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Morte di David Rossi, il pm si scaglia contro il carabiniere: «Aglieco non dice il vero»

David Rossi
L'ex magistrato di Siena Aldo Natalini ascoltato dalla commissione che indaga sulla morte di David Rossi. «Non resse la pressione e si suicidò: i suoi gesti autolesivi sono tema pacifico»
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Fa scudo all’inchiesta su Mps e smonta presunte nuove piste omicidiarie: Aldo Natalini, oggi magistrato al Massimario della Cassazione ma dal 2011 al 2018 sostituto di prima nomina alla procura di Siena, in audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi traccia linee precise: Rossi era sotto pressione, anche mediatica, e si ammazzò dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni.

Natalini era nel pool, fu lui a farlo perquisire a caccia di corrispondenza con Giuseppe Mussari che, tra i due, era il solo indagato. Natalini rivendica l’impegno della procura: «Non fummo indolenti, investigammo su tutti i settori di Siena, dalla banca al Palio». E respinge le affermazioni dell’ufficiale dei carabinieri Pasquale Aglieco su presunte alterazioni della scena criminis. «Escludo con certezza che la sera del 6 marzo 2013 io sia stato chiamato dal colonnello Aglieco» comandante provinciale dell’Arma all’epoca «per dirmi della morte di Rossi. Invece venni avvisato dal collega Nastasi», dice Natalini. «Non ero io il pm di turno», aggiunge ma «fu deciso di coadiuvare, io e Nicola Marini, Antonino Nastasi a Rocca Salimbeni, dovevamo stare là – spiega – per capire eventuali collegamenti tra il decesso e le nostre indagini».

«Ci fu un primo sopralluogo per escludere l’azione violenta di terzi» ma Aglieco non era nella stanza: «c’ero io con Nastasi e Marini e c’era un carabiniere, il luogotenente Cardiello comandante di Siena Centro, ma non altri. Marini entrò in stanza qualche minuto dopo di noi». Dice Natalini smentendo l’ufficiale: «Nessuno si sedette sulla sedia di Rossi», «non ci furono spostamenti di oggetti, né la sedia, né la sua giacca, né il cestino, né altre cose», «la finestra era aperta e nessuno la chiuse. La luce era accesa».

Alla telefonata dell’onorevole Santanché al cellulare di Rossi «il collega Nastasi non rispose altrimenti ciò mi avrebbe colpito e me lo ricorderei». Niente caos, neanche quando il luogotenente (secondo Natalini forse su indicazione di Marini) andò a cercare nel cestino e trovò tre bigliettini scritti “di addio£ accartocciati e fazzoletti con sangue «ma non abbastanza evidente, dall’esterno del cestino non si vedeva il sangue». «Il cestino comunque non fu rovesciato sul tavolo come dice il colonnello Aglieco». Nelle due ore di audizione poi sospesa, Natalini ha sottolineato che Rossi «non era indagato, mai è stato iscritto, non c’era nessun elemento né furono chieste intercettazioni», inoltre «non è mai stato ritenuto meritevole di audizione da parte nostra», «lo sentì solo la guardia di finanza».

Tuttavia l’ufficio comunicazione di Mps diretto da Rossi era di interesse investigativo. «C’era il tema di come la banca avesse comunicato Antonveneta e “Fresh“, c’era un tema di aggiotaggio da approfondire, l’ufficio comunicazione, non Rossi, era di interesse: in banca cercavamo agende, relazioni, contratti, rapporti con Nomura, rapporti fra Mps e Santander. Da Rossi cercavamo corrispondenza con Giuseppe Mussari, lui sì che era indagato».

La prima volta Rossi fu perquisito nel maggio 2012 ma il dramma sarà più là nel tempo quando sui giornali escono Alexandria e Santorini, mentre le dimissioni nel gennaio 2013 di Mussari dall’Abi determinarono attenzione spasmodica dei media. Rossi verrà di nuovo perquisito nel «troncone detto della “banda del 5%”, c’è stata pure fuga di notizie sull’azione di responsabilità» ai vertici. Secondo Natalini, David Rossi non resse la pressione e si uccise, «i suoi gesti autolesivi sono tema pacifico». (ANSA).

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