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Meloni chiude Atreju: «Adesso un patriota al Quirinale»

La leader di FdI nell'ultimo giorno della convention: «Non accetteremo compromessi, lavoreremo per la madre di tutte le riforme: la repubblica presidenziale»
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«La pacchia è finita, alle prossime elezioni del Quirinale il centrodestra ha i numeri per essere determinante e noi vogliamo un presidente eletto per fare gli interessi nazionali e non del Pd». Finale col botto per Giorgia Meloni, che chiude Atreju scoprendo le carte sul Colle. «Non accetteremo compromessi – assicura – al Quirinale vogliamo un patriota. Dobbiamo batterci per conservare e difendere la nostra sovranità nazionale».

«Vogliamo lavorare per la madre di tutte le riforme: uscire dal pantano della Repubblica Parlamentare ed entrare nella repubblica Presidenziale», incalza Meloni nel suo intervento all’ultima giornata della tradizionale convention romana del partito. «Non mi stupisce che da questo palco si sia detto contrario Giuseppe Conte – dice – e non mi stupisce che si sia detto contrario il Partito democratico, un partito che da dieci anni sta al governo senza aver vinto le elezioni». «Noi vogliamo conservare il sogno di una Europa come destino comune, che va oltre ogni ideologia e interesse, l’Europa culla della cristianità. E l’unico modo è il modello confederale. Un modello nel quale la sovranità rimane agli stati nazionali che scelgono di collaborare su alcune grandi materie». «Io cerco un capo dello Stato gradito agli italiani, non ai francesi, come dice la sinistra, il Pd. Hanno favorito la svendita ai francesi, hanno svenduto le telecomunicazioni, la Fiat, la Borsa, sono tutte aziende finite in mano francesi», prosegue Meloni. «Palazzo Chigi è l’ufficio Stampa dell’Eliseo, Letta è il suo Rocco Casalino», accusa la leader di Fdi.

Per la quale la priorità è «conservare la nostra libertà» e «batterci» per garantirla «anche in epoca di pandemia». A differenza di quanto avrebbe fatto Draghi che «ha utilizzato pandemia per limitare a suo piacimento libertà di italiani, è un fatto». «Leggo che Mario Draghi starebbe meditando di mantenere le norme anti covid senza prorogare lo stato d’Emerganza – dice – Quindi si poteva fare, come diceva FdI. Non si è fatto perché la sinistra ha voluto ridurre a suo piacimento le libertà degli italiani». «Ci danno dei No vax. Siamo gli unici No Vax vaccinati al mondo. Ci hanno dato dei No vax perché abbiamo fatto delle domande», accusa Meloni. «Prima dose, seconda dose, terza dose, fine dose mai… Perché non si può parlare di una cura per il Covid? Perché il governo non ci mette la faccia dichiarando di essere pronto a indennizzare qualsiasi italiano dovesse avere problemi col vaccino? Dopo due anni dobbiamo essere in grado di combattere il Covid e la pandemia ripristinando i diritti democratici: lo stato di emergenza non si può prorogare».

Quindi un passaggio «sulla morte del povero David Rossi», sulla quale «si addensano nuove ombre. Siamo stato noi a chiedere la commissione d’inchiesta, e non ci fermeremo finché non verrà furi tutta la verità», promette Meloni. Che poi passa alla vicenda che nelle ultime ore ha travolto il Viminale, dopo le dimissioni dell’ex prefetto Michele di Bari.  «Perché Luciana Lamorgese è ancora al suo posto? Perché? Mentre il ministro Lamorgese fa entrare decine di migliaia di migranti, due giorni fa si dimette il responsabile del Viminale sull’immigrazione perché la moglie è stata indagata in una inchiesta sul caporalato. È questa la vostra solidarietà? Fare entrare migliaia di immigrati per poi sfruttarli come gli schiavi nelle piantagioni di cotone. D’altra parte, negli stati Uniti erano i democratici a difendere lo schiavismo, mentre i repubblicani vi si opponevano. Tutto torna».

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