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La coop “AltraCittà” di Padova vittima di un processo mediatico

Un socio della cooperativa "AltraCittà" che lavora nel carcere Due palazzi di Padova è indagato, ma per la stampa locale è gia colpevole
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In questi giorni i giornali locali di Padova hanno parlato della cooperativa Sociale “AltraCittà” e di un loro socio e dipendente ex detenuto, Altin Sulo, in modo che ha prodotto grosso sgomento ai rappresentanti di una cooperativa, fiore all’occhiello del carcere Due Palazzi di Padova.

Il socio lavoratore della cooperativa “AltraCittà” è solo indagato

«Allo stato attuale, Altin Sulo è indagato. Non c’è al momento né una richiesta di rinvio a giudizio, né un rinvio a giudizio, né tantomeno una condanna. Mentre chi legge ha l’impressione che Sulo sia colpevole», si legge nel comunicato della cooperativa sottoscritto dal legale rappresentate e dal consiglio di amministrazione Rossella Favero, Giovanni Todesco, Valentina Michelotto, Valentina Franceschini, Stefano Carnoli e Sabina Riolfo.

I soci della cooperativa “AltraCittà” lamentano il trattamento ricevuto dai media

I rappresentanti di “AltraCittà”, sottolineano che l’informazione su questi temi non faccia chiarezza in chi legge circa le differenze esistenti tra indagine/indagato, richiesta di rinvio a giudizio, rinvio a giudizio, condanna/condannato. «E invece – prosegue il comunicato – la sua vita viene messa in piazza senza alcun rispetto: si parla della precedente condanna per la quale ha pagato per intero il suo debito con la giustizia e la società; inoltre del suo stipendio, del suo ruolo nel nostro negozio (ma perché nessuno ci ha chiesto conferma di queste notizie, davvero imprecise? quali sono le fonti di queste informazioni?)».

Il 14 dicembre entrerò in vigore  il Decreto legislativo che recepisce la normativa europea sulla presunzione di innocenza

I rappresentanti della cooperativa “AltraCittà” sottolineano che non sta a loro giudicare dell’innocenza o della colpevolezza di Altin Sulo, ma nel contempo sono convinti che abbia diritto come ogni persona al rispetto e che la presunzione d’innocenza sia un pilastro della democrazia e valga per tutti, indipendentemente dalle storie personali. Ricordano che in giorni recentissimi è stato approvato il Decreto legislativo che recepisce la normativa europea sulla presunzione di innocenza. Entrerà in vigore il 14 dicembre.

Proprio in questi giorni sul quotidiano Il Foglio la ministra Cartabia rispondeva a chi la intervistava sul “processo mediatico” come male del nostro Paese: «… il solo fatto di una notizia di indagini, oppure che siano stati aperti determinati filoni di inchiesta, se viene immediatamente proposto sulla stampa come se si fosse già individuato l’esito di quel processo, può pregiudicare nei fatti quel principio che noi vogliamo garantire, cioè il fatto che la persona non è considerata colpevole fino alla fine della sentenza di condanna. Se posto male dal punto di vista mediatico, il processo può arrecare un danno alla reputazione – e quindi anche a tutta la vita professionale, alla vita di una persona o alle sue attività economiche – pressoché irreversibile».

Ed è esattamente questo, secondo cooperativa, sta accadendo. Scrivono nel comunicato che si sta attuando «un danno alla persona, alla sua storia, alla sua professionalità, e un danno alla nostra cooperativa, al nostro impegno di decenni ispirato all’art. 27 della Costituzione; in una fase in cui la persona è nella condizione di indagato, e non di colpevole». Infine concludono: «A chi sono utili notizie così confuse e imprecise? Ma davvero si può definire fare informazione parlare di una persona sottoposta a una indagine in questo modo?».

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