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Papa Francesco ai detenuti: «Non può esserci condanna senza speranza»

«Senza una rivoluzione della tenerezza rischiamo di rimanere imprigionati in una giustizia che non permette di rialzarsi facilmente e che confonde la redenzione con la punizione»
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«Senza una rivoluzione della tenerezza rischiamo di rimanere imprigionati in una giustizia che non permette di rialzarsi facilmente e che confonde la redenzione con la punizione. Oggi voglio ricordare i nostri fratelli e le nostre sorelle carcerati. È giusto che chi ha sbagliato paghi per il proprio errore ma altrettanto giusto che chi ha sbagliato possa redimersi. Non può esserci condanna senza una finestra di speranza». A dirlo è Papa Francesco durante l’udienza generale del mercoledì in cui ha continuato il ciclo di catechesi su San Giuseppe, sul tema della tenerezza del padre.

Prendendo spunto dalla parabola del Padre misericordioso, il Pontefice ha ricordato in modo particolare i «i carcerati» e ha invitato a pregare «per loro perché trovino in quella finestra di speranza una via di uscita verso una vita migliore». «Molte parabole hanno come protagonista la figura di un padre – ha spiegato Papa Francesco – Tra le più famose c’è sicuramente quella del Padre misericordioso, raccontata dall’evangelista Luca. Proprio in questa parabola si sottolinea, oltre all’esperienza del peccato e del perdono, anche il modo in cui il perdono giunge alla persona che ha sbagliato». «Il testo dice così: “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” – ha continuato il pontefice – Il figlio si aspettava una punizione, una giustizia che al massimo gli avrebbe potuto dare il posto di uno dei servi, ma si ritrova avvolto dall’abbraccio del padre. La tenerezza è qualcosa di più grande della logica del mondo. È un modo inaspettato di fare giustizia».

Papa Francesco ha ricordato che «Dio non è spaventato dai nostri peccati, dai nostri errori, dalle nostre cadute, ma è spaventato dalla chiusura del nostro cuore, dalla nostra mancanza di fede nel suo amore. C’è una grande tenerezza nell’esperienza dell’amore di Dio. Ed è bello pensare che il primo a trasmettere a Gesù questa realtà sia stato proprio Giuseppe. Infatti le cose di Dio ci giungono sempre attraverso la mediazione di esperienze umane».

 

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