscono”. Questa l’analisi del “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, presentato oggi da Cittadinanzattiva.
Le problematiche segnalate dai cittadini al Pit Salute in tema di salute mentale, il 12,8% delle segnalazioni nell’ambito dell’assistenza territoriale, narrano della “disperazione per la gestione di una situazione ormai diventata insostenibile a livello familiare (28%), della protesta per la scarsa qualità dell’assistenza fornita dai Dipartimenti di salute mentale (24%), delle difficoltà di accesso alle cure pubbliche (20%), nell’incapacità di gestire gli effetti collaterali delle cure farmacologiche (12%), nello strazio legato alle procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio (8%)”.
In Italia si contano 126 Dipartimenti per la salute mentale (Dsm) e 1.299 strutture territoriali: per 100mila abitanti, è la Toscana a registrare il valore più alto (7,5 strutture), seguita da Valle d’Aosta (5,7) e Veneto (4,4). Ben 15 le regioni che presentano valori inferiori alla media nazionale, pari a 2,6. Per quanto riguarda il personale, la Liguria con 13,8 presenta il miglior rapporto medici/abitanti, seguita da Toscana e Pa di Trento (12,8 ciascuno). Sono ben 13 le regioni che presentano dati inferiori alla media nazionale, che si attesta a 9. La maglia nera a Veneto (5,9) e Marche (6). Analogamente, il miglior rapporto psicologi/abitanti lo si registra in Valle d’Aosta (16), seguita da Pa di Trento (10,6), mentre agli agli antipodi Basilicata (0,9) e Piemonte (1,3). La media nazionale è di soli 3,3 psicologi ogni 100mila abitanti.

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